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Karim Aga Khan IV
23 Gennaio 2026

Costa Smeralda®, le origini del progetto nelle parole del principe Karim Aga Khan IV

Dall’archivio del Costa Smeralda Magazine, un’intervista del 1987 che ricostruisce la nascita di una destinazione leggendaria

Per oltre venticinque anni, il Consorzio Costa Smeralda® è stato protagonista dello sviluppo turistico in Sardegna, trasformando un angolo remoto del Mediterraneo in una delle destinazioni di lusso più iconiche al mondo. In questa intervista si raccontano le sfide affrontate e le scelte strategiche adottate dal Consorzio, dalla gestione della stagionalità alla tutela rigorosa dell’ambiente, e come queste abbiano contribuito a fare di Costa Smeralda® un punto di riferimento per il turismo regionale.

Per scoprire qualcosa in più della storia di Karim Aga Khan IV e la nascita di Costa Smeralda®, clicca qui! Mentre qui, il ricordo di Aga Khan attraverso le parole di Enzo Satta.

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Cover libro Aga Khan

Altezza, il sogno Costa Smeralda® compie venticinque anni. Molti conoscono questa realtà turistica, ma pochi sanno chi scoprì la località e come nacque l’idea. Ci può dire come fu scoperta?

Verso la fine degli anni Cinquanta decisi che sarebbe stato opportuno che, durante gli anni della decolonizzazione dell’Africa Orientale, fosse fondata un’organizzazione editoriale. [...] l’obiettivo era quello di costituire un Consorzio di giornali che potessero partecipare professionalmente e finanziariamente all’iniziativa con il sostegno anche di un gruppo di istituti finanziari. Una delle testate era il Sunday Times, allora di proprietà di Lord Thomson, la cui banca era il gruppo S.J. Warburg. Fu nel corso di una colazione con i vertici della banca che uno dei Consiglieri di Amministrazione, Mr. Duncan Miller, parlò della Sardegna, che egli ebbe l’occasione di visitare quando soprintendeva un programma della Banca Mondiale nel Mezzogiorno. Tale programma interessava il sud dell’Isola ma Mr. Duncan Miller, in una escursione nella zona nord-est, scoprì un territorio di straordinaria bellezza. Di sua iniziativa personale, propose ad alcuni amici dell’ambiente bancario di partecipare all’acquisto di terreni in quell’area, dove costruire delle ville per uso personale quali residenze estive. Alcuni tra i suoi amici accettarono la proposta, e tra questi Patrick Guinness, mio fratellastro, che aveva già visitato la Sardegna. Mr. Duncan Miller mostrò alcune fotografie della zona, scattate nel periodo estivo.

Immagini di particolare bellezza, mare straordinariamente trasparente, nessuna costruzione: appariva come un paradiso in terra! Si costituì così un piccolo sindacato di persone, che parteciparono esclusivamente a titolo personale e privato; tra di esse, Lord Crowther, proprietario dell’Economist. Malgrado non avessi mai messo piede in Sardegna, accettai di far parte della compagnia. Il mio investimento in questa operazione fu di 25.000 dollari. Naturalmente, decisi di andare a vedere i terreni dei quali avevo acquistato una partecipazione. Va precisato che si trattava di un sindacato con una struttura societaria che dava a tutti i soci gli stessi diritti sui beni, ovvero una dozzina di persone comproprietari di un’area di alcune decine di ettari. Nel dicembre del 1958, dopo una disagevole traversata con il traghetto da Civitavecchia, arrivai per la prima volta ad Olbia. Alloggiai in un ancora più disagevole albergo che si trovava proprio nei pressi della linea ferroviaria, all’entrata del porto commerciale di Olbia. Così alle 4 del mattino fui svegliato dal movimento dei vagoni in manovra per il porto. Per raggiungere la zona dove ero diretto, bisognava comunque partire di buon’ora. Infatti la strada era un sentiero di campagna e così dopo 4 ore arrivai, con una jeep, ad Abbiadori. Di qui, a piedi, proseguii verso Capriccioli. Faceva freddo, pioveva e c’era vento. Arrivato a Capriccioli mi fu impossibile identificare i terreni che avevamo acquistato. Nell’area non c’era una sorgente d’acqua potabile, non esisteva un telefono nel giro di parecchi chilometri ed il viaggio in jeep da Porto Cervo ad Olbia e ritorno era di non meno di otto ore; quindi una vera impresa solo per poter fare gli approvvigionamenti giornalieri.

