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La Sardegna di Edina Altara in mostra a Olbia

L’Art Port Gallery dell’aeroporto Costa Smeralda propone una nuova interessante iniziativa inedita con una esposizione dedicata alla grande artista sassarese

Ventisei opere che, come in un mosaico caleidoscopio, raccontano la vita di una straordinaria artista sarda del Novecento. Un’occasione da non perdere per riavvolgere il nastro della storia, viaggiare indietro nel tempo e conoscere più da vicino Edina Altara, una delle più importanti pittrici e illustratrici italiane. Grazie ad una mostra organizzata da Maria Assunta Fodde di Geasar e dal pronipote dell’artista, Federico Spano negli spazi espositivi Artport Gallery dell’aeroporto di Olbia Costa Smeralda.

Tutti i dettagli sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa con una inaugurazione che ha già registrato l’interesse e la curiosità dei tanti turisti che affollano lo scalo aeroportuale in questi primi giorni del mese di agosto. «Siamo orgogliosi di poter ospitare questa mostra – ha commentato Maria Assunta Fodde di Geasar – perché ci piace pensare che questa sia la prima esposizione inedita che ci racconta come Edina Altara amava la Sardegna e di come ha rappresentato il nostro mondo attraverso gli abiti.  Sono due anni che stiamo lavorando a questa iniziativa e ci fa piacere che d’estate i turisti che passano in questa sala possano conoscere questa artista attraverso il suo sguardo sulla Sardegna».

Sarà possibile toccare con lo sguardo disegni, dipinti, collage degli anni Trenta e Quaranta, ma soprattutto piatti e mattonelle dipinti a caldo realizzati a Faenza su bozzetti di Edina Altara, oltre alle numerose mattonelle realizzate con la tecnica a freddo con la prevalenza di figure femminili eleganti e solenni, ma comunque moderne. In controtendenza alla raffigurazione classica dell’immaginario popolare folkloristico a vantaggio di stilizzazioni neutre “da figurino di moda” e con l’obiettivo di esaltare grazia, colori e fisionomie dell’Isola attraverso il mondo femminile. Particolarmente emozionato e soddisfatto Federico Spano, pronipote dell’artista e giornalista de La Nuova Sardegna, che ormai da anni è impegnato nella ricerca delle opere e nella relativa acquisizione con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale di un’artista che ancora oggi è poco conosciuta e che meriterebbe uno spazio nell’olimpo dei grandi maestri dell’arte sarda. Al pari di Maria Lai, Giuseppe Biasi, Costantino Nivola, Salvatore Fancello e tanti altri.

«Purtroppo nel lavoro di valorizzazione delle opere di Edina Altara – ha commentato Spano – mi son reso conto come anche nell’arte vi sia una sorta di questione di genere e di sottovalutazione proprio perché donna. Le quotazioni, per esempio, a parte il caso eccezionale di Maria Lai, sono di molto inferiori ai colleghi di Edina Altara dello stesso periodo come Mario Sironi e Massimo Campigli. E mi trovo dunque a lottare anche in questo senso. Per quanto riguarda Edina, possiamo dire che fin da piccolissima inizia a disegnare e decorare, aveva sempre le forbici in mano, poca la voglia di studiare, però voleva fare quello. Fino a quando il grande pittore Giuseppe Biasi che non abitava distante da Edina si accorse di questa sua attitudine e la coinvolse in una delle sue prime mostre. Edina a sedici anni poté esporre le sue opere a Milano insieme a quello che era già un artista affermato e conosciuto. Fu poi sempre a Milano grazie alla collaborazione con uno dei più grandi architetti dell’epoca, Gio Ponti, che Edina è fiorita al massimo della sua espressione artistica. Ma la sua soddisfazione più grande arrivò quando una delle sue opere fu acquistata dal Re Vittorio Emanuele III. Per una ragazza sarda – ha poi proseguito Spano – vedere una propria opera acquistata dal Re d’Italia era qualcosa di assolutamente straordinario. La Sardegna in quel periodo era al confine del Regno e le stesse riviste dell’epoca facevano fatica a crederci mettendo in discussione la bravura di Edina proprio perché era donna e la definivano infantile, istintiva e primitiva accusando, poi, i critici che ne parlavano bene di essere ammaliati dalla sua bellezza». Sarà possibile visitare l’esposizione in aeroporto a Olbia fino al 4 settembre prossimo.

Davide Mosca

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