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7 Agosto 2019

La bontà della natura si scopre in fattoria


Un angolo di paradiso nel regno della vacanza di lusso. Un Eden a portata di mano, secondo il concetto di viver bene che contraddistingue la vacanza del presente e del futuro. La Fattoria del Cala di Volpe è un ritorno alla natura, una novità assoluta nell’offerta del gruppo Marriott, che gestisce gli alberghi di proprietà di Qatar Holding.



La filosofia è quella che vuole tornare ai cibi del passato e alla loro semplicità, in un ambiente decisamente rustico: una grande tavola, come quella usata nei casali di un tempo e immersa tra alberi di alto fusto, alla quale, fino a tutto il mese di settembre, potranno sedersi dalle 12 alle 20 persone.



Il cibo a chilometro zero che entra nelle cucine di uno degli hotel più famosi e rinomati al mondo. Il concetto e l’evoluzione green si elabora in un pezzo di terra di 400 metri quadrati, vicino all’hotel icona della Costa Smeralda, dove si coltivano prodotti biologici. Il Cala di Volpe apre le porte a chi desidera provare l’esperienza dell’agricoltore e dell’allevatore. Intuizione, perché nella vita convulsa sono sempre più rari i momenti nei quali si raggiunge una totale simbiosi con la natura, di cui il cibo è espressione compiuta. Tra i filari, raccogliendo grappoli d’uva, pesche e ciliegie. Il privilegio di poter creare la propria insalata di pomodori, carciofi, erbe aromatiche. Vivendo per un po’ in simbiosi con caprette e galline. Una chiave di promozione turistica innovativa, anche se soprattutto un modo per far provare ai propri clienti una dimensione vera della Sardegna e un contatto autentico con la natura incontaminata.



Da qui nasce l’esperienza dell’orto, che inizia a dare i suoi frutti dopo quattro anni di minuziosa ricerca lungo la strada del gusto. Il farmer si chiama Giovanni, cappello da cowboy, viso scavato dal sole, una passione per la propria terra che lo ha portato a coronare un sogno, grazie anche alla lungimiranza e all’intuizione di Marriott Costa Smeralda. La campagna a due passi dal Cala di Volpe.



Lui, 73 anni, originario di Isili, quattro anni fa ha iniziato a lavorare al suo orto, otto ore al giorno, senza sosta. Ora ha davanti agli occhi un gioiello, un luogo unico, un condensato di colori e profumi che spiegano bene le ragioni del legame con la terra che lega ogni agricoltore alla sua creatura.



Salvia, menta, timo, origano, melissa, prezzemolo, basilico, erba cipollina, rosmarino. Erbe aromatiche ed essenze i cui profumi si diffondono nell’aria rendendo unico il contesto. Poi i frutti dell’orto: a partire da fragole, angurie, cipolle bianche, fagiolini, peperoni, carciofi, zucchine e melanzane. La grande varietà della frutta di stagione comprende anche mele, arance, limoni, pere, fichi, cachi, pesche, nespole, albicocche e piante di melograno.



Ci sono i valori che identificano un territorio e che ora fanno parte, sono essenza stessa, di un’offerta turistica sempre più indirizzata a un pubblico di clienti vario ed esigente, cosmopolita e intergenerazionale.


Una interazione con il visitatore, che entra nel pollaio, può accarezzare le caprette, raccoglie le uova e i frutti dell’orto. Mangiare diventa poi quasi un complemento, la naturale conclusione di un viaggio a contatto con l’ambiente. Nel pranzo si possono indicare quali tra i prodotti raccolti nella cesta giornaliera si trasformino in ingredienti del menù personalizzato che verrà proposto per il pranzo o la cena. Un connubio di sapori a chilometro zero. Un cesto di verdure raccolte direttamente dell’orto diventa un piatto di eccellenza, grazie all’executive chef del Cala di Volpe, Maurizio Locatelli.


Giandomenico Mele

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