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Una notte a Tavolara con Silvio Orlando

L’attore napoletano è stato ospite d’onore in una serata del prestigioso Festival che ha preceduto la proiezione del film AriaFerma che gli è valso il David di Donatello

Nel successo di AriaFerma c’è la svolta drammatica di Silvio Orlando. Se il film di Leonardo Di Costanzo, girato a Sassari, nell’ex carcere di San Sebastiano, fosse arrivato anni fa, l’attore, napoletano del Vomero, non ne avrebbe fatto parte. E sarebbe stato un peccato, se è vero che l’interpretazione del pericoloso camorrista Carmine Lagioia gli è valsa quest’anno David di Donatello e Nastro d’Argento.

Fino a poco tempo fa, infatti, Orlando era un attore comico. «Brillante», per usare le sue parole. «Ho iniziato a recitare in seguito a una tragedia che ha subito la mia famiglia, sulla rimozione della quale ho lavorato sul comico. Finché un pomeriggio, intorno ai cinquant’anni, mi sono guardato allo specchio e non facevo più ridere», ha raccontato a Tavolara, ospite dell’omonimo festival del cinema che il 16 luglio gli ha dedicato una serata speciale. «È successo anche a Stanlio e Ollio, a Totò, a Paolo Villaggio», ha poi rassicurato il pubblico gallurese. «Allora mi sono interrogato su come ricollegarmi a quel fatto tragico iniziale». La svolta. «Vi avviso che il pezzo restante della mia carriera sarà tutto una tragedia», ha dunque aggiunto più faceto che serio, dimostrando a tutti che la vena comica in Orlando, a 65 anni, è più viva che mai.

«Fare il cattivo è la cosa più difficile», ha spiegato ancora il protagonista di pellicole entrate nella storia del cinema, da Palombella Rossa a Il Portaborse, da Sud a La Stanza del Figlio, Il Caimano e Il papà di Giovanna, attore prediletto di Nanni Moretti, Daniele Luchetti e Gabriele Salvatores, pluripremiato lungo una carriera di 35 anni. «Ma grazie anche a Tony Servillo, che in AriaFerma è l’agente che assumerà la direzione del carcere, si era creato un ambiente tale, in una struttura, peraltro, come quella di San Sebastiano, chiusa da 15 anni, che alla fine sono riuscito a entrare nel personaggio in maniera credibile». Servillo. Già. «Incute timore», dice del grande artista, suo conterraneo, «ma poi ho scoperto un clown: sul set c’erano dei pensili da cucina bassi e lui ci andava a sbattere puntualmente prima di ogni ripresa. Non so se lo facesse apposta, ma ha creato un tale clima di amicizia che alla fine era sparita anche la competizione fra attori. Anche per me, che sono un talmente competitivo che mi ritiro prima, per non perdere», ha concluso Orlando, rispolverando il lato comico. A cui ricorre per salutare la Sardegna. E il gran caldo: «La prossima volta accetto l’invito di Bruno Vespa a Cortina».

Ilenia Giangnoni

 

Credits foto: Foto Festival del cinema di Tavolara

Credits Alberto Novelli

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