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La cripta di Santa Restituta

Lo splendore di un’opera barocca che vanta un’origine antichissima

La Chiesa di Santa Restituta, situata nello storico quartiere di Stampace di Cagliari, è una piccola chiesa in stile barocco, eretta intorno al XVII secolo presso la via di Sant’Efisio. La sua facciata presenta contorni all’apparenza semplici, ma è quello che “nasconde” a renderla tanto speciale: sotto di essa si cela infatti una delle testimonianze più affascinanti del patrimonio culturale sardo, una cripta sotterranea che, per tradizione, si può ricondurre sia alla storia della cristianità sia a quella millenaria della civiltà sarda.

I segreti della cripta di Santa Restituta

La cripta di Santa Restituta è un ipogeo, ovvero una cavità sotterranea di origine naturale sepolta sotto il manto cittadino. Già conosciuta in età tardo punica e romana, nel corso dei secoli il sito ha subito diversi cambiamenti e lunghi periodi di abbandono, che l’hanno reso prima zona di scavi minerari, successivamente chiesa rupestre in età paleocristiana e, per finire, perfino rifugio antiaereo in tempo di guerra.

L’ambiente sotterraneo si presenta irregolare e allungato, la sua sala principale è connessa agli ambienti minori per mezzo di stretti passaggi ed è collegata tramite due scale all’ambiente esterno.

In tempi antichi, il luogo era usato sia come cava mineraria per l’estrazione del calcare sia come deposito di anfore. Dopo un primo abbandono durato fino al I secolo d.C., nel XIII secolo venne riconvertito a chiesa di rito bizantino ortodosso, della quale è rimasto a testimonianza un affresco raffigurante San Giovanni Battista, probabilmente facente parte di un complesso pittorico molto più ampio che ricopriva tutte le pareti.

La cripta nel corso dei secoli

A questo primo periodo segue un successivo abbandono, fino al XVII secolo e alla costruzione della chiesa odierna. È nel 1614 che vengono ritrovati, all’interno della grotta, i resti di Santa Restituta d’Africa, portati in Sardegna dall’Africa settentrionale intorno al V secolo. A seguito del ritrovamento, la cripta venne ristrutturata, furono creati un’edicola sacra e un altare in laterizio per ospitare la statua commemorativa della santa, a cui venne associata la figura di Santa Restituta cagliaritana, madre di Sant’Eusebio vescovo di Vercelli. Venne inoltre costruita un’alcova contente la presunta colonna del martirio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la cripta fu utilizzata come rifugio antiaereo durante i pesanti bombardamenti, e le reliquie della santa furono spostate nella chiesa di Sant’Anna, dove tutt’ora risiedono.

Dopo la guerra, la chiesa è stata riaperta al culto solo nel 2008 e restaurata nel 2017. La sua cripta, aperta al pubblico, rappresenta, con i suoi simboli sacri e le alcove riparate nella roccia, un’importante memoria per la storia della Sardegna e del recente conflitto.   

Francesco di Nuzzo

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