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La Tomba dei giganti Su mont’e s’Abe, a pochi passi da Olbia

Olbia ospita uno dei momenti simbolo dell’epoca nuragica. Una struttura dedicata al culto dei defunti rimasta intatta

Su mont’e s’Abe

La città di Olbia ha davvero tutto. Le spiagge, come la celebre Rena Bianca, ma anche un centro storico ricco di storia. Non è solo la quantità di monumenti a fare la differenza. È un discorso di prospettiva. La città è stata (e lo è ancora) protagonista di tutte le fasi della Storia dell’uomo. Primo fra tutti, l’età del bronzo, di cui si sono trovati i resti della tomba dei giganti Su monte sAbe. È straordinario come in una zona così ristretta siano presenti due monumenti di due epoche così lontane. In basso, un sito archeologico dell’età del bronzo, e poco più in alto, alzando lo sguardo, Il castello di Pedres, di epoca invece medioevale.

Su monte sAbe, la struttura iniziale

Ma per raggiungere la vetta, bisogna prima compiere un salto indietro nel tempo.  La tomba dei giganti Su monte sAbe è stata scoperta attorno agli anni ’60, e da quel momento, rappresenta una meta imprescindibile per i visitatori in Sardegna. Il motivo è dovuto in particolare alla condizione di questa struttura. Di alcuni monumenti dell’epoca nuragica sono stati ritrovati solo alcuni resti. Nel caso di Su monte sAbe, il complesso archeologico di Olbia è rimasto in un ottime condizioni.

Questa tomba dei giganti possiede alcune caratteristiche uniche. Uno di questi è il suo utilizzo in occasione delle sepolture, che in questo caso erano collettive. Un altro punto interessante riguarda la sua realizzazione, avvenuta in diversi momenti storici. Il primo viene collocato attorno al periodo della cultura di Bonnanaro, quando è stata costruita una prima tomba, che per la sua forma ricorda una un sepolcro denominato ad allée couverte, un dolmen leggermente allungato usato come camera sepolcrale.

Il passaggio alla Tomba dei giganti

Solo nel II millennio a.C Su monte sAbe passa ad avere l’aspetto tipico delle tombe dei giganti (si parla del 1600 a.C.). In quel periodo viene costruito un edificio con una base rettangolare che termina in fondo con una lieve forme circolare.

Dall’alto invece, si ha l’impressione di avere davanti il volto di un toro, che per gli abitanti dell’epoca era simbolo di fertilità. Ma è la facciata ad avere tutte le caratteristiche del monumento nuragico. Di fronte all’entrata viene realizzata una lunga esedra semicircolare. E in mezzo a questa lunga cinta di roccia (di cui si trovano purtroppo solo alcuni resti), una stele con al centro un portale introduceva verso la tomba. Su monte sAbe è davvero immensa, a tal punto da essere considerata una delle più grandi ritrovate in Sardegna grazie ai suoi 28 metri di lunghezza e i suoi 6 metri di larghezza. Lo stesso corridoio d’ingresso, rimasto in piedi nonostante tutto, permette di comprendere appieno la magia di queste strutture realizzate in un periodo così lontano dal nostro. Un’epoca che riserva ancora grandi sorprese per l’uomo, viste le notizie di nuovi scavi in vista dei prossimi anni. Per chi volesse continuare questo viaggio storico, qualche metro più avanti, tra un sentiero e un altro, è presente proprio Il castello di Pedres. Un’occasione da prendere al volo.   

Info utili

Per arrivare al sito archeologico, da Porto Cervo si prende la SP59 per poi andare verso la strada provinciale 73. Alla Rotonda Piliezzu si svolta verso la 2ª uscita verso la Strada Statale 125 Orientale Sarda, mantenendo la stessa strada fino alla 125 Settentrionale Sarda. Dopo Via Lori si procede verso Via Castello Pedrese e Via Caterina Longa.

Riccardo Lo Re

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