Spiaggia del Romazzino

Dunque, non fui io a scoprire quell’area meravigliosa, anzi la mia prima esperienza fu negativa sotto tutti i punti di vista. Mi pentii amaramente di aver investito quei 25.000 dollari, che all’epoca rappresentavano una somma rilevante [...]. Mi resi conto d’essere stato mal consigliato da parte di persone molto poco realiste perché, almeno alcuni, se non tutti i componenti del sindacato dovevano sapere che sarebbe stato assolutamente impossibile pensare di costruire qualsiasi tipo di residenza estiva in quella zona. Il mio primo pensiero fu quello di non tornare mai più in Sardegna. Ma per non rimpiangere l’intera somma investita, decisi di approfondire e cercare di capire che cosa fosse la Sardegna. [...] Nella primavera dell’anno successivo, feci lo stesso viaggio: via aerea fino a Roma, in traghetto per Olbia e poi con la campagnola e i piedi fino alla zona che oggi è l’area consortile. Il sole cominciava a farsi sentire, il cielo era sereno e blu intenso, la macchia mediterranea era rigogliosa e invasa dal giallo delle ginestre; l’acqua del mare sulla battigia brillava. Il paesaggio mi sussurrava: ‘non mi giudicare troppo severamente per come mi presento in inverno, ora vesto il mio costume primaverile, allora sii disponibile a ritornare a visitarmi in estate. Mi troverai ancora più attraente!’. Il messaggio era accattivante, ma la realtà dell’ambiente non consentiva, nella maniera più assoluta, di poter pensare che qualcuno potesse costruirsi una residenza estiva in quanto, come ho detto, la zona non offriva nemmeno quel minimo di servizi che la rendesse vivibile. Il ‘richiamo’ fu comunque così forte che tornai quella stessa estate. Con alcuni amici partimmo in barca [...] dalla Costa Azzurra. Appena lasciato il porto tornammo in vista di un mare grosso, con un maestrale forza 8/9. Dopo alcune decine di ore di difficile navigazione di giorno e di notte, e dopo aver attraversato disagevolmente le Bocche di Bonifacio, battuti dal violento maestrale, approdammo finalmente nella baia di Porto Cervo, che ci apparve un paradiso di tranquillità e di pace.

L’indomani il vento diminuì e il giorno successivo la natura ci si presentò nel suo costume estivo: un sole caldo, un mare incredibilmente trasparente e luccicante, spiagge bianche, probabilmente per secoli mai calpestate. Il mio coinvolgimento con la Sardegna, quindi, non fu un amore a prima vista, ma da allora è sempre stata una relazione passionale, con tutti i significati che questa accezione può avere anche nei sentimenti, nelle emozioni e nelle valutazioni future.

La costituzione del Consorzio fu uno dei primi importanti passi di questa iniziativa. Perché il Consorzio?

La bellezza del paesaggio ‘vestito’ dei suoi elementi estivi mi convinse. Per motivi legati ai miei impegni internazionali avevo viaggiato molto in tutto il mondo eppure non avevo mai visto luoghi altrettanto attraenti come quelli. Non volevo mantenere segreto questo mio coinvolgimento con questa terra. Così, piano piano, sempre più persone arrivarono a Porto Cervo dichiarando il loro amore e prendendo con essa impegni emotivi e materiali. Essendo noi tutti così romanticamente coinvolti, fu quasi immediata la decisione che, tutti assieme, nel perseguire i nostri obiettivi, avremmo dovuto prendere le opportune precauzioni per difendere queste caratteristiche uniche e irripetibili di straordinaria bellezza. In quell’epoca l’idea che un giorno quest’area potesse diventare una destinazione turistica non esisteva. Così, le premesse originali sulle quali fu costituito il Consorzio, furono la protezione dell’ambiente e la fruizione da parte di poche persone, interessate a realizzare le proprie residenze estive. L’obiettivo comune era pertanto quello di avere ampie estensioni di questo meraviglioso territorio occupato esclusivamente da pochi proprietari di ville. Quindi fu molto facile trovare un accordo sui principi fondamentali sui quali basare la costituzione del Consorzio. Non esistevano né l’idea né tantomeno i conseguenti quesiti riguardanti la fattibilità dello sviluppo del territorio. La forza dell’impegno romantico preso con il progetto Costa Smeralda® era tale che non ci ponevamo nemmeno le più semplici e basilari domande sul come poter condurre una vita civile data la limitata o mancante disponibilità di servizi essenziali. Non affrontammo mai problemi su come e da dove l’acqua sarebbe arrivata o su chi avrebbe costruito le strade per rendere più agevole l’accesso da Olbia a Porto Cervo e costruire un collegamento più ridotto, invece che otto scomode ore di campagna.

