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Il castello del famigerato Conte Ugolino della Gherardesca

La ricostruzione 3D ci porta a rivedere intero per il castello di Acquafredda e a ripercorrere la sua complicata vicenda

castello Conte Ugolino

Il Castello di Acquafredda, 35 chilometri da Cagliari, era del famigerato Conte Ugolino della Gherardesca. Situato a Siliqua su un colle di origine vulcanica alto 256 metri, ormai è ridotto a rudere ed è oggetto di una ricostruzione tridimensionale che intende riportarne in luce gli antichi fasti.

Culture lab, il progetto di realtà virtuale

Il comitato scientifico, presieduto da Giorgio Murru, nel progetto Culture lab, valendosi della ricostruzione del territorio di Giovanni Serreli, dell’ISEM CNR, con la Cooperativa Antarias ricostruisce mura virtuali mostrandole nella loro condizione originaria. Il percorso, fruibile mediante visori di realtà virtuale wireless e una app 3D, ci permette di visualizzare il castello esattamente come era all’epoca, dall’alto e in una prospettiva che restituisce un’idea altrimenti impossibile da ottenere. Ed è unendo competenza a tecnologia che viene suggerito l’attraversamento di vicende oscure, di eredità dinastiche, occupazioni e capacità difensiva di un territorio oltre che di uno straordinario modo, epico e temerario, di gestione del potere.

Il Conte Ugolino secondo il direttore del Menhir Museum Giorgio Murru

Giorgio Murru, impegnato tra la direzione del Menhir Museum e le pubblicazioni sulla rivista Archeologia viva, accende la vicenda del Conte Ugolino sbalzandola da una postazione di alto tradimento a una di fine strategia. «Tra le figure del nostro medioevo una in particolare ha sempre catturato la mia attenzione: non un imperatore né un re, non un papa né non un santo, ma un uomo vero, a volte un vincente altre uno sconfitto, sicuramente un uomo d’azione che ha segnato in maniera indelebile il Duecento: Ugolino della Gherardesca , per tutti il Conte Ugolino; viene anche identificato come conte di Donoratico e, secondo me impropriamente, – spiega Murru – viene definito come figura di primo piano nella storia pisano-toscana del medioevo. Ecco, io credo invece debba essere considerato un protagonista della scena sarda».

La figura del conte ne la Divina Commedia di Dante

Il conte, reso noto da Dante per essersi mangiato la prole, è il controverso personaggio cui fa da sfondo l’Isola e, nel lascito della sua dimora, ci ricorda i versi ancora oggi discussi e aperti a diverse interpretazioni. Dante non esita a metterlo nell’Inferno tra i traditori. Eppure, per Giorgio Murru, le cui ricostruzioni sono logiche incrollabili che si lasciano contaminare da scavi e strati di tempo, ecco che appare, accanto alle antiche mura, incrollabile un pensiero divergente: «Scommetto che tra le reminiscenze scolastiche di ciascuno di noi ormai si è arrivati a scoprire il tratto fondamentale di Ugolino, l’uomo dal potere immenso innamorato della sua culla, Pisa, ma reso immortale da un fotografo dell’epoca: Dante, che era tuttavia anche il suo nemico giurato». La storia si srotola e ci mostra, come in una ricostruzione tridimensionale, il conte, strattonato da fatti, finire in una congiura di nobili pisani che lo rinchiuderanno nella Torre della Muda insieme a due dei suoi figli, Gaddo e Uguccione e ai nipoti, Anselmuccio e Nino, dove morirà nel 1289.

La Sardegna, tra Pisa e Genova

Ugolino, con la sola colpa d’esser protagonista al centro del pensiero strategico delle due potenze, Pisa e Genova, è come loro in lotta per il totale controllo della Sardegna. E non c’è linea commerciale verso l’Oriente che in qualche modo non possa toccare l’isola «Pertanto controllare la Sardegna significa creare una testa di ponte verso il nord Africa e il Medioriente ma in maniera ancora più sottile – spiega Murru – avere il pieno controllo del Tirreno e di tutti i traffici da e per la penisola, che dico! Da e per almeno tre continenti».

I Giudicati di Sardagna

La terra di Sardegna restituita alla storia dopo secoli di oblio appare divisa in quattro Regni, i Giudicati, sorretti da una sorta di parlamento detto Corona che, tra clero e notabili, costituisce il primo esempio di un governo pseudo democratico. I tempi sono quelli del conflitto tra Guelfi e Ghibellini: «Ugolino respira quest’aria: sarà ghibellino e poi guelfo, – dettaglia Murru – raggiunge il culmine del suo potere quando, insieme a Pisa, cancella di fatto e di diritto il Giudicato di Cagliari diventando signore della terza parte del cagliaritano. Ma la sua presenza nell’isola risale al 1252 quando fu Vicario di re Enzo, figlio dell’Imperatore Federico di Svevia, il Barbarossa che dal 1238 è marito di Adelasia giudicessa di Torres. Enzo già dal 1249 è prigioniero a Bologna ma una figlia di Enzo, Elena, sposa Guelfo, figlio primogenito di Ugolino. Ecco perché il conte agisce in Sardegna».

Il destino del castello

Dopo la fine del potere dei Gherardesca per il nostro castello, così come per gli altri, è l’inizio di un inesorabile declino. Intorno al 1400 le vicende sarde si sarebbero definitivamente decise altrove, nelle assolate campagne di Sanluri tra gli eserciti catalano-aragonesi e sardo giudicali. Abbandonato e in balia dell’incuria il castello di Acquafredda ho perso la sua grandezza, ma non la fierezza alimentata dallo spessore della sua storia. E se spicca indisturbato e decadente sul cucuzzolo di una collina, cinta da pianeggianti campagne, la sua natura e destinazione è oggi fatta rivivere in un esercizio affascinante in questa ricostruzione in 3D che, con il supporto dell’azienda Sjm Tech, aggiunge il volume mancante in una serie di visioni virtuali più che mai realistiche.

La forza dello stratega

Cogliere quanto il Conte Ugolino, nell’individuazione delle potenzialità che il sito offriva in uno sviluppo futuro e in relazione alla politica territoriale, nel controllo puntuale del territorio di pertinenza e soprattutto nella capacità difensiva, quando la storia avrebbe modificato i rapporti con gli alleati, è cogliere l’essenza dell’uomo dagli indiscutibili requisiti del puro stratega. Un uomo che muore a 79 anni e per giunta senza denti, ragion per cui è altamente improbabile che possa essersi sbranato il cranio dei figli, resta per Giorgio Murru il centro di una riflessione che fa luce sulle contraddizioni dell’uomo: «Se da una parte Ugolino ha fatto la Pisa di piazza dei Miracoli, dall’altra ha indubbiamente accentrato una forza che accedeva alle ricchezze della Sardegna dove in 30 anni di dominio ha dimostrato una sua visione d’insieme che certamente attiene a quella complessità che sarebbe riduttivo vedere agita solo a protezione della propria famiglia. Era un’impressionante macchina da guerra, lui era oltre. Oltre».

Anna Maria Turra

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