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Premio Costa Smeralda® a Adriana Cavarero

text by Francesca Lombardi

10 Giugno 2026

Adriana Cavarero e il richiamo delle Sirene

La filosofa ci racconta la sua rilettura del mito omerico che mette al centro la voce femminile, il corpo e la forza dell'incanto

Figura tra le più autorevoli del pensiero filosofico contemporaneo, Adriana Cavarero ha posto al centro della sua ricerca la voce, il corpo e la relazione. Con Il canto delle sirene, vincitore del Premio Costa Smeralda® 2026 per la saggistica, torna a interrogare uno degli episodi più celebri dell’Odissea, spostando lo sguardo dall’eroe Ulisse alle Sirene e trasformando il mito in una riflessione sul potere del canto e dell’ascolto.

Adriana Cavarero

Che cosa l’ha spinta a rileggere oggi il mito di Ulisse e delle Sirene?

È un mito immortale, arrivato fino a Walt Disney e oltre. Mi interessava mettere in discussione la centralità di Ulisse, l’eroe ascoltatore che gode del canto senza morirne, e spostare l’attenzione sul piacere del canto stesso. Ispirandomi a Eliot, ho provato a ribaltare la trama: le Sirene non cantano per Ulisse, ma l’una all’altra, per il piacere collettivo di intonare con voce di miele un canto narrante. Siamo in un’epoca di cultura orale, in cui racconto ed esecuzione canora sono inseparabili.

Nel libro la voce è presenza, relazione. In che modo il canto ripensa parola, corpo e femminile?

Le Sirene, come la Musa, sono figure femminili. Il canto è voce e respiro, viene dal corpo, che fin dalla Grecia antica è pensato come femminile. È uno stereotipo, certo, ma contiene un significato interessante. L’arte di cantare storie, come facevano le antiche tessitrici al telaio, mescola voce, narrazione, musica e gesto ritmato. Le Sirene cantano in coro, ciascuna con la propria voce unica, intonata con quella delle altre: l’esecuzione corale diventa relazione nella pluralità.

Quanto conta che la filosofia raggiunga anche un pubblico giovane?

Attraverso il mito è più facile. Il mito parla per immagini e simboli, si rivolge a chi conserva immaginazione e invenzione, qualità molto vive nella giovinezza. Quello delle Sirene ha attraversato secoli e millenni, continuamente raccontato, adattato, ribaltato. Anch’io l’ho raccontato a modo mio, passando per Adorno, Kafka e Brecht, verso l’esaltazione di un godimento canoro in sintonia con la musica del mondo.

Ricevere il Premio Costa Smeralda®, in un luogo così legato al mare, aggiunge un significato particolare?

Non so se le Sirene siano mai esistite, ma dopo aver visto questo mare penso che la loro dimora avrebbe potuto essere proprio questa: un luogo di incomparabile bellezza, in armonia fra cielo, terra e acqua. Il mito parla di mare calmo e dell’ora meridiana, di un paesaggio che è anche incanto. E non è un caso che nella parola incanto ci sia il canto. La voce che incanta viene dalla magia mediterranea di un luogo fatto per farla risuonare.

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