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San Salvatore di Sinis, un tuffo nel Far West sardo

C’era una volta in Sardegna, alla scoperta del villaggio di San Salvatore di Sinis

San Salvatore di Sinis cinema

Esattamente come in un film western. Una location d’eccezione in terra sarda, il cui aspetto rimanda al periodo della dominazione spagnola sull’isola, ci conduce nel mezzo di un’entusiasmante atmosfera da film western. È senza tempo, infatti, l’antico villaggio di pescatori di San Salvatore di Sinis, poco distante da Cabras, famoso per essere stato un set cinematografico per spaghetti western, a partire dagli anni Sessanta, quando il genere fioriva in Italia con uno stile nuovo e un’originalità propria. Vicoli polverosi in terra battuta e paesaggio brullo e assolato, animato dalla presenza di qualche spinosa pianta grassa e di alcune decine di modeste casette basse allineate attorno a una piazza, in cui si ode il susseguirsi dell’inconfondibile passo degli zoccoli dei cavalli e l’assordante boato degli spari dei pistoleri. Questo territorio selvaggio non ha niente da invidiare a quello delle valli desertiche più comunemente conosciute della Monument Valley, dell’Arizona o del Nuovo Messico, classici scenari da vecchio west e si presenta, in tutta la sua bellezza, come la terra promessa tanto ambita dai transfrontalieri americani.

Old Wild West dal sapore sardo

Questa “cittadina immaginaria” ha in realtà origini antiche, date dalla presenza di un santuario pagano nuragico, divenuto più tardi tempio romano, all’interno del quale sono state ritrovate iscrizioni in arabo del periodo medievale, quando i Mori erano soliti fare frequenti incursioni nell’area. La frazione divenne inoltre centro religioso in epoca di “secoli bui” e solo a partire dal dopoguerra assunse l’aspetto che ricorda quello di paesino di frontiera da old wild west.

Architettura lignea, un saloon, un finto pozzo, l’ufficio dello sceriffo e persino un patibolo per le impiccagioni: con dovizia di particolari la società privata Corronca Company decise di investire in questo sito così promettente e dai bassi costi di produzione, trasformando la scenografia di San Salvatore in set  per pellicole western, dato che, per via della sua cornice scenica particolare, già molto si prestava a rappresentare l’ambientazione ideale per tali riprese.

Spaghetti western a San Salvatore di Sinis

Sulla scia del successo di Per un pugno di dollari del celebre Sergio Leone, vennero qui girate le scene di Giarrettiera Colt del 1968, opera del regista Gian (Andrea) Rocco, con gli attori Claudio Camaso (in arte Claudio Volontè, il bandito trafficante d’armi soprannominato il “Rosso”) e Nicoletta Machiavelli (la protagonista “Lulù”, un’abile e seducente pistolera che è solita riporre la sua arma nella giarrettiera), ritenuta lontana discendente dello storico genio fiorentino.

Il film fu girato in sette settimane e non fu particolarmente acclamato dalla critica, ma divenne molti anni dopo fonte d’ispirazione per Quentin Tarantino, che definì il film stesso un capolavoro del suo genere, a cui volle riservare un prestigioso omaggio in Kill Bill, attribuendo al personaggio “The Bride” recitato da Uma Thurman il nome di Arlene Machiavelli.

L’anno successivo, il 1969, fu la volta delle riprese di Dio perdoni la mia pistola, che vennero però interrotte a causa dei crescenti costi di trasporto dei materiali e degli spostamenti di attori e troupe: il film fu ultimato in seguito negli studi romani di Cinecittà, con un risparmio notevole.

Il villaggio vide quindi tramontare rapidamente il suo potenziale e sopravvisse per alcuni anni come attrazione turistica. Vennero ad ogni modo realizzati alcuni documentari e ricostruzioni, tra cui una sulla vita di Eleonora D’Arborea, sino a quando, nel 1991, un incendio doloso distrusse il saloon. Tutto il materiale conservato al suo interno, tra cui manifesti e foto di scena, svanì in mezzo alle fiamme. Ladri e sciacalli contribuirono miseramente sottraendo i cimeli di scena rimasti.

Negli ultimi anni la località ha vissuto una nuova ondata di popolarità e è stata utilizzata come teatro di posa per alcuni lungometraggi come La leggenda di Kaspar Hauser, del 2012 con Vincent Gallo e Figlia mia (2018) con Alba Rohrwacher.

Il borgo oggi

Oggi il borgo è pressoché disabitato e molti edifici sono abbandonati da tempo. Tuttavia, il paese rimane memorabile per l’evento della “corsa degli scalzi”, quando si ripopola in funzione dei festeggiamenti in onore del santo patrono. Si tratta di una tradizionale celebrazione religiosa, secolare e suggestiva, che coinvolge oltre ottocento curiddoris in saio bianco che, correndo a piedi nudi per circa otto chilometri, conducono il simulacro di San Salvatore dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Cabras sino al centro del paese. Il giorno dopo, la statua viene riportata indietro nel santuario in cui è solitamente custodita. Questa tradizione ha origini antichissime risalenti al 1619, quando un gruppo di pescatori che abitava il borgo, corse fino a Cabras per mettere in salvo la scultura del santo a seguito di un’incursione saracena. Dopo una decisa involuzione di tendenza del genere western, questa piccola cittadina di frontiera rimane immersa in un silenzio surreale, nell’attesa che sulle sue strade polverose riecheggi di nuovo il distintivo suono degli speroni di un altro leggendario cowboy.

Veronica Todaro

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