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Malattie tecnologiche, come affrontarle con il lockdown

Alcuni studi evidenziano come la vita ai tempi del lockdown comporti rischi per la salute a causa dei cambiamenti nello stile di vita

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Tra le molte abitudini che il lockdown ha modificato nella nostra quotidianità c’è anche il rapporto con lo schermo, anzi gli schermi. L’emergenza ha fatto salire i livelli di dipendenza da device rendendo necessario alzare in maniera significativa il controllo del tempo passato davanti ai nostri televisori e agli schermi di pc o cellulari.

Il report 2020 dell’Istat

I dati di rilevazione nel Rapporto annuale 2020 dell’Istat parlano chiaro definendo i media: «un indispensabile canale di aggiornamento sull’evoluzione della situazione oltre che intrattenimento»,  la platea degli spettatori è aumentata di 4 milioni di persone , dato generato per il 37% circa dalla fascia di età compresa fra i 45 e i 64 anni (più 41,2% rispetto allo stesso periodo del 2019), seguito dai senior con il 24,1 (l’incremento è stato del 23,3%) e dalla fascia 25/44 anni con il 23,9% (+47,9 rispetto al 2019). Significativo l’aumento di bambini e adolescenti compresi fra i 4 e i 14 anni che è pari ad un incremento del 50-60% confrontato con l’anno precedente.

Il consumo digitale durante il lockdown

Nel quotidiano, per molti stravolto dalla nuova condizione di reclusione, il tempo si dilata e lo schermo di televisione, computer e cellulare diventa il nuovo contatto con l’esterno, il comodo sistema per ratificare gli affetti, le amicizie, il lavoro e il gioco.

Intrattenimento, film, informazione, serie televisive ci hanno tenuti incollati allo schermo per quasi 6 ore al giorno; se pensiamo al tempo passato per smartworking, didattica a distanza, whatsapp, sms, videochiamate, gaming, piattaforme per videoconferenze on line capiamo quanto la tecnologia da un lato ci abbia aperto degli scenari di possibilità e dall’altro abbia modificato radicalmente i ritmi ai quali il nostro fisico era abituato.

La tecnologia e i rischi per la salute

Ma quali sono le insidie per la nostra salute? Adoperiamoci per avere, per quanto possibile, un atteggiamento vigile sull’insorgere di malattie o di dipendenze che si presentano spesso sotto l’intrigante aspetto della novità.

Si associa all’eccessivo uso delle tecnologie una serie di disturbi come la sindrome del tunnel carpale e la tendinite da sms o da joystick. La prima rientra nelle cosiddette malattie professionali ed è riscontrata spesso in chi suona strumenti a corda. È causata dai movimenti veloci e ripetitivi delle dita sulla tastiera e della mano nell’utilizzo del mouse. Questo disturbo si manifesta con un iniziale formicolio, con gonfiore della mano e con una sensazione di fastidio, che in alcuni casi può diventare dolore. La tendinite è invece un’infiammazione del rivestimento del tendine del polso, causata dal rapido movimento del pollice sulla tastiera del cellulare e dai movimenti da playstation e mouse.

Da non sottovalutare è certamente la serie di disturbi legati alla postura che si assume stando davanti al computer; buona norma è alzarsi di frequente e una regolare attività fisica. Pessima è la tendenza di lavorare con il pc appoggiato sulle gambe, specie per gli uomini: l’elevata temperatura può causare la morte degli spermatozoi e portare all’ infertilità.

Internet addiction disorder

Aumentano i disturbi del comportamento: il cosiddetto Internet addiction disorder è la depressione che coglie chi sta troppo on line. Accresce il senso di solitudine o di isolamento che diventa una delle cause dei disturbi della personalità e della riduzione della capacità di relazione, soprattutto fra i più giovani. La sindrome trance dissociativa da videoterminale è ormai entrata nella classificazione dei disturbi degli adolescenti che fanno un uso smodato dei videogiochi, e si manifesta con un forte stato confusionale al quale si associano disturbi del sonno, ansia e aggressività.

Psicologi e psichiatri hanno dato, in merito, alcune indicazioni: per avere un corretto rapporto con la realtà, il tempo di fronte allo schermo non deve superare le due ore consecutive per i ragazzi, mentre gli adulti possono alternare le due ore a intervalli (almeno di 15/20 minuti). Anche l’uso irrazionale del cellulare ha riflessi negativi sulle relazioni sociali provocando un indubbio ed evidente impoverimento del lessico attraverso un linguaggio sempre più sintetico e sostituito da simboli.

La ricerca dell’Università di Verona

Uno studio italiano pubblicato sulla rivista Obesity e condotto dall’Università di Verona, evidenzia come il lockdown abbia minacciato seriamente la salute dei teenager aumentando sedentarietà, fruizione di tv, tablet, pc e consumo di “cibo spazzatura”. L’indagine ha coinvolto 50 ragazzi sovrappeso dall’età media di 13 anni e ha mostrato che «il tempo trascorso davanti a uno schermo, escluse le ore di didattica a distanza, è praticamente raddoppiato rispetto a prima del lockdown». Se a ciò si aggiunge l’annullamento dell’attività fisica, che prima faceva parte della routine, appare che bambini e ragazzi, in sovrappeso o meno, subiscono un grosso impatto sul loro benessere fisico. Inoltre, sul piano psichico incide il cosiddetto “tele-abuso”, vale a dire l’utilizzo sistematico, quotidiano ed eccessivo degli schermi e la “tele-fissazione” vale a dire quella sorta di contemplazione anomala della tv. Le immagini, i suoni e i colori saturano tutti i sensi e le aspettative del cervello in una sorta di sequestro dell’attenzione dei ragazzi. Inoltre, restare fermi, in silenzio, ignorando completamente le persone presenti nella stanza sono condizioni che, se perpetrate nel tempo, possono innescare disturbi depressivi, dell’apprendimento e difficoltà nelle relazioni interpersonali.

I nostri schermi, finestre della tecnologia in grado di renderci la vita più comoda e ricca, si aprono anche su una costellazione di criticità legate all’equilibrio psicofisico che sono ancora ben lontane dall’essere messe a sistema e completamente definite.

Anna Maria Turra

Fonti
  • I dettagli della ricerca “Effects of COVID‐19 Lockdown on Lifestyle Behaviors in Children with Obesity Living in Verona, Italy: A Longitudinal Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Obesity.a
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