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Paschixedda Call, il Natale raccontato per immagini

Si potrà visitare la mostra fino al 23 dicembre nella splendida cornice del Centro d’Arte e Cultura “Il Ghetto” di Cagliari

Paschixedda Call

«Tempo d’Inizio, Tempo di Rinascita: nella tradizione popolare sarda legata ai culti ancestrali, così come nel Cristianesimo, si possono tracciare dei confini ideali. Cos’è, cosa rappresenta per ciascuno di noi questa festa sul calendario?». A chiederselo è la curatrice Rossana Corti, che fino al 23 dicembre ha allestito al Centro d’Arte e Cultura “Il Ghetto” di Cagliari , la proiezione continua di “Paschixedda Call”, in programma dalle ore 15 alle ore 21. L’installazione, che prende spunto dal termine sardo Paschixedda che  significa “Piccola Pasqua” (o meglio il “Natale” nella variante del Sardo Campidanese) rappresenta un lavoro collettivo di più artisti che, grazie a progetto condiviso, gratuito e aperto a tutti, hanno mandato i propri contributi digitali. Insieme a queste opere è stata inserita anche una raccolta di immagini e di filmati selezionati dal blogger @ricordi.del.presente. Dopodiché si è passati alla fase del montaggio, affidato per l’occasione dal video artista Federico Cozzucoli.

L’intero progetto è stato curato da Rossana Corti per conto del Centro d’Arte e Cultura “Il Ghetto”, con il supporto delle Cooperative Agorà Sardegna e CoopCulture, e la collaborazione con l’Associazione Culturale “GestoSegnoDisegno”. La responsabile, una volta conclusa la fase che ha portato alla creazione di questa proiezione, ha spiegato ciò che può significare per l’uomo un appuntamento di questo tipo. «Per alcuni una ferita aperta nutrita di assenze, per altri un insulto per le più diverse cause  e, per la maggioranza, una celebrazione della famiglia e un’occasione di riconciliazione e di doni, soprattutto per i bambini. E la religione Cristiana, nelle sue varie confessioni e seguendo date differenti, vi fissa la nascita di Gesù, il Cristo, il Dio-con-noi, Seconda Persona della Trinità Divina».

Qualunque sia la visione che riserviamo al Natale, – conclude la curatrice  «può essere raccontata attraverso fotografie, video (sonorizzati o senza audio), performance, disegni, dipinti, sculture, installazioni che richiamano frammenti di ricordi o di emozioni o di legami presenti (o spezzati). E questi frammenti di vite, confluendo in un unico corpo narrativo, destinato a essere pubblicamente mostrato, assumeranno il valore di testimonianze storiche, formando una sorta di capsula del tempo propiziatoria per il presente futuro, per non perdersi».

Riccardo Lo Re

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