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Maria Giovanna Cherchi: perché cantare è essere di questa terra
20 Gennaio 2022

Maria Giovanna Cherchi: perché cantare è essere di questa terra


Maria Giovanna Cherchi è una cantante ed è anche una prof: con una laurea scienze teologiche infatti insegna religione. La musica popolare sarda risuona del progetto personale della cantante di Bolotana che, in tour tra l’estero e la sua isola, tra istituti penitenziari e monumenti, attraversa la traiettoria che va da celebri melodie tradizionali a canzoni del suo nuovo repertorio. «Insegnante per passione o una cantante per professione? Non saprei - insinua divertita Maria Giovanna Cherchi - Il fatto è che tutto coincide perfettamente nel mio bisogno di appartenere alla mia terra e di esprimerne il meglio. La mia vita mi piace così.» E conciliare le cose per l’affermata interprete richiede impegno e dedizione nonché un certo numero di capriole tra il sostegno dei collaboratori e quello delle agenzie.


Costantemente impegnata in iniziative di solidarietà, Maria Giovanna Cherchi ha cantato davanti a papa Benedetto XVI e di recente ha partecipato all\'inaugurazione dell\'anno accademico dell\'Università di Sassari. Si è esibita in una cerimonia la cui sontuosità raggiungeva quella della sua interpretazione, ne ha anticipato le suggestioni quando, accanto a Maria Elisabetta Casellati e Vittorio Sgarbi, il silenzio ha atteso la sua esibizione. Infine è esploso l’applauso e il Teatro Verdi è apparso come la voce di Maria Giovanna: incredibile e possente. Per l’occasione ha indossato un abito dello stilista Roberto Stella, un capo gran galà sui toni dell’azzurro, della collezione d’ arte realizzata per il maestro Elio Pulli.



Con la Banda della Brigata Sassari è oggi parte di un progetto prodotto e distribuito dal quotidiano La Nuova Sardegna con la R&G Music.


«La mia gratitudine è immensa per la R&G Music, una tra le principali etichette sarde, è l’agenzia che da quando avevo 17 anni mi segue nel management; - chiarisce Maria Giovanna Cherchi - sono per loro una di casa, prima coi padri poi coi figli, abbiamo creato nel tempo un rapporto che consente di chiedere reciprocamente sacrifici e favori, qualcosa che trascende il denaro perché arriva dalla cifra della stima. Ripeto, è questa dimensione che coltivo nella mia vita.»   


Di ritorno dalla Fiera dell’artigianato di Milano riferisce di un’atmosfera di rinnovato desiderio che si respira tra gli esseri umani. In aprile si sposterà ad Israele per una collaborazione importante con un interprete della canzone italiana. Uscirà in primavera il nuovo lavoro, il duetto a sorpresa che ricorda i suoi sodalizi musicali con esponenti dello scenario internazionale come Antonella Ruggero o Francesco Piu, una delle voci più rappresentative della Sardegna. Educata alla musica dal padre, veterano della canzone italiana, a 20 anni ha duettato con Piero Marras interpretando Prucurade ‘e moderare: dal video in anteprima il brano diventerà in seguito l’inno ufficiale della Sardegna perché nella vita quel che serve è una percentuale, non importa quanto costante, di fortuna. Nel carcere minorile di Quartucciu, incontri benefici le consegnano la portata di un consenso trasversale. Lei sembra saperlo da sempre e da sempre lo considerara un bene comune. «Ricevo come dono gratuito dall’esterno un’approvazione affettuosa - confida la cantante - che mi onora. Così cerco di restituire il senso profondo, i sentimenti migliori delle persone perché è questo che sta alla base di un popolo straordinariamente pronto a interpretare i cambiamenti che arrivano da fuori   



Il Premio Maria Carta le viene consegnato per la generosità di una voce che sa raccontare, attraverso la musica, una Sardegna vicina, in grado di mostrare il suo volto migliore. «È quello che incarna la prossimità dei sardi, adoro raccontare la capacità di un popolo di “mettersi accanto”. Ne faccio un valore assoluto della mia vita e della mia carriera»   


Viaggiatrice e insieme stanziale, Maria Giovanna Cherchi torna volentieri dalla mamma dove, dice, è tutto più facile. Nella sua terra, tra il campanile della chiesa di san Pietro e quello di san Bachisio, dal santuario del XIII e XIV secolo, la cantante genera vorticose interazioni sui media e sui social con la stessa naturale semplicità con cui si lascia accarezzare i lunghi capelli dalle persone per strada. Sono giovani e anziani a giurare che mai si sarebbero aspettati di sentire una voce tanto potente uscire da un corpo così esile. Una forza che sembra lasciar entrare un turbo e apporta, nel repertorio della canzone popolare sarda, il respiro internazionale alla matrice folclorica.


A suo agio tra i capisaldi del repertorio tradizionale come Ave Maria, No pothe reposar o Nanneddu meu, Maria Giovanna Cherchi preferisce il ruolo dell’interprete e infila nel cassetto i testi scritti da lei: il tempo è poco tra le melodie di autori importanti come Luigi Marielli, leader  dei Tazenda, che per lei ha composto Mediterranea.



Anna Maria Turra


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