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Maria Lai. Lente sul mondo
19 Febbraio 2020

Maria Lai. Lente sul mondo



«Ulassai è una metafora straordinaria, perché è minacciata da frane, come il mondo» – Maria Lai




La Stazione dell’Arte di Ulassai, nel cuore dell’Ogliastra, in Sardegna, è il museo d’arte contemporanea dedicato a Maria Lai che custodisce la più importante e completa collezione pubblica della sua opera. Con la mostra Maria Lai. Lente sul mondo, il museo indaga alcune tematiche per lei centrali, come il rapporto fra arte, comunità e paesaggio.



Istituito nel 2006 dall’artista, attraverso una donazione di oltre centocinquanta opere al Comune di Ulassai, il museo presenta un percorso artistico alla scoperta del mondo unico e magico che ha sempre animato l’immaginario creativo dell’artista. Curata da Davide Mariani, direttore del museo, la mostra nasce con l’intento di mettere in evidenza l’attitudine dell’artista a riflettere su macrocosmi a partire da microcosmi, facendo di Ulassai, il suo paese natale costantemente minacciato da frane, una metafora del mondo.



“Ulassai è una metafora straordinaria, perché è minacciata da frane, come il mondo”, così diceva Maria Lai. “Allora si parlava della bomba atomica… frane universali. E poi questo nastro che arriva… ma che vuol dire un nastro? Non vuol dire niente, non sostiene… però lì, nella storia, nella leggenda, si dice che quel nastro abbia dato una direzione di salvezza. E allora tutto il paese faccia quest’opera, dia un’immagine del mondo nuova e dell’arte. Perché l’arte è come quel nastro, bella da vedersi ma è soprattutto direzione di salvezza”.



La mostra Maria Lai. Lente sul mondo si compone di oltre venti opere appartenenti alla collezione del Museo Stazione dell’Arte, di cui alcune esposte per la prima volta al pubblico. La mostra indaga in maniera sistematica l’ambizione di Maria Lai di trovare un linguaggio universale, tensione imprescindibile degli ultimi trent’anni del suo percorso d’arte.




A partire dalla serie La rupe (2002), in cui grazie a un efficace, quanto essenziale, collage di carte strappate restituisce l’immagine dei tacchi che coronano Ulassai, il suo paese natale, da sempre fonte di ispirazione e universo creativo, la mostra alterna visioni scaturite da un’esperienza quotidiana, riconducibile al quel microcosmo che ha segnato la sua infanzia, come Paesaggio (1947), in cui modella con la ceramica un paesaggio roccioso, memore degli insegnamenti di Arturo Martini, che ritorneranno anche nell’opera Ovile (1994), una mattonella in marmo sulla quale applica una scultura in terracotta smaltata con le stesse cromie, ad altre di natura universale che invece hanno caratterizzato quel sentimento maturato nel tempo di Ansia d’infinito, come in Andende Andende (1995/2004) e Un pezzo caduto di cielo (2003), in cui il rapporto dell’uomo con lo spazio viene esplicitato attraverso la sabbia, le pietre, gli spaghi e la polvere d’argento.



È in questo modo che dal microcosmo di Ulassai il suo linguaggio poetico si snoda seguendo traiettorie comunicative differenti: “da lontanissimo e da vicinissimo”, due facce della stessa medaglia, in cui il rapporto con l’io si estende fino allo spazio più remoto. Questa sua inclinazione all’infinito, che è anche profonda introspezione, si ritrova nella serie delle geografie, visioni cosmiche in cui l’artista mette in scena una forte proiezione verso l’universo, come in Terra e cielo (2006), La notte dei mondi scuciti (2006) e Lente sul mondo (2009), che dà il titolo alla mostra.



Il percorso espositivo si chiude con un focus sul tema della natività che, già dalla prima metà degli anni Cinquanta, riveste un ruolo centrale nella produzione di Maria Lai, per il forte valore allegorico che l’artista gli assegna. Il presepe, ancora una volta, rappresenta una metafora perfetta dell’arte, intesa come via di salvezza per il mondo: “Vorrei che l’arte fosse per tutti lo spazio di un Presepio da comporre, coi propri paesaggi, i propri personaggi, i propri pianti, i propri canti, i propri santi”, recita uno dei cartigli in mostra che introduce alla sezione che dà conto della varietà dei materiali con cui l’artista ha plasmato le differenti natività, come il legno in Presepe dell’albero (1993/1999), la terracotta smaltata in Presepio (1956) e Presepe (1950/2002), ma anche realizzando i personaggi in iuta, come nel caso della pastorella con le pecore di Presepe (1954) o tramite la pittura a spray con mascherine su di uno sfondo scuro così da far risaltare le figure trasferite al negativo sulla capanna di compensato dentro la quale trova spazio un pane in terracotta con sovraimpresso un rametto di ulivo (Presepio con pane, 2009).




I presepi di Maria Lai privilegiano una dimensione intima e discreta che rivela la dualità io/dio perché, come sostenuto dall’artista in un altro cartiglio “Se re magi e pastori seguirono la cometa nella notte gelata, non fu per un’indagine astronomica fu un impegno a mettersi in discussione con l’infinito”.




La mostra si collega idealmente con quella inaugurata a dicembre 2019 a Parigi, Maria Lai. Suivez le rythme, curata sempre da Davide Mariani e organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, la prima monografica di Maria Lai in Francia. Attraverso l’esposizione di opere autografe, foto, video ed edizioni d’artista, la mostra ha messo in luce le strategie impiegate da Maria Lai per avvicinare l’arte alla gente.



Il 2019 era iniziato con l’avvio della programmazione espositiva con la mostra Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero, un progetto espositivo nato con l’intento di indagare i luoghi dell’arte attraverso l’opera dell’artista e di svelare allo stesso tempo il processo creativo che si nasconde dietro la realizzazione dei suoi lavori. In primavera è stata invece la volta di Maria Lai. Pane Quotidiano, rassegna dedicata ai momenti più significativi della produzione dell’artista legata al tema della panificazione, sia da un punto di vista materico sia da uno più simbolico e allusivo, ovvero come metafora dell’arte e della vita.



Per Maria Lai il 2019 è stato anche l’anno della retrospettiva Tenendo per mano il sole al MAXXI che ha collaborato con la Fondazione Stazione dell’Arte anche per la mostra Tenendo per mano l’ombra, inaugurate entrambe a giugno rispettivamente a Roma e Ulassai.



Prima della mostra di Parigi, è stata la volta del progetto Cuore mio. A distanza di quasi quarant’anni da Legarsi alla montagna, la Fondazione di Sardegna e la Fondazione Stazione dell’Arte si sono incontrate per dare vita a un progetto che, grazie all’intervento dell’artista milanese Marcello Maloberti, è risultato essere molto più di un semplice tributo a Maria Lai. Il 21 settembre scorso, sulla montagna di Ulassai, è stata inaugurata un’opera site-specific di carattere permanente che è entrata a far parte della collezione del Museo a Cielo Aperto Maria Lai. L’installazione è stata preceduta da una performance che, a partire dal tramonto e fino a tarda sera, ha coinvolto la comunità di Ulassai per le strade del paese e nella centrale piazza Barigau.



La mostra Maria Lai. Lente sul mondo è organizzata dalla Fondazione Stazione dell’Arte, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ulassai e della Fondazione di Sardegna.



Maria Lai. Lente sul mondo
A cura di Davide Mariani
21/12/2019 – 22/03/2020
Stazione dell’Arte, Ulassai



Nathalie Anne Dodd


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