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Il ruolo dell\'operatore del turismo secondo Renzo Persico
19 Settembre 2022

Il ruolo dell\'operatore del turismo secondo Renzo Persico


L’avvocato Renzo Persico è da molti anni il Presidente del Consorzio Costa Smeralda, il brand del turismo sardo più noto al mondo. Il suo è quindi un punto di osservazione unico sulle dinamiche e sulle opportunità del turismo della Sardegna quale fattore di sviluppo culturale, economico e occupazionale ma anche sulle aspettative del viaggiatore italiano ed estero che si reca in vacanza nella nostra isola. Grandi e antiche relazioni internazionali ne fanno l’ambasciatore di un turismo che non lascia nulla al caso, che richiede una immersione totale nella realtà visitata grazie alle competenze degli operatori ai diversi livelli, delle piccole imprese eno-agroalimentari, dell’artigianato, della cultura ma anche dei cittadini, delle amministrazioni comunali, oltre che della Regione.


«La Regione Sardegna - afferma Persico - per la sua posizione geografica, è soggetta a rilevanti problemi strutturali - rispetto a quelli delle altre regioni del Mezzogiorno d’Italia - che ne minacciano lo sviluppo e la crescita».



Ma quali sono i principali problemi?

«Sono rappresentati – spiega il Presidente - dalla lontananza dai mercati di sbocco delle produzioni locali e dai mercati approvvigionamento di materie prime, semi lavorati e beni di consumo e di investimento, il carattere montuoso e collinare di più di due terzi della regione, la bassa densità di popolazione, l’ulteriore isolamento di numerose aree interne rispetto ai principali centri abitati, l’abbandono dell’entroterra in favore delle città e delle aree urbane costiere».



Queste penalizzazioni strutturali, sociali ed economiche come potrebbero essere superate?

«Attraverso un piano strategico di sviluppo sostenibile del turismo e con l’estensione temporale e spaziale del settore, un piano che coinvolga tutti gli attori pubblici e privati, che vada condiviso sia in sede regionale sia locale e che crei un nuovo approccio al turismo».



Sta pensando anche a un allungamento della stagione turistica?

«Dobbiamo mirare a una estensione temporale perché opportune politiche di destagionalizzazione volte alla valorizzazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici potrebbero essere indirizzate a segmenti della domanda turistica più elevata, in grado di avvicinarsi alla stabilizzazione dei flussi turistici durante tutto l’anno, garantendo reddito e occupazione sia per gli operatori che per la popolazione locale. Ma non basta».



Cos’altro serve?

«Dobbiamo puntare anche su una estensione spaziale, perché le ricadute economiche del turismo in Sardegna dipendono in gran parte dalla sua capacità di sviluppare al suo interno un centro gravitazionale in grado di trattenere il più possibile nel territorio i risultati della vendita dei servizi e delle altre attività commerciali, secondo il principio del moltiplicatore keynesiano del reddito».



Come il progresso turistico può diventare volano del benessere di tutta la regione?

«L’evoluzione e il benessere economico sociale della Sardegna dipenderanno in modo significativo dal progresso turistico innescato nelle zone costiere più note e dalla capacità di questi comprensori di veicolare i flussi turistici verso le altre aree della regione che possiedono un alto potenziale turistico ma che sono ancora poco valorizzate nonostante posseggano risorse culturali, naturali e ambientali di primissimo livello».



Che cosa manca alla Sardegna per raggiungere questo obiettivo?

«Secondo me, la Sardegna non possiede un adeguato sviluppo turistico nonostante le risorse culturali e naturali di cui dispone, ma il comparto turistico potrebbe rivestire un’importanza strategica per l’economia della Sardegna: il favorevole andamento delle attività turistiche costituisce una delle chiavi fondamentali per il buon funzionamento dell’economia isolana, in quanto capace di creare nuove e significative opportunità per l’accrescimento della produzione, del reddito e dell’occupazione dell’intero territorio.


Ma la potenzialità turistica del Nord Sardegna, della Costa Smeralda, non può garantire da sola la possibilità di attrarre consistenti flussi turistici per tutto l’anno».



Nel dettaglio, cos’altro servirebbe?

«Alla naturale vocazione turistica della regione non corrisponde un “sistema turistico” in grado di valorizzare pienamente le risorse disponibili. Questa mancanza può, in parte, essere imputata alla impossibilità delle imprese turistiche sarde di adeguarsi alle nuove esigenze del mercato in termini di efficienza, qualità, gamma di servizi offerti, preparazione del personale, insomma in tutto ciò che rende oggi competitiva sul mercato internazionale una destinazione turistica».



Ricapitolando: stagionalità troppo breve, qualità dell’offerta da innalzare e localizzazione troppo marcata.

«I dati sul turismo della Sardegna presentano da sempre una marcata stagionalità e un’eccessiva dipendenza dal mercato italiano, con una localizzazione prevalente in poche aree geografiche, una ridotta permanenza media e una motivazione prettamente balneare. Inoltre, la qualità dell’offerta è complessivamente media anche se con qualche punta di eccellenza; i prezzi – soprattutto in alta stagione – raggiungono livelli particolarmente elevati, determinando spesso l’insoddisfazione del consumatore per il negativo rapporto con la qualità dei servizi offerti».



Per quanto riguarda la promozione turistica, pensa che vi siano margini di miglioramento?

«Il ricorso a massicci investimenti promozionali, realizzati dalle pubbliche amministrazioni, per sostenere il turn-over della clientela, sono stati finora poco orientati all’acquisizione di flussi turistici specifici per i diversi segmenti del mercato internazionale».



In estrema sintesi, cosa si dovrebbe fare?

«È opportuno intervenire in maniera organica per lo sviluppo del turismo in Sardegna, nella consapevolezza del contributo che questo settore può dare all’accelerazione del moltiplicatore del reddito locale sotto il profilo strategico, contribuendo così alla soluzione della grave condizione occupazionale dell’isola. Ricordiamo che, secondo l’organizzazione mondiale del turismo per ogni occupato nel settore, si creano da 5 a 9 posti di lavoro nell’indotto*».


Arianna Pinton


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