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Semplicemente MK II
3 Marzo 2020

Semplicemente MK II


Semplicemente MK II


Doveva essere solo l\'evoluzione del precedente modello e invece divenne la più iconica sportiva delle auto di lusso Made in UK.



Alla presentazione nel 1959 al British International Motor Show, Salone automobilistico Internazionale, che si teneva ad Earls Court, in Gran Bretagna, fu la vera sorpresa tra le sorprese della manifestazione. Il segno dei tempi. E del cambiamento. Una rivoluzione nella forma e nello stile del classico Jaguar. E un sostanziale passo in avanti rispetto al modello definito Mark I da 2,4 e da 3,4 litri. Abbandonate le forme massicce dei precedenti modelli la Mark II rappresentava un drastico salto in avanti non solo stilistico, ma anche paradigmatico nel mondo delle auto, soprattutto quelle di gran pregio. I suoi punti di forza erano la linea moderna e una struttura compatta. Uno stile indubbiamente affascinante, elegante e discreto. Le motorizzazioni partivano dalla 2,4 litri per 120CV più potente di quello della Mark I, per poi passare alla 3,4 con 210CV e alla 3,8 litri che disponeva di 220CV, quest\'ultimo un affidabilissimo 6 cilindri in linea, analogo al motore da 3,8 L utilizzato sulla E-Type, con cui aveva in comune il monoblocco in ghisa, bielle, albero a gomito e pistoni. I due propulsori, però, avevano però differenti condotti d\'aspirazione e diverso impianto d\'alimentazione, per quest\'ultimo, la E-Type aveva tre carburatori SU, mentre la Mark II erano solamente due, orizzontali modelli SUHD6. Di conseguenza la potenza della Mark II era inferiore di 45 CV. Nel complesso molto british, con un gran uso di pregiata pelle e della radica, la nuova Jaguar aveva anche una serie di optional innovativi, come, per esempio, il servosterzo o il differenziale autobloccante, per la 3,4 a cambio manuale il lunotto termico, i cristalli azzurrati, l\'interruttore per azionare le quattro frecce in casi di emergenza, l\'auto radio, il blocco di sicurezza bambini nelle portiere, il tetto apribile, il tappo serbatoio a chiave o le ruote a raggi che aumentano la sensazione di sportiva. O di interessanti proposte tecnologiche avant le temps, come l\'avviamento motore a bottone.


La vettura, una creazione di Sir Williams Lyons e degli ingegneri William Heynes e Bill Thornton, possedeva tutti i requisiti che il fondatore della casa di Coventry considerava imprescindibili per essere ideale: grace, pace and space, cioè grazia, andatura e spazio, dove per andatura si intendeva velocità, brillantezza di marcia e per grazia, l\'estetica. Insomma, una berlina di lusso a 5 posti con prestazioni da sportiva, l\'auto guadagnò, infatti, anche un interessante palmare in varie competizioni, come, per esempio, i piazzamenti tra il 1960 e il 1961 al Tour de France Automobile a cui segue la vittoria nel 1963 nella categoria T+3.0 con la coppia Consten-Renel e il secondo posto con Soisbault de Montaigu-Texier. L\'anno prima, in Inghilterra, Michael Parkes e Jimmy Blumer si erano aggiudicati The Motor International Six Hour Saloon Car Race di Brands Hatch, successo bissato nel 1963 da Roy Salvadori e Denny Hume.   Intanto dall\'altra parte del mondo, in Australia, nel 1962, Bob Jane si aggiudicava l\'Australian Tour Car campionship con una MarkII 3,8, successo ripetuto l\'anno dopo con una MkII equipaggiata con un motore 4.100cc.



Gare a parte l\'ammiraglia della Jaguar era anche un mezzo perfetto per la strada. Comoda e lussuosa con una scocca in acciaio con longheroni dimostrava come la tradizione stilistica si potesse unire con quella moderna dove le forme \'bombate\' si aggiungevano a sollecitazioni \'americane\' come l\'uso intenso, ma non esagerato delle cromature, dalla mascherina anteriore che diventa più sottile, ai paraurti rostrati, dalle ghiere dei fari ai profili sul cofano, dal copri targa al giro vetri esterno alle quattro porte, dagli slanciati telai delle luci posteriori all\'elegante felino che diventa l\'emblema del brand. Un\'estetica che continua anche all\'interno. Con un uso massiccio di raffinati pellami Connolly e radica per la plancia e il cruscotto, tripartito, contachilometri e contagiri, di fronte al posto guida, nella parte centrale quattro orologi più piccoli e sei interruttori in stile aviazione e un raffinato cassetto porta oggetti sul lato passeggero. Senza dimenticare il retro delle poltrone anteriori corredate da un piccolo tavolino da pic-nic estraibile. La MK2 acquisì anche una reputazione di modello adatto ad essere utilizzato sia tra i criminali sia tra i poliziotti. La versione con il motore da 3,8 litri, infatti, era particolarmente veloce prestante, grazie ai 220CV che gli forniva il propulsore spingendola fino ai 207km/h e le regalava un\'accelerazione 0 a 100km/h in 8,6 secondi. Amata dai malviventi britannici, oltre che come status anche per essere usata nelle fughe, era popolare anche tra i poliziotti che la usavano anche nei pattugliamenti autostradali. (Fabio Schiavo)


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