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6 Ottobre 2026

Giovanni Scapagnini, scienziato con un lungo percorso negli Stati Uniti ci parla di longevità e alimentazione

Uno dei massimi esperti nello studio del rapporto tra nutrizione, cervello e prevenzione a Porto Cervo per il Longevity Fest 2026

Neuroscienziato di fama internazionale con un lungo percorso di ricerca negli USA presso prestigiosi istituti come il Rockefeller Neuroscience Institute e i National Institutes of Health, Giovanni Scapagnini è Professore di Biochimica e Biologia Molecolare presso il Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute dell’Università degli Studi del Molise e Vicepresidente della Società Italiana di Nutraceutica e tra i massimi esperti nello studio del rapporto tra nutrizione, cervello e prevenzione. Ospite e relatore del Longevity Fest Costa Smeralda, l'appuntamento dedicato alla cultura della longevità che ha riunito a Porto Cervo medici, ricercatori, accademici, innovatori e divulgatori per discutere le nuove frontiere della salute, della prevenzione e dell'invecchiamento attivo, Scapagnini ha esposto il suo concetto di longevità, che racchiude piccoli e apparentemente semplici consigli. Ideato e diretto dal regista Pietro Mereu, il Festival è uno degli appuntamenti delle Longevity Weeks Costa Smeralda 2026, manifestazione promossa dal Consorzio Costa Smeralda con la partnership di Smeralda Holding, che animerà il territorio con un ricco calendario di eventi sportivi e attività olistiche fino all’11 ottobre.

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“Dovremmo prescrivere con una ricetta medica bianca un paio d’ore a settimana con delle buone amicizie”, afferma ironico, ma neanche troppo Scampagnini, perché per lui le relazioni umane e i rapporti sociali privi di negatività, sono un ottimo elisir di buona salute.

La parola longevità è diventata oggi un termine di cui spesso si abusa, traslato velocemente dal mondo della ricerca scientifica a quello del marketing. Cosa è per lei la longevità?

“Diciamo che siamo a metà strada, si sta creando una dicotomia. Io che sono un ricercatore, oltre che essere un medico, vivo il tema della longevità con un certo imbarazzo, ma proprio da un punto di vista semantico, nel senso che 30 anni fa abbiamo iniziato a parlarne in maniera molto orgogliosa, come di un concetto nuovo di trasferimento potenziale all'umanità. Oggi è molto inflazionato, è un ‘prezzemolino’ che viene venduto anche al supermercato. Questo svaluta un po' quello che c'è dietro realmente in termini di ricerca, come la comprensione dell'invecchiamento, dei meccanismi alla base dell'invecchiamento e la possibilità di intervento su quello che è il vero problema, cioè ridurre le malattie collegate all'invecchiamento”.

Vivere più a lungo sì, ma in buono stato di salute. Questa è la cosa più importante per lei?

Allungare la vita sicuramente è una cosa molto interessante, ma evidentemente il vero tema è aumentare la vita in salute, quindi ridurre al massimo il problema dell'impatto delle malattie sta diventando un qualcosa di sempre più controllabile, almeno sulla carta. Moltissime delle cose che conoscevamo le stiamo provando a trasferire sulla collettività con strategie di prevenzione che sono la vera base di una sostenibilità collettiva. Purtroppo la longevità è diventata paradossalmente anche una causa dello stress. Penso all’incredibile periodo del lockdown che ha scatenato una sorta di psicosi nei confronti della salute generale, trasformata quasi in un bene di lusso. Trasferire il concetto di longevità in un bene di lusso ha un grande significato in alcuni contesti, ma rischia di diventare invece molto squalificante su quello che è il vero obiettivo, cioè portare salute al mondo.

A che punto è la scienza riguardo il tema della Longevity?

“Siamo a metà strada: la scienza sta scoprendo sempre meglio i meccanismi alla base dell'invecchiamento. Molte possibilità di intervento stanno diventando realmente fruibili. Quello che viene promesso è spesso collegato a un marketing che mira fondamentalmente ad estrarre un mercato molto disponibile in termini di spesa e in quel caso spesso le promesse restano un po' disattese, nel senso che io non posso dirvi oggi abbiamo una soluzione all’invecchiamento. Possiamo mettere delle pezze, ma sono pezze che conoscevamo anche anni fa che adesso vengono vendute in maniera un po' più contestualizzata. Oggi far guadagnare una fetta maggiore di anni di salute alla collettività è qualcosa di sempre più possibile, però richiede un minimo di umiltà e di cambio di passo rispetto a quello che è la divulgazione”.

La Sardegna è terra di longevità, inserita all’interno delle Blue Zone del mondo. Crede che ci sia stato un qualcosa di specifico in questa isola che la accomuna alle altre zone dei centenari?

“Credo che la cosa che impatta maggiormente sull'invecchiamento sia la nostra capacità di gestire le nostre ansie. Quando l'invecchiamento diventa essa stessa un'ansia, probabilmente è molto difficile uscire fuori dal loop. Avete mai visto un centenario che si era preoccupato di diventare centenario? Ci è arrivato per motivi che non dipendevano dalla sua scelta. L'allentamento delle ansie, la qualità delle relazioni, il kilometro 0, cioè legarsi al proprio territorio in una logica di alimentazione sana intesa non come psicosi dell’elemento salubre tecnologico, ma proprio di un cibo molto più legato alla natura e al territorio. Questo credo che sia il vero segreto delle Blue Zone, come anche sicuramente l'attività all'aria aperta. La verità è che nelle Zone Blu nessuno è mai stato in palestra, questo perché l'attività all'aperto vale probabilmente molto di più che un'ora in palestra. La Sardegna, così come anche negli anni precedenti abbiamo visto Costa Rica, Okinawa, zone lontanissime l'una dall'altra, hanno in comune proprio questi aspetti: poca tensione in termini di preoccupazione dell'esistenza, un po' di alleggerimento su quella che è l'ansia della longevità, molta vita all'aperto e un riscoprire i ritmi della natura. Sembra una banalità, ma oggi è diventato il vero lusso”.

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