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Sul filo del tempo, l’arte contemporanea sul costume sardo

Fino al 3 luglio al Museo MEOC di Aggius un’esposizione dedicata all’identità regionale grazie al talento di undici artisti

Sul filo del tempo

Le tradizioni molto spesso si misurano con il tempo che passa. Un dialogo fra passato e presente che si serve della bellezza di ogni forma d’arte. Il costume tradizionale sardo non è infatti solamente un abito. È un linguaggio fatto di contrasti di colore, ricami, geometrie, ricchezza di dettagli, e che si è sempre distinto per la sua identità racchiusa nei tessuti realizzati in modo artigianale. È questa loro unicità ad aver colpito tutti i grani artisti che sono passati in Sardegna o che ci hanno vissuto sin dall’infanzia. Giuseppe Biasi, Carmelo Floris, Antonio Corriga, Melkiorre Melis, Eugenio Tavolara sono solo alcuni dei nomi che sono riusciti a diffondere la cultura che si cela dietro a questi vestiti. Un filo di tessuto rosso che continua grazie all’arte contemporanea protagonista della mostra Sul filo del tempo, in programma al Museo MEOC di Aggius fino al 3 luglio.

Gli artisti

Al centro di questa esposizione sono le opere di undici artisti che hanno preso ispirazione del costume tradizionale offrendo il loro punto di vista a servizio dei suoi fruitori: Ledian Agolli, Sara Bachmann – Le amiche di Freya, Laura Batzu, Cenzo Cocca, Mara Damiani, Andrea Mignogna, Valentina Musiu – Valegnameria, Gianni Polinas, Vanni Rocca, Simone Sanna e Moné – Monika Takacs. L’abito in questo caso rappresenta un oggetto su cui ogni artista si è espresso utilizzando il proprio linguaggio. Una relazione che guarda al passato prendendo quegli elementi necessari per raccontare la modernità. Potrà sembrare un controsenso, ma le tradizioni sono frutto della memoria collettiva, cristallizzata nelle sue forme ma con al loro interno una materia che si rinnova a seconda della percezione di ciascuno di noi. Ogni artista, infatti, ha cercato di valorizzare quelli che sono – secondo la propria visione – i punti di forza sostanziali, come per esempio le diverse sfumature che variano a seconda del paese. Molti hanno realizzato dei veri e propri ritratti di donne e uomini che indossano il costume tradizionale, marcando e rafforzando il concetto di di identità culturale dellisola, che ha mantenuto i suoi connotati. Altri invece si sono soffermati sui tratti che potessero servire nel processo di creazione di nuove immagini, componendo ritratti moderni e nuovi racconti. C’è chi ha scelto invece di integrare l’abito tradizionale con il design, portandolo a diventare un oggetto decorativo e astratto. Al di là del risultato, ciò che emerge in Sul filo del tempo è un forte desiderio creativo, espresso certamente attraverso tecniche diverse – disegno, pittura, scultura, grafica digitale -, ma con alla base un sentimento di forte appartenenza alla Sardegna, a cominciare dalla sua storia. Da questo punto di vista l’arte contemporanea è un ottimo mezzo per raccogliere spunti di riflessione sul valore intrinseco del costume tradizionale sardo, che non è solo legato al folklore, ma che è parte integrante del futuro dell’isola.

Riccardo Lo Re

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