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Marcello Fois: «A Verga dobbiamo il Verismo che anticipa tutta la letteratura successiva»
19 Giugno 2023

Marcello Fois: «A Verga dobbiamo il Verismo che anticipa tutta la letteratura successiva»


Marcello Fois, nel giorno di apertura al Salone del Libro di Torino 2023, prende posizione rispetto a questa affermazione di Susanna Tamaro: «Come si fa a fare appassionare i ragazzi alla lettura con Verga? Ai ragazzi bisogna far leggere cose che fanno loro eco dentro.» Poi, lost in traslation, a far eco immediato alla scrittrice è la voce tonante della Fondazione Verga.


Mentre Marcello Fois, perso nel programma serrato di appuntamenti del Salone, presenta nell’ordine: Michael Frank col suo Cento volte sabato di Einaudi, Michela Murgia, Paolo Milone con Astenersi principianti, un’intervista in pubblico, una lettura de L\'infinito non finire con la musica di Gavino Murgia e, a seguire, una cena di solidarietà con Carlo Lucarelli e altri scrittori, in un progetto per raccogliere fondi da dedicare al progetto Casa di Alice.


Lo scrittore nato a Nuoro contesta l\'idea di Susanna Tamaro che Giovanni Verga sia noioso da studiare sui banchi di scuola. Dissente e accosta una sua replica che risuona all’appuntamento di Torino come la straordinaria testimonianza di un appassionato della comunicazione «Non siamo in grado di insegnare a leggere ai nostri ragazzi se non attraverso un atto di fascinazione.» E per l’autore, membro di giuria del Premio letterario Costa Smeralda, l’idea di migliorare l’assetto scolastico togliendo di mezzo Giovanni Verga è un controsenso incomprensibile e probabilmente il frutto di un’assurda tentazione perché è grazie alla naturale realizzazione della personalità di questo scrittore dall’importanza storica se esistono gli autori di oggi.


«Non è che se noi facciamo i ragazzi con i nostri ragazzi, loro poi ci vogliono più bene, – continua Marcello Fois – trovo questa attitudine superficiale. Verga non è eludibile, a lui dobbiamo il Verismo che anticipa e decodifica tutta la letteratura successiva. Se non esistesse Verga non ci sarebbero Gadda o Camilleri, né ci sarebbero tutti gli americani perché tradotti poggiano su quella sua struttura precisa. Verga è dappertutto, senza di lui poco o niente sarebbe comprensibile della modernizzazione delle strutture narrative dei romanzi e dei racconti del Novecento, addirittura si andrebbe perdendo uno dei momenti più alti della produzione letteraria nazionale.»



Aggiungono, gli studiosi Gabriella Alfieri e Andrea Manganaro dalla presidenza del consiglio scientifico intitolata all’autore siculo, che il valore dell’opera di Verga è fornire ai ragazzi la sensazione di rispecchiamento che gli psicologi additano come passaggio fondamentale per la crescita dell’io.


Marcello Fois, classe 1960, è lo scrittore, il commediografo e lo sceneggiatore italiano che di certo non avrebbe mai pensato di trovarsi a prendere una posizione sulla portata di Giovanni Verga. E in un orizzonte scolastico in cui l’insegnamento diventa una pedina decisiva, ma invisibile, quasi al di sopra del gioco in cui è coinvolto, non può aver luogo un apprendimento della letteratura se si rinuncia ai grandi classici e alle domande di senso che da essi possono scaturire.


Eppure che qualcosa non funzioni più nell’insegnamento della nostra lingua a scuola lo dicono i dati sugli indici di lettura degli italiani, ma questo ha poco a che fare con la logica del mercato del libro e dei suoi interessi economici. Susanna Tamaro intanto accoglie la reazione come un chiaro fraintendimento delle proprie intenzioni e dice: «Scrivo libri per bambini dal 1991, ho un po’ il polso della situazione.» E, precisando che non c’è alcun intento denigratorio verso autori classici o istituzioni, aggiunge: «Ho approfittato della polemica per prendere in mano Storia di una capinera, l’opera prima di Verga che ancora non avevo letto e mi sto perdendo nelle meravigliose descrizioni.»


La posizione di Marcello Fois, che nella sua lunga traiettoria letteraria ha ricevuto diversi riconoscimenti, ribadisce che un intellettuale, ben al di là di qualsiasi intento pubblicitario, ha l’obbligo di interrogarsi sullo stato di emergenza in cui versa l’istruzione «Davvero la scuola costruisce cittadini, è in grado di risollevare il PIL, un’istruzione che non funziona manca il suo obiettivo e indebolisce la società nelle promesse del suo sviluppo – dice Fois – e saper argomentare per i ragazzi è importante, nell’emergenza che riguarda la lettura, fondamentale è il passaggio di riuscire a leggere una struttura in rapporto a quello che è uno scrittore.»   



Marcello Fois, autore tra l’altro di La mia Babele, in cui curiosamente appare l’angelo della scrittura, è noto per i suoi lavori che testimoniano l’aderenza al genere noir, spesso inserito in un contesto regionale ben definito, quello sardo, è il cofondatore del Festival letterario di Gavoi. E oltre alla postura dello scrittore, i suoi affondi sono sul valore estetico ed etico che in Verga non può essere messo né da parte né in discussione, insiste sul dato che un uomo colto non tenderà a ridimensionare la propria rilevanza nei processi decisionali e operativi.


Poi, come in una novella attraversata da una Lupa, sembra suggerire ai ragazzi che c’è qualcosa di avvincente nel riuscire a sottrarsi dalla tirannia della mediocrità.



Anna Maria Turra


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