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Il Faro di Capo Spartivento

Dormire in un faro si può: l’albergo all'interno del faro costituisce una lussuosa guest house

Faro di Capo Spartivento

Si può dormire in un faro: nella punta all’estremo sud della Sardegna dove se cerchi l’anima rischi di perderla. Per sempre. Perché lei vorrà prendere la residenza a Chia e restare in quella porta sospesa tra cielo e mare.

L’albergo all’interno del faro costituisce una lussuosa guest house, affacciata sul promontorio di Capo Spartivento, a soli 50 chilometri dall’aeroporto e dalla città di Cagliari. Immersa nel mare, nessuna contaminazione, in un’area ancor oggi selvaggia, soggiogata solo dalla macchia mediterranea, il faro si raggiunge da una strada sterrata di proprietà privata.

I dettagli dell’hotel

Costruito su una scogliera a picco sul mare, alto 150 metri, offre 6 camere, una struttura chiamata Semaforisti e un solo il brivido. Quello di una luce che ti attira a sé convincendoti che anche il mare si può scalare.

Il faro, voluto da Vittorio Emanuele di Savoia, da anni si accende senza sosta per orientare i naviganti. Immersa nella pace la struttura del 1872 è uno dei 20 fari destinati alla difesa.

Nel retro un giardino sterminato con un enorme ulivo secolare e un grande prato suggeriscono un’idea di accoglienza che coincide precisamente con un nuovo concetto di privato. Dal quale deriva la scelta della proprietà, la New fari, di abdicare a reception, carta o menù per privilegiare un rapporto diretto, un’ospitalità rotonda che ha a che vedere con l’accudimento di cui è capace un maggiordomo. Chef e maitre, completamente a disposizione degli ospiti, saranno in grado di orientare al meglio come nella tradizione eno-gastronomica e ricettiva dell’isola.

Un po’ di storia

Il faro di Capo Spartivento fu costruito nel 1856 dalla Marina Militare Italiana, mitragliato dagli aerei americani durante l’ultima guerra, ospitò fino agli anni Ottanta la famiglia dei faristi. La struttura non perde la sua originale natura di faro, con la sua affascinante lanterna che al crepuscolo da più di 150 anni si accende e con il suo fascio di luce rotante, come una spada, taglia l’oscurità. Aperto tutto l’anno, diventando d’inverno scenario suggestivo, ricco di tempeste e temporali memorabili, Il Faro di Capo Spartivento è stato premiato come esempio di recupero di architettura militare dai vertici della Marina Militare Italiana.

Gli interni

Un camino di 12 metri di lunghezza precede il salotto, la zona barbecue e, nella area centrale sopraelevata, gli otto gazebo in cristallo con suggestioni sul mare. Come la pedana in teak di 200 metri quadri che al centro presenta una piscina a sfioro con idromassaggi Jacuzzi. Antichi fondi di carri turchi sono stati adibiti a tavoli per le colazioni, mentre un salotto in pelle bianca consente di godere di tramonti quando la lanterna si accende e gli armenti cercano riparo nel promontorio.

Gli interni si sviluppano su una superficie di 600 metri quadri. La porta d’accesso è in cristallo trasparente ma sembra aver stampato nell’arco, accanto al fregio in ferro con le iniziali del re Vittorio Emanuele, anche qualcosa di Pessoa: “Dal mio villaggio vedo quanto dalla terra si può vedere dell’universo”.

All’interno, al piano terra, in un ampio salone con lampadari rossi in cristallo di Murano, suggestioni di tramonti si inseguono tra le volte del soffitto che separano gli ambienti. Monumentali travi in ferro ricordano quelle un tempo usate nelle miniere. Sul fondo ci si sente attesi da salotti con grandi divani in pelle bianca stile Luigi XIV. Nel centro la sala da pranzo presenta enormi, antichi tavoli conviviali. Nello spazio antistante l’ingresso, una scala a chiocciola in ghisa porta alla vecchia cisterna sotterranea oggi adibita a cantina, mentre i lavabi dei bagni sono sostenuti da un antico mortaio ritrovato nelle campagne della Mongolia.

Il Green Travel Award al Faro di Capo Spartivento

Vincitore di diversi premi tra cui il Green Travel Award per la sezione Accomodation, l’amministratore della società Alessio Raggio avverte: «Questo luogo, per tutti noi molto più che una passione, rappresenta una destinazione.»

Come se la qualità dell’accoglienza fosse l’unica materia con cui si esprime tutto quello che il faro ha rappresentato nel tempo. Poi passa oltre. Si punta negli occhi di chi sosta. Da un lato all’altro del mondo, al buio, il vento si divide: niente sarà più uguale.

Anna Maria Turra

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