I lavori di costruzione a Porto Cervo. Al centro, il principe Aga Khan

Non ci chiedemmo neppure se fosse ragionevole pensare che, per arrivare a Porto Cervo, si dovesse sempre fare il passaggio in traghetto e se fosse realistico pensare di poter trascorrere l’estate dopo estate senza poter comunicare via telefono. Erano problemi che non interessavano quei sentimentali e, comunque, ciascuno era certo che la bellezza del paesaggio avrebbe convinto ‘qualcuno’ prima o poi. Conseguentemente, l’idea di creare un’importante e forte industria del tempo libero sull’Isola fu recepita quale idea innovatrice e forse anche rivoluzionaria del sistema produttivo. Per molti anni questo concetto soffrì per la evidente mancanza di credibilità da parte delle Amministrazioni locali e Regionali e forse anche a livello nazionale. Va anche detto, a onor del vero, che in quei primi anni quesiti quali: quanti e da quale provenienza avrebbero desiderato investire a Porto Cervo per costruirsi una residenza estiva? Quanto, queste persone, sarebbero state disposte ad investire? Per quanti mesi avrebbero utilizzato le loro proprietà? Quanto avrebbero potuto spendere per la loro vacanza e come avrebbero desiderato arrivare e partire dalla Sardegna? Erano tutte problematiche non sollevate e quindi non risolte. Come ho detto prima, agli inizi, non esisteva l’idea che un giorno l’area consortile sarebbe potuta diventare un resort integrato quale è oggi. Man mano che questa idea prendeva piede, un altro problema che si dovette affrontare e che è tipico di molte località turistiche del Mediterraneo, era la stagionalità. La domanda per trasporti, disponibilità alberghiera, strutture sportive ecc., era veramente forte per tre mesi, marginale per altri tre e inesistente per l’altra metà dell’anno. Questo significava che gli investimenti potevano essere produttivi solamente per un quadrimestre. Ci sono voluti molti anni prima di riuscire a organizzare la stagione turistica e le strategie di marketing in maniera da strutturare l’offerta secondo la stagionalità del mercato.

Il Consorzio affrontò anche alcune difficoltà di tipo strategico. Le regole urbanistiche e di costruzione restrittive, volute e adottate dai fondatori del Consorzio per la protezione delle caratteristiche ambientali dell’area, sarebbero potute essere accettabili da parte delle persone interessate ad investire nel progetto Costa Smeralda®? Lo sarebbero state anche per quegli imprenditori, sicuramente almeno altrettanto interessati, se non molto di più, dai profitti derivanti dai loro investimenti, rispetto all’impatto che questi avrebbero avuto sul territorio e sull’ambiente? Il Consorzio scelse l’imposizione di severi controlli e li mantenne nella convinzione che, quando fossero stati recepiti quali garanzie per chi voleva investire, avrebbero ottenuto un ampio e generale sostegno da parte di tutti. Questa scelta si è dimostrata nel tempo corretta e appropriata. Per rispondere alla prima parte della domanda, circa il ruolo del Consorzio Costa Smeralda® per lo sviluppo del turismo in Sardegna, penso si possa dire che il Consorzio, nel corso di questi venticinque anni, è stato, e continua ad essere, il principale promotore dello sviluppo turistico regionale. Di fatto ha lanciato questa ‘nuova’ industria, l’ha costantemente sostenuta e guidata, affrontandone i problemi man mano che si presentavano. In questi venticinque anni, ha saputo identificare e valutare il potenziale, le opportunità e l’impatto delle stesse sul sistema socio-economico locale. Ha altresì dimostrato capacità, maturità e senso di responsabilità, programmando lo sviluppo su basi di lungo termine. Ha svolto anche un ruolo sempre più importante quale interlocutore del Governo Regionale e delle Amministrazioni locali per le tematiche inerenti al comparto turistico, così come per gli enti e le organizzazioni competenti dei servizi e delle infrastrutture.

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