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Più di trentamila firme per salvare il cervo sardo

Una specie simbolo della Sardegna che oggi è in pericolo e che secondo Il Grlg potrebbe esser salvato traferendo gli esemplari in eccesso in altri territori

cervo sardo

È bastato un cenno, una petizione online per chiamare alla firma migliaia di persone dalla Sardegna e dalla penisola. Tutti con un unico obiettivo. Salvare il Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) e chiedere l’annullamento del provvedimento che ne prevede l’abbattimento in zone dove sembrerebbe essere la causa di danneggiamenti per gli agricoltori, sebbene non vi siano censimenti aggiornati né una stima degli eventuali danni. La petizione popolare promossa dal Gruppo di Intervento Giuridico su change.org ha già raccolto in pochissimi giorni più di trentamila firme. Il Cervo sardo è una sottospecie endemica della Sardegna e della Corsica del Cervo europeo (Cervus elaphus) e, solo dopo gli ultimi decenni di protezione, sta riuscendo con fatica a sfuggire al destino dellestinzione a causa del bracconaggio, della distruzione degli habitat, degli incendi. Il gruppo di intervento giuridico ha proposto un piano alternativo all’abbattimento previsto nelle zone di Arbus e Laconi.

«Riteniamo – ha spiegato Stefano Deliperi responsabile dell’associazione – che gli esemplari riconosciuti in eccesso possano essere trasferiti in altre zone dell’Isola o della Corsica che possano essere idonee così com’è stato fatto in questi decenni per far riprendere salute alla sottospecie. Oggi migliaia di persone vogliono difendere uno degli animali simbolo della Sardegna e del Mediterraneo».

La petizione è stata indirizzata anche al Ministro della Transizione Ecologica, allAssessore della Difesa dellAmbiente della Regione autonoma della Sardegna, al Presidente dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.). All’interno del documento è spiegata la storia di questo maestoso animale che è stato a rischio estinzione a causa della caccia, del bracconaggio, della distruzione degli habitat, degli incendi.

«A salvare la specie, non senza fatica – spiegano dall’associazione – fu l’Ente Foreste della Sardegna, il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale e il W.W.F. (con loasi naturale di Monte Arcosu) che a partire dal 1985 riuscirono a portare avanti un’opera di protezione e di ripopolamento della specie». Tra le aree ottimali di reintroduzione della specie ci sono quelle individuate dalla Carta delle vocazioni faunistiche della Sardegna dove potrebbero essere trasferiti i cervi in eccesso. E tra queste la zona del Gennargentu fino al Supramonte e alle codule ogliastrine per arrivare a Quirra, così da ricongiungersi con larea dei Sette Fratelli – Sàrrabus. Come anche il complesso Monti di Alà – Monte Albo, parte della Nurra, il Montiferru, il Monte Arci, il Sinis, il Limbara. Con la possibilità, dunque, di trasferirvi e salvare fino a 16 mila esemplari.

Davide Mosca

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