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La sfinge della Gallura
6 Marzo 2020

La sfinge della Gallura


Sardegna terra di paesaggi mozzafiato e di misteri da svelare, nonché isola che ancora oggi riesce a stupire coloro che decidono di andare alla scoperta dei suoi paesaggi. Non sempre però si tratta di grandi castelli poggiati sulla cima di una montagna o antichi circoli rituali lasciati dalla millenaria civiltà nuragica. Anche le cose più piccole in quest’isola riescono a strappare un moto di sorpresa e qualche fotografia ricordo, ne è un esempio la sfinge della Gallura ad Arzachena chiamata anche Punta di Maltinu.



Situata a 3 chilometri dalla città in una zona sopraelevata dalla quale è possibile ammirare la valle circostante, si tratta di un monolite che si erge solitario per circa 10 metri, largo 12 e ricco di insenature e spazi alla base.



Perché viene chiamata “la sfinge della Gallura”? Su uno dei suoi lati la roccia, grazie alle sue rientranze, ha assunto la forma di un volto impegnato a osservare l’orizzonte, congelato per sempre in una espressione seria e imperscrutabile.


Ma gli anziani del luogo non sono convinti che si tratti dell’opera degli elementi e le comunità di queste zone infatti, quasi a ribadirne le origini mistiche, hanno voluto dare tanto tempo fa a questa roccia il nome di Punta di Maltinu, dedicandolo al protagonista della leggenda collegata a questo monolito.



Eccola qui dunque la storia di zio Maltinu, una di quelle favole fantastiche che ti aspetteresti proprio da coloro che ormai da tanto tempo abitano le terre della Sardegna.



C’era una volta agli inizi del 1900 zio Maltinu, un pastore che dedicò la sua vita alla montagna, vivendo in solitudine di allevamento e cacciagione. Sempre cortese e pronto a condividere i suoi beni con le persone di passaggio, non aveva mai desiderato vivere in altri posti che non fossero la sua amata valle.



Un giorno però, le persone che andavano abitualmente a trovarlo non lo videro più e così decisero di andarlo a cercare per assicurarsi che stesse bene. La leggenda narra che lo trovarono seduto sotto il monolito con un’espressione serena in volto, addormentato e poi spirato serenamente tra le amate colline che chiamava casa.



Il volto che oggi si può vedere senza fatica impresso nella roccia sarebbe quindi, secondo la favola quello di zio Maltinu, il quale dopo la sua morte si legò con lo spirito alla roccia per poter vegliare per sempre su quei paesaggi a lui così cari.


Una storia che di certo fa sognare e che anche per questo motivo ogni anno attira tanti visitatori desiderosi di vedere quello stesso paesaggio che ancora oggi vede zio Maltinu.



Benedetta Piras


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