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Janas Escursioni, la Sardegna con-divisa passo per passo

Francesca e Loredana hanno deciso di cambiare vita per intraprendere il cammino minerario di Santa Barbara

Janas Escursioni

Non è mai corretto partire dalla fine. Ma al termine della chiamata si ha avuto come l’impressione di stare lì, insieme a loro, con lo zaino in spalle e il sorriso nel sapere di aver trasformato la loro passione in uno dei lavori più belli del mondo. In quel momento le Janas Francesca e Loredana si trovavano a metà strada del cammino di Santa Barbara, e dopo una breve sosta a Piscinas, a pochi passi da Giba, erano già pronte per la prossima meta, Sant’Anna Arresi. Fino ad ora, come spiega Loredana, avevano percorso una media di circa 17 chilometri a tappa; un ritmo sostenuto tenendo conto che devono mappare un’area che di lì a poco diventerà il centro delle attività di Janas Escursioni, un progetto nato con l’intento di mostrare gli itinerari più incantevoli della Sardegna, immergendosi in ambienti che ancora oggi conservano parte della sua storia.

Una piccola curiosità. Come siete arrivate al nome Janas Escursioni?

È stato merito di un lavoro di team building e della nostra coach, che ci trasmesso quelli che sono i nostri valori da esprimere durante i nostri viaggi. Le Janas richiamano un immaginario fantastico, ma nella tradizione sarda, come citato anche da Grazia Deledda, queste fate simboleggiano la donna che si prende cura dell’altro. Come guide ambientali ci riconosciamo molto in questa definizione, e cerchiamo di dimostrarlo regalando agli escursionisti un’esperienza che non è un semplice cammino, ma un viaggio capace di entrarti dentro, sin dal primo istante.

Che cosa vi ha spinto verso questa grande sfida?

Entrambe eravamo appassionate di escursioni, di arrampicata e di speleologia, e abbiamo deciso di cambiare vita dopo aver abbandonato i nostri precedenti lavori. Il fatto di provenire dal Sulcis Iglesiente ha influito molto su questa decisione, e dopo il corso per diventare guide ambientali escursionistiche, abbiamo cominciato a costruire il progetto, alla scoperta delle aree dell’Arburese, del Guspinese e del Sulcis.

Che tipo di obiettivo vi siete poste per il cammino minerario di Santa Barbara?

Lo stiamo affrontando con un approccio professionale, che ci permetterà di conoscere non solo le meraviglie di questi luoghi, ma anche l’eventuali criticità. È davvero importante capire, a seconda della tappa che stiamo percorrendo, quali soluzioni adottare nei confronti dei clienti, soprattuto nel caso in cui bisogna intervenire sulla logistica. Lo stiamo facendo proprio in questo momento con nostri zaini pesanti che devono essere portati di tappa in tappa. In un cammino di sono diversi aspetti da curare, e il trasporto ha un ruolo davvero centrale.

A tal proposito, come vi siete organizzate per questa tappa?

Al momento siamo riuscite a trovare un transfer che porterà i nostri bagagli da un piccolissimo borgo del basso Sulcis fino a Sant’Anna Arresi. Ci vogliono 10 minuti di macchina, che per noi equivalgono a 9-10 ore di cammino. Però questo aspetto non va sottovalutato. Anzi, va risolto in pochissimo tempo, e lo abbiamo fatto creando una rete di collaboratori che saranno fondamentali quando ci sarà da gestire un gruppo di persone più ampio.

La collaborazione non ferma però alla sola esperienza sul campo.

Esatto. Tutte le informazioni che si acquisiscono non valgono solo per i nostri clienti. È fondamentale condividere tutto quello che si è raccolto durante il viaggio. Questo è il passo che vogliamo compiere per essere strumento di rete attiva. L’abbiamo chiamato con-divisione. A livello professionale vuol dire mettersi a disposizione e aprire il proprio orticello, che deve diventare come un campo infinito accessibile da chiunque. Per farlo, però, deve esserci il contributo di tutti, a partire dall’operatore che si deve organizzare in vista dell’arrivo degli escursionisti, che avranno bisogno di pasti sostanziosi durante la colazione per affrontare la prossima tappa nel migliore dei modi.


Cosa vi ha più colpito di questa prima fase del cammino?

L’accoglienza, un aspetto che ci ha davvero commosso. Qui a Piscinas, un posto sperduto nel basso Sulcis, abbiamo trovato Piera che ci ha accolto come figlie. E non è l’unica. A Guspini, sotto il sole cocente, abbiamo sentito una persona dal balcone che a gran voce ci chiedeva se avessimo bisogno di acqua fresca. Dopo una giornata impegnativa, sono queste cose che riescono a sollevarti buttando giù tutto il peso del viaggio. Anche l’aperture dei siti ci hanno molto colpito. Moltissime persone sono state disponibili ad aprirci i siti archeologici e i musei, anche in un momento critico come quello passato. E abbiamo scoperto delle realtà che non conoscevamo, anche se sono vicine a casa. Nella grotta di Acquacadda di Nuxis, ad esempio, ci sono dei grossi progetti di archeologia pubblica dove la popolazione può assistere agli scavi.

E una volta raggiunto il traguardo, quali saranno i prossimi progetti di Janas Escursioni?

Per prima cosa, dopo il viaggio, ci riposeremo un po’. Un periodo di pausa ci sta dopo questo lungo cammino. Ma non ci fermeremo molto. Ci sono però già tantissime persone che ci hanno già chiamato da tutta Italia e che sono molto incuriositi del nostro lavoro, chiedendo esplicitamente di venire con noi nelle prossime tappe. Questo ci ha fatto davvero piacere, perché finalmente si stanno raccogliendo i frutti di quanto seminato in questi anni. Per quest’estate proporremo delle escursioni in notturna durante il tramonto. Una formula più breve dal punto di vista escursionistico, ma con degli abbinamenti particolari, dagli aperitivi, la presenza di compagnie teatrali, fino ai momenti di lettura nei vecchi villaggi minerari. Vogliamo rappresentare le tradizioni che stavano dietro a questi piccoli borghi, partendo dalle testimoniante dalle persone che ci hanno vissuto e che molto spesso vengono a trovarci per raccontare dal vivo la loro esperienza in questi villaggi, che nonostante tutto sono ancora lì ad attenderci con le loro storie.

Riccardo Lo Re

Credits

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