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23 Ottobre 2019

Paris, Capital of Fashion


Dici Parigi e ti viene in mente la Moda. O forse l’Haute Couture o il Prêt-à-porter. Ma scindere Parigi da questa associazione è impossibile, perché nonostante gli assalti continui alla sua reputazione è ancora oggi la capitale indiscussa del glamour.



Il connubio fra Parigi e la moda nasce tanto tempo fa, ma possiamo fissare un inizio in grandeur all’epoca di Luigi XIV, alla corte di Versailles. Fu proprio il Re Sole a considerare il suo sontuoso abbigliamento personale parte integrante della grandezza della sua reggia. Il Re considerava l’artigianato, lo stile e la cultura francese veicoli per accrescere il potere e il prestigio della monarchia, e il suo ministro delle finanze Jean-Baptiste Colbert ne regolò rigorosamente la produzione nazionale disapprovando le importazioni dall’estero. In seguito, gli stravaganti esperimenti di stile di Maria Antonietta (“la madre di tutto il business della moda”, secondo il modista inglese Stephen Jones) influenzarono le donne aristocratiche di tutta Europa, e alla fine del 1700, i cicli semestrali di moda primaverile e autunnale diventarono una consuetudine che ci accompagna ancora oggi.


La spettacolare mostra Paris, Capital of Fashion, allestita al Fashion Institute of Technology (FIT) di New York, e curata dalla direttrice Valerie Steele, presenta 100 fra abiti e accessori dal XVIII secolo ad oggi, rendendo omaggio all’illustre capitale della moda e al suo ruolo nella cultura cosmopolita.


Nella galleria introduttiva Parigi viene collocata in un contesto globale, dialogando con le altre capitali della moda, in particolare New York. La couture parigina si sviluppò proprio nel momento in cui decollò l’industrializzazione della moda: paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania erano più industrializzati della Francia, ma la Francia si distinse per l’Haute Couture, la moda di alta arte e lusso.



Entrando nella galleria principale della mostra, i visitatori si immergono nel fascino mitico della moda parigina, in un percorso che va dallo splendore reale di Versailles (di cui è stata ricostruita la Sala degli Specchi) allo spettacolo dell’alta moda di oggi. Abbigliamento e accessori provengono da musei europei, inglesi e nord-americani, ma anche da archivi di couture e collezioni private.


Nella metà del XIX secolo, appare sulla scena Charles Frederick Worth, uno stilista inglese che a Parigi regnò come sovrano, creando lo stile dell’epoca: in mostra sono rappresentati tre suoi abiti preziosi e splendidamente rifiniti. Worth seppe servirsi del piccolo artigianato della sartoria francese trasformandolo in una grande azienda di classe. Essere vestiti da Worth era misura di uno status sociale, come testimonia in modo eclatante l’abito da ballo del 1883, decorato in oro, per Mrs. Cornelius Vanderbilt II.


La sezione della mostra “Paris=La Parisienne = Fashion” illustra il lavoro visionario, profondamente generazionale, di accessori e finiture francesi. La costruzione culturale della moda parigina, appoggiata da artisti come Stéphane Mallarmé e Édouard Manet, non sarebbe esistita senza gli artigiani che realizzarono pizzi, bottoni, guanti, cappelli, scarpe, ombrelloni e ventagli senza eguali.


Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Haute Couture entrò in una nuova età dell’oro, fra il 1947 e il 1957, e negli anni ’80 fu riconosciuta come parte del patrimonio della Francia. Presentando un abito couture originale di Chanel insieme a una copia praticamente identica venduta in un grande magazzino di Ohrbach, la mostra ci racconta anche come l’idea di moda parigina abbia attecchito negli Stati Uniti.



Gli americani, a causa del loro background puritano, sono sempre stati ambivalenti nel giudizio sulle creazioni di couture indossate dalle belle europee. Ma l’innovativa Claire McCardell, influenzata dai tagli sensualmente fluidi di Madeleine Vionnet, ha portato quella fluida libertà nell’abbigliamento sportivo americano, come dimostra il suo ensemble per Townley (1945-55).


Spiega Valerie Steele: “I parigini hanno inventato l’alta moda, e hanno quel je ne sais quoi. Questa è la prima mostra che guarda davvero a Parigi in un contesto globale e spiega, storicamente, come è diventata così importante, così unica in tutta la storia della moda, e anche come crea e riesce a mantenere l’aura del suo marchio di fabbrica quale città della moda per eccellenza”. Steele sottolinea che si può tracciare una linea continua “dallo splendore della corte reale allo spettacolo dell’alta moda”.


Questo splendore è un tema ricorrente della moda francese, come testimoniano due creazioni simboliche della mostra. Una, è il corto abito rosso e oro disegnato da Karl Lagerfeld per la collezione Chanel Haute Couture Autunno-Inverno 1987-88 e denominato “L’île enchantée”, l’altra è l’abito disegnato da John Galliano per la collezione Dior Haute Couture Autunno-Inverno 2001, ispirato a Maria Antonietta.


Negli anni Ottanta, il trasgressivo nichilismo dei designer giapponesi Rei Kawakubo e Yohji Yamamoto rappresentò una minaccia esistenziale al ruolo preminente di Parigi, ma la minaccia fu elusa, perché questi innovatori di stile decisero di sfilare a Parigi. E oggi, nell’era della globalizzazione, anche gli stilisti stranieri scelgono di presentare le loro collezioni a Parigi, sede di gruppi del lusso come LVMH e Kering.


La Ville Lumière tuttora difende il suo titolo di capitale mondiale della moda incarnando i sogni di intere generazioni e mantenendo intonsa la sua unica allure, con buona pace delle altre capitali della moda.


Nathalie Anne DoddParis, Capital of Fashion
Dal 6 settembre 2019 al 4 gennaio 2020
Museum at the Fashion Institute of Technology
227 West 27th Street
New York City 10001-5992

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