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Sardegna

text by Francesca Lombardi

August 27, 2026

Laura Mendelson e la Sardegna

Dopo anni nell’alta ospitalità internazionale, Laura Mendelson ha scelto la Sardegna per creare esperienze tra vino, yoga, natura, gastronomia e tradizioni locali

A Laura Mendelson piacciono le sincrasi, ma ancora di più ama il sapore autentico di una seadas fatta a mano, il profumo di una erba selvatica, quel verde unico del mare… Sommelier e namasté. Healing e holiday: con le sue pagine sommaste.it e healidayretreats.com ti porta con sé in piccoli tour fatti di questa quotidianità unica e speciale, che lei per prima ha scoperto dopo anni all’estero, nell’alta ospitalità: una vecchia cucina, un mercato rionale, una cena in riva al mare. Per costruire ricordi indelebili.

Laura Mendelson

Cosa ti ha insegnato l’ospitalità di lusso e quali aspetti ha scelto, di ripensare nel tuo percorso successivo?

Ricordo che quando ho iniziato, ho letto un libro di César Ritz, fondatore del Ritz-Carlton. La sua filosofia era incentrata sul vedere tutto senza farsi notare, anticipare i bisogni prima ancora che venissero espressi… senza mai dare nulla per scontato. È stata una vera e propria lezione di eleganza, stravaganza e di come far sentire le persone davvero coccolate. Ho messo in pratica questa filosofia: dal momento in cui un ospite arrivava, la mia missione era farlo sentire come se fosse entrato in un mondo perfetto. Nel corso degli anni, ho visto cambiare la definizione di lusso. Un tempo significava opulenza, ora è qualcosa di completamente diverso: il lusso è Semplicità. Autenticità. Genuinità. Natura... e la Sardegna ne è ricca. È qui che entro in gioco io. Faccio da ponte per mettere in contatto i viaggiatori con esperienze autentiche, con l’anima dell’isola che è un soffio potente come il Maestrale che soffia sulla costa.

In che modo la Sardegna ha trasformato il tuo rapporto con il tempo, il lavoro e il benessere?

La Sardegna ha silenziosamente smantellato tutto ciò che pensavo di sapere su come dovesse essere la vita. Prima, il tempo era qualcosa da inseguire. Ora, è qualcosa da assaporare. Anche il lavoro è cambiato. Amo profondamente ciò che faccio, tanto che faccio fatica a definirlo lavoro. Ormai fa semplicemente parte della mia vita quotidiana, intessuto in ogni cosa. Organizzo ritiri, sì, ma vivo anche semplicemente qui. Le due cose non sono separate. Inoltre, qui nulla è affrettato, ma in qualche modo tutto viene sempre fatto. È lo stile sardo. C’è un’efficienza serena nella vita qui che non ho mai sperimentato negli Stati Uniti. Le cose accadono quando devono accadere, e c’è sempre tempo per ciò che conta. E il benessere? Ha smesso di essere una questione di disciplina ed è diventato una questione di gioia. Mangiare bene qui non è un compito ingrato. È un piacere. Il movimento non è una punizione. È una passeggiata al mercato o una nuotata in mare.

Come riesci a bilanciare piacere, disciplina e consapevolezza tra vino, yoga, spiritualità e ospitalità?

Ho smesso di cercare di separarli. Il vino è piacere, ma è anche disciplina: gli anni di studio, le note di degustazione, il rispetto per la tradizione. Lo yoga è un ritorno a noi stessi, alla nostra spiritualità, alla ricerca della calma. E l’ospitalità è il filo che intreccia tutto insieme. Non credo più nei confini rigidi. I miei ritiri riflettono questo mio modo di vedere le cose. Degustiamo il vino con intenzione, ci muoviamo con consapevolezza, mangiamo con gratitudine. È tutto collegato. L’equilibrio nasce dal vivere pienamente ogni momento e dal fidarsi che i pezzi si incastrino naturalmente.

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