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Storica dedica un articolo e un podcast ai Nuraghi di Sardegna

La prestigiosa rivista del National Geographic posta un interessante approfondimento firmato da Elisabetta Alba, dal titolo “I nuraghi, preziosi simboli di un'antica civiltà”

I nuraghi in un bellissimo articolo che merita di essere letto tutto d’un fiato, firmato da Elisabetta Alba. È un’ottima occasione per parlare nuovamente di Nuraghi di Sardegna e per ascoltare il podcast. Disseminati in tutta la Sardegna, i resti di circa settemila nuraghi si fondono armoniosamente con il paesaggio naturale. La ragione dietro la costruzione di questi edifici e la cultura che li ha generati sono ancora avvolte nel mistero nell’immaginario comune. Tuttavia, gli archeologi concordano all’unanimità sulla loro origine autoctona, risalente alle strutture sociali dell’età eneolitica, circa nel III millennio a.C.

Il termine “nuraghe” ha un’origine etimologica complessa, che getta luce sulla loro funzione. Inizialmente, studi linguistici suggerirono che derivasse da “nur,” che significa mucchio o cavità. Tuttavia, la radice orientale del termine potrebbe indicare anche “luce” o “fuoco”, riferendosi al focolare domestico e agli spazi abitativi. Recentemente, è stato preferito l’associazione del termine “nuraghe” a un edificio in muratura o torre in muratura. I nuraghi sono infatti imponenti strutture realizzate in pietra sedimentaria o vulcanica, generalmente composte da una o più torri troncoconiche, fungendo sia da dimora che da rifugio.

L’attività archeologica intensiva degli ultimi decenni ha contribuito a svelare lo scopo di questi edifici. Mentre alcuni continuano a sostenere l’ipotesi suggestiva che fossero luoghi di culto o tombe monumentali, la comunità scientifica è pressoché unanime nel ritenere che fossero destinati a scopi abitativi e difensivi. Come in altre regioni del Mediterraneo, a partire dall’Età del Rame e soprattutto durante l’Età del Bronzo, quando si fa risalire l’origine del termine “nuraghe” secondo alcuni archeologi, in Sardegna emersero nuove comunità umane basate su un’organizzazione interna per sfruttare al meglio le risorse economiche e coordinare le attività umane. L’evidenza di questa struttura sociale è evidente nella costruzione di questi monumenti.

Gli abitanti della Sardegna nuragica hanno eretto questi monumenti con un alto grado di progettazione, simile alle opere architettoniche moderne, evolvendoli nel tempo. Le prime costruzioni civili dell’epoca sono conosciute come “protonuraghi.” Date le relazioni culturali e commerciali con altri popoli del Mediterraneo, è possibile che queste prime costruzioni abbiano subito influenze esterne all’isola. Tuttavia, è stato dimostrato che, nonostante alcune somiglianze, presentano notevoli differenze strutturali rispetto ai monumenti megalitici di altre regioni europee e mediterranee. Attualmente, sono rimasti solo pochi protonuraghi o nuraghi arcaici. La maggior parte di quelli ancora esistenti appartiene a un’altra tipologia, chiamata “tholos,” o i più noti “nuraghi classici.” Questi ultimi rappresentano l’emblema di questa antica civiltà. Entrambe le tipologie condividono una struttura muraria realizzata con grandi e medi blocchi di pietra, posizionati intercalandoli con pietre più piccole per solidità strutturale.

La varietà nella distribuzione geografica dei nuraghi in Sardegna e la loro diversa complessità strutturale forniscono indizi significativi sulle loro funzioni originarie. Alcuni nuraghi sorgono in zone isolate e aride, altri lungo le coste dell’isola, mentre altri ancora si trovano in vallate e pianure. I nuraghi a tholos di tipo semplice, per esempio, di solito si trovavano in posizioni elevate su terreni con limitate risorse economiche e spesso senza un villaggio circostante. Erano considerati torri di avvistamento generiche, probabilmente parte di una rete più ampia di controllo territoriale. I nuraghi a tholos di tipo complesso, invece, erano situati in aree economicamente più ricche, con risorse agropastorali abbondanti e fonti di acqua. Questi erano spesso vere e proprie fortificazioni, forse residenze dei capi tribù e delle loro famiglie.

Nonostante l’originaria funzione abitativa e difensiva dei nuraghi, a partire dalla seconda metà del X secolo a.C., in alcuni casi, la struttura degli edifici veniva modificata per ospitare ambienti legati al culto. La civiltà nuragica durò complessivamente oltre un millennio, durante il quale le comunità locali probabilmente attraversarono profondi cambiamenti sociali, economici e culturali. La distribuzione dei nuraghi complessi indica un sistema gerarchico con centri principali e altri di ordine inferiore, solitamente collegati tra loro. Questo sistema permetteva il controllo del territorio, dalle coste agli interni, dove si svolgevano le attività quotidiane. La rete di costruzioni dei nuraghi è testimonianza di una società ben organizzata, in cui questi edifici rappresentavano la casa e la difesa dell’identità della comunità. Oggi, i nuraghi sono il simbolo della civiltà che li ha creati, testimonianza della sua storia, dimora e presidio.

Arianna Pinton

Credits Copertina

  • Ph Marcello Chiodino

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