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Paolo Fresu e quel ponte virtuale tra la Sardegna e le Dolomiti
23 Giugno 2020

Paolo Fresu e quel ponte virtuale tra la Sardegna e le Dolomiti


Il suono della tromba è un ponte che unisce due terre magiche e lontane. Da una parte il mare della Sardegna, dall’altra la montagna del Trentino. Paolo Fresu, jazzista di fama, sardo di Berchidda, ha pubblicato il suo ultimo lavoro realizzato in rete durante il coronavirus. Si tratta di una breve esibizione a distanza pensata e costruita insieme alla banda Mùsega de Poza di Pozza di Fassa, piccolo paese che si trova nella spettacolare Val di Fassa, tra le imponenti vette delle Dolomiti. Per l’occasione, Paolo Fresu e la banda trentina hanno interpretato No potho reposare, uno dei brani della tradizione sarda più belli e popolari in assoluto. Il risultato è un emozionante concerto senza confini voluto per celebrare il nuovo inizio dopo i mesi più duri della pandemia di coronavirus.



Paolo Fresu, trombettista e filicornista, artista capace di unire la musica ai temi più nobili e profondi, in passato aveva già collaborato con la formazione trentina. Nei giorni scorsi è stato invece rivisitato lo storico brano isolano. Fresu ha suonato davanti al mare di Alghero, con Capo Caccia sullo sfondo. La banda Mùsega de Poza si è invece esibita nella Valle San Nicolò, su un immenso prato verde circondato da boschi verdi e vette ancora innevate.



Su Facebook Paolo Fresu ha poi spiegato il significato del video. «L’inno laico sardo \"No potho reposare\" sarà l’ultimo lavoro pubblicato in rete al tempo del coronavirus – ha scritto il musicista -. Sono fiero ed emozionato di poter ripartire, e di guardare il mondo con occhi luminosi per raccontare il sorriso nascosto da una mascherina. Quando ho visionato il filmato degli amici ladini mi sono emozionato come mai era successo in questi lunghi mesi. Perché accoglie e raccoglie tutto ciò che il Covid-19 ci ha negato. Lo spazio, il contatto con la natura, la musica collettiva, la follia, il sogno, la socialità, la felicità, la fierezza, la lingua, la dignità, l’appartenenza. 



I costumi tradizionali illuminati dai volti dei bambini e dei grandi raccontano quanto le nostre diversità siano la più straordinaria occasione per costruire il futuro. Una dissomiglianza che diviene ricchezza e che può gettare un ponte, anche attraverso la musica, tra il Trentino e la Sardegna percorrendo un’Italia sorprendente e bellissima. Viva la musica e viva le bande, senza le quali le nostre vite sarebbero più povere».



E a proposito di ripartenza, Paolo Fresu, mentre il grosso degli appuntamenti culturali è stato annullato o è ancora in forse, ha da poco annunciato che la 33esima edizione del Time in Jazz andrà in scena anche quest’anno, con le dovute precauzioni. Il festival, di gran lunga uno degli eventi più importanti in Europa per quanto riguarda il jazz, avrà come sempre come epicentro il paese di Berchidda, a pochi chilometri da Olbia e dalla Costa Smeralda. Time in Jazz, comunque, farà tappa anche in altri centri in particolare del nord Sardegna, tra cui Arzachena.



Dario Budroni


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