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Nuraghe Losa e Santa Cristina, tra storia e futuro

Dalla realtà virtuale all’intelligenza artificiale. I siti archeologici si servono delle nuove tecnologie per raccontarsi

Nuraghe Losa Pozzo Sacro di Santa Cristina

Ci sono molti modi per raccontare il mito. Gli stessi siti archeologici, con i suoi resti rimasti intatti nonostante i capricci del tempo, riescono con le pietre a trasmettere una sorta di sacralità dei luoghi che vengono via via scoperti. Attorno ad essi si sono costruite delle straordinarie leggende tramandate per via orale da generazioni, lasciando quella magia aleggiare attorno alle mura di questi monumenti. Da oggi al Nuraghe Losa e il Pozzo Sacro di Santa Cristina qualcosa effettivamente sta cambiando, grazie a un progetto che intende cristallizzare il mito grazie ai nuovi servizi digitali disponibili sul mercato. Nabui Società Benefit, attraverso il piano di rilancio culturale Heritage Tourism Programme, ha deciso di realizzare alcuni contenuti servendosi della forza dell’interattività, dai suoi visori di realtà virtuale all’intelligenza artificiale.

I siti, raccontati da Cristina

Il racconto è davvero tutto se si vuole trasmettere la storia in tutta la sua essenza. E il digitale sotto questo aspetto può rappresentare una sfida per rompere certi limiti narrativi. «Abbiamo iniziato – sostiene Massimo Muscas, presidente della Cooperativa Archeotour di Paulilatino – un percorso sperimentale indirizzato verso nuovi modi di raccontare il Pozzo Sacro di Santa Cristina. Con questo progetto intendiamo sostenere buone pratiche di fruizione, proponendo punti di vista inediti della nostra comunità millenaria». Il mezzo ha certamente la sua importanza, ma senza un’adeguata ricerca sul campo è davvero difficile trasformare le idee in immagini concrete. L’ambiente da questo punto di vista ha dato una grossa mano. Partendo dalla comunità si è arrivati a sviluppare due storie che non sono mai state sviluppate. La prima è della giovane Cristina che, secondo la tradizione, è divenuta la fonte principale della nascita di questo parco archeologico composto dal Nuraghe Losa e il Pozzo Sacro di Santa Cristina. La seconda invece riguarda invece i bambini di Losa che, insieme alle loro famiglie, andavano a giocare proprio in quel sito, e a creare nuovi racconti prendendo spunto da quella magia che ancora oggi circonda l’intera area. Saranno dei dettagli, ma sono sufficienti per generare quel filo narrativo che collega passato, presente, e il futuro che verrà.

«Abbiamo il compito – continua Dario Vinci, presidente della Cooperativa Paleotur di Abbasanta – di raccontare il Nuraghe Losa alle nuove generazioni e ai visitatori del futuro e vogliamo farci trovare pronti. Lemergenza ci ha spinto ad accelerare i nostri processi di innovazione e a proporre nuove soluzioni per il turismo culturale in Sardegna».

I corti e le chatbot stories

Il progetto Nabui Società Benefit comprende due cortometraggi realizzati in realtà virtuale, visibili usando uno smartphone personale inseriti su dei visori disponibili dentro il bookshop del parco. I film, diretti da Girolamo Da Schio, sono stati girati usando delle moderne telecamere che hanno permesso una ripresa a 360° della scena, lasciando completa libertà all’utente di immergersi nel racconto insieme a Cristina e ai bambini alle prese con il loro gioco. A rendere il viaggio ancora più interattivo sono le chatbot stories. Un sistema che, collegandosi attraverso gli account Facebook di @cristinaproject e @losaproject, permetterà di aggiungere altri piccoli tasselli della storia del Nuraghe Losa e il Pozzo Sacro di Santa Cristina, sempre più ricca di suggestioni e di nuovi racconti, tutti da scoprire.

«Stiamo lavorando – conclude Roberta Falcone, responsabile del Heritage Tourism Programme di Nabui – a un programma aperto, in evoluzione, pensato per favorire il turismo culturale in Sardegna attraverso il coinvolgimento delle comunità. Losa e Santa Cristina sono i primi luoghi culturali che partecipano al nostro programma, ma contiamo di creare una rete di collaborazione e di scambi con altre zone sensibili dellIsola».

Riccardo Lo Re

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