Home / Destinazione  / Dintorni  / Dintorni/Mete  / La bellezza delle miniere di Porto Flavia

La bellezza delle miniere di Porto Flavia

Oggi ha cessato l’attività diventando un importante museo a cielo aperto sulla costa della Sardegna

Porto Flavia

Esiste un luogo in Sardegna che sembra uscito direttamente da una fiaba, una fenditura nella parete rocciosa delle scogliere calcaree di Masua, che portava un tempo a ricchi giacimenti di zinco e piombo. La miniera a cielo aperto di Porto Flavia fa oggi parte del Parco Geominerario della Sardegna – riconosciuto patrimonio dell’Unesco – e la sua particolarità è proprio quell’entrata fatata che dà sul mare, progettata dall’architetto veneziano Cesare Vecelli, davanti allo Scoglio Pan di Zucchero, il faraglione più alto del Mediterraneo.

La storia

Il sito minerario era già conosciuto durante il Seicento, e vide la visita anche di un giovanissimo Gabriele D’Annunzio, inviato dalla rivista Cronaca bizantina per descrivere le condizioni di lavoro dei minatori. La sua affascinante struttura di supporto, invece, fu invece costruita solo nel 1924, in modo da facilitare le attività di estrazione e di stoccaggio della miniera. L’intero complesso prende nome dalla figlia del progettista e venne realizzato – dopo un anno di studi – scavando nella montagna calcarea due gallerie sovrapposte intervallate da nove silos ciascuna lunga 600 metri

La galleria superiore veniva così utilizzata per caricare i silos, mentre quella inferiore, mediante un nastro trasportatore, era la via per imbarcare il materiale nella stiva dei piroscafi, attraverso l’impiego di un braccio mobile. Questi serbatoi, scavati nella roccia, erano in grado di contenere oltre 10mila tonnellate di minerale. Inoltre, attorno al faraglione il mare era abbastanza profondo da permettere il passaggio per l’attracco delle navi e la sua particolare conformazione garantiva protezione dal vento e dalle onde, oltre che la possibilità di caricare i materiali direttamente dalle scogliere.

La costruzione di Porto Flavia venne ripagata in meno di due anni, e fu considerata una meraviglia tecnica per l’intero settore. Le condizioni di lavoro nella miniera, inoltre, erano notevolmente migliori rispetto a quelle normali, grazie a un innovativo sistema di rimozione delle polveri, alla buona ventilazione, luce naturale, macchinari all’avanguardia e salari migliori. In condizioni ottimali, l’impianto era in grado di consegnare oltre 500 tonnellate di minerale all’ora alle navi cargo, dirette in Francia, Belgio e Germania.

La miniera oggi

Oggi la miniera ha cessato la sua attività, ma è diventata un importante museo a cielo aperto sulla costa della Sardegna. Turisti e curiosi possono così ammirare le numerose grotte che si aprono sulle pareti calcaree e scistose a picco sul mare e visitare il “Museo delle Macchine da miniera” di Masua, per scoprire i segreti di un luogo che racconta un interessante spaccato della storia e della tradizione dell’isola.

Francesco di Nuzzo

Porto Flavia

Credits

  • massimo-virgilio unsplash
  • jurgen-scheeff unsplash

[aps-counter]