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L’emozione di riaprire la Terrazza sul Mare
14 Luglio 2020

L’emozione di riaprire la Terrazza sul Mare


Anche quest’anno Maria Mereu decide di aprire il ristorante la Terrazza sul mare a Liscia di Vacca e, dal piccolo borgo situato a nord di Porto Cervo, la titolare dell’impresa, che dal 2015 ha in gestione il bar e il pittoresco chiosco con gelateria artigianale sulla spiaggia, racconta tutta l’emozione della sua scelta.


«Mai come quest’anno aprire mi è sembrato un imperativo morale - confida Maria Mereu - proprio non me la sento di lasciare un litorale così importante senza alcun servizio».



Figlia di Enrico Mereu, il noto scultore dell’Asinara che Vittorio Sgarbi ha definito come autore di opere dal valore inestimabile, Maria si dispone a organizzare la sua attività in strettissima osservanza del nuovo protocollo che il Covid 19 ha imposto. La sua esperienza parla di un fatturato che quest’anno, come non mai, faticherà a decollare. Le misure di distanziamento sociale imposte dalla normativa abbattono il numero dei coperti all’interno del ristorante di un buon 30% ma per l’indomita imprenditrice anche l’aspetto dell’urgenza del raggiungimento di una nuova normalità va coltivato. E’ l’indice di una ripresa in cui lei alza l’asticella e segue quel dogma che ognuno può o meno far coincidere nel “proprio piccolo”, alimentando il nuovo circolo virtuoso fatto dell’impegno di ciascuno.



Si parla di una ripartenza con la collaborazione di uno staff davvero motivato, accanto allo chef Gianluca Giannoni, che da tempo è impegnato nei circuiti agroalimentari con una particolare e spiccata inclinazione al potenziamento del turismo enogastronomico. Con uno sguardo rivolto all’esperienza della ristorazione svizzera e uno alla tradizione continentale per Maria Mereu restano sempre fondamentali e attualissimi gli insegnamenti del padre. Lui da sempre è in grado con la sua opera di esternare una forma di spiritualità geniale, liberando forme prigioniere dal legno donatogli dal mare. E quella di Maria Mereu è la storia professionale di una figlia da sempre legata all’impresa e all’accoglienza in un’isola che fa del turismo la declinazione etica di un importante fetta di economia di mercato.



«Oggi mio padre continua a vivere all’Asinara. - racconta Maria Mereu - Quand’ero piccola era una guardia carceraria, dietro le sbarre del supercarcere cadevano tramonti come ghigliottine identiche sull’innocenza e sulla colpa, a contatto con detenuti semplici e altri balzati agli onori della cronaca come Totò Riina e Raffaele Cutolo, ricordo che ci raccontava che il proprio dovere deve essere sempre portato a termine. Il resto lo fa la sorte. Ma io so che per sorte mio padre intende quella forma di buona volontà che paga sempre».



E una volta andato in pensione lo scultore ha deciso di rimanere sull’isola, unico abitante umano tra la fauna costituita da asinelli bianchi, capre, mufloni che popolano una delle isole più assurde e magiche che esistano. Pittore e scultore di fama mondiale, tra i luoghi che ospitano le sue opere c’è il Quirinale, Enrico Mereu non ha mai tagliato un albero: il materiale su cui lavora glielo regala il mare.



Come suo padre che è ormai l’icona dell’Asinara, Maria Mereu è convinta non solo che il grande dispensatore di doni sia il mare ma che ogni angolo dell’isola pretenda l’impegno dell’uomo. Per questo nell’incanto totale di Liscia di Vacca, Maria Mereu sta lavorando alacremente: non vuole lasciare il forte abbandonato senza guardiani.



Anna Maria Turra


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