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Il Time in Jazz è sbarcato a Roma

Paolo Fresu ha portato alla Casa del Jazz due progetti molto interessanti nati sotto la buona stella del Festival di Berchidda

Time in Jazz

Un concerto e la presentazione di un libro per portare il Time in Jazz oltremare. In uno dei luoghi più importanti per la musica italiana, la Casa del Jazz di Roma. Si è svolta la scorsa settimana, il 15 e 16 dicembre, la rassegna Take Five, che ha l’obiettivo di esaltare migliori progetti originali dei Centri di Produzione Musica dedicati al jazz nati lo scorso anno con il sostegno del Ministero della Cultura; sono cinque organismi, tutti aderenti all’associazione nazionale I-Jazz: il Centro Produzione Musica di Roma della Fondazione Musica per Roma, Adrimusic (Centro Adriatico Produzione Musica) di casa a Pescara, WeStart, il Centro di Produzione Musica del Piemonte Orientale con base a Novara, Toscana Produzione Musica e, appunto, il centro coordinato dall’associazione Time in Jazz di Berchidda presieduta e diretta da Paolo Fresu: Insulae Lab.

Il Time in Jazz ha proposto il progetto Piano Island #02 che ha visto salire sul palco della Casa del Jazz venerdì 15 dicembre il siciliano Seby Burgio (tastiere, elettronica) e il sardo Alessandro Di Liberto (pianoforte). Una fantastica occasione per scoprire il talento di due straordinari artisti che vantano collaborazioni nazionali e internazionali.

Sempre venerdì 15 è stato presentato il libro fotografico di Fabio Lovino  dal titoloTime in Jazz. L’estate del 2022“. All’incontro era presente anche Paolo Fresu per un dialogo con lo stesso fotografo e il pubblico presente. «Fabio Lovino sente il mondo con gli occhi» osserva Paolo Fresu nella prefazione: «Lo percepisce attraverso gli sguardi degli altri e questi divengono nuovi obiettivi e altrettanti diaframmi. Il suo racconto di Time in Jazz è composto dai piccoli particolari che lui ha pazientemente osservato e portato in luce. Micro e macro che bene rappresentano un festival che aspira a voler mettere insieme e comunicare ogni dettaglio di un poliedrico cosmo umano e creativo. Si espone verso la narrazione pur arretrando lo sguardo, come fosse uno dei numerosi spettatori che, da trentasei anni, vivono il festival ricomponendolo a loro volta».

Il giorno seguente, sabato 16 alle 21.30, si è esibito il Me’ta Quartet Reloaded di Antonello Salis (pianoforte e fisarmonica), Sandro Satta (sax), Riccardo Lay (contrabbasso) e Fabrizio Sferra (batteria). Me’Ta Quartet Reloaded nasce come estensione del gruppo jazz progressive Cadmo, fondato da Salis, Lay e Mario Paliano. Dopo lo scioglimento del trio, Salis e Lay danno prima vita al G.R.A. con Sandro Satta e il compianto trombonista Danilo Terenzi, poi al Me’Ta: a inizio anni ’90, dopo varie esperienze individuali, il quartetto si consolida aggiungendo Fabrizio Sferra alla batteria. Il Me’Ta Quartet si contraddistingue per la progressiva trasformazione, la storia, le leggende raccontate in musica, l’estemporaneità, la diversità – in sostanza – come tema di fusione che lega i musicisti. L’interpretazione di una libertà che diventa assoluta, mai un quadro fisso: uno stato d’animo che unisce tutti in una composizione e interpretazione attuale, ogni concerto è una nuova vita. La loro musica? Linguaggi musicali e tendenze varie, dalle melodie ancestrali alla contemporanea, dalla musica etnica al grande cerchio del jazz.

Davide Mosca

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