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Green Fashion: quando la moda respira
2 Ottobre 2020

Green Fashion: quando la moda respira


“Questo vestito contiene cellule vegetali. Indossandolo, state attivamente purificando l’aria intorno a voi”. Sembrano parole uscite direttamente da un libro di fantascienza, e invece sono le particolari istruzioni riportate sull’etichetta di un bio-garment, un indumento ecologico capace di fotosintesi progettato dalla designer iraniano canadese Roya Aghighi.



Biogarmentry, verso la Green Fashion


Il suo progetto Biogarmentry ha l’obiettivo di dare una risposta concreta all’impatto ambientale degli scarti dell’industria tessile, promuovendo un approccio ecosostenibile e aprendo a un futuro molto più che green per le case di moda. Il mondo della moda, infatti, è una delle industrie più inquinanti al mondo, ed è responsabile - secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per l\'ambiente (UNEP) - per il 10% di tutti i gas serra emessi a livello globale, una percentuale maggiore rispetto a quella dei voli internazionali. Molti marchi cercano di risolvere il problema adottando un approccio eco-friendly e carbon neutral, ovvero promuovendo iniziative a salvaguardia dell’ambiente per minimizzare l’impronta ambientale dei loro prodotti.



I dettagli del tessuto


Questo rivoluzionario tessuto, sviluppato in collaborazione con l’Università della British Columbia e ottenuto tramite l’elaborazione di alghe in laboratorio, è il primo esperimento di bio-indumento 100% naturale e biodegradabile capace di fotosintesi e, per questo motivo, di purificare l’aria catturando l’anidride carbonica e producendo ossigeno. Biogarmentry non mira però soltanto a rendere più ecologica l’industria tessile, ma anche a cambiare il nostro rapporto con i capi di vestiario: poiché il ciclo di vita del tessuto fotosintetico dipende direttamente da come questo viene curato, i bio-indumenti vengono forniti con particolari istruzioni di utilizzo per aiutare l\'utente a mantenerlo “in vita”, incoraggiando così anche un cambiamento nelle nostre attuali percezioni della moda e di come trattiamo l’ambiente circostante. Quando gli indumenti saranno finalmente disponibili al commercio, Aghighi immagina le persone che si prendono cura dei propri abiti quasi fossero animali domestici o piante d’arredamento, spruzzando d\'acqua il loro organismo mentre si recano al lavoro, e incoraggiando così i processi naturali di fotosintesi.



Green Fashion, diminuire le emissioni nel rispetto dell\'ambiente


Con lo stesso spirito innovativo, la designer e ricercatrice newyorkese Charlotte McCurdy ha presentato nel 2019 al Cooper Hewitt Museum di New York il suo progetto “After Ancient Sunlight”, un impermeabile carbone negative in materiale simil plastico, prodotto a partire da alghe e altri componenti biodegradabili. Come il bio-garment, l’impermeabile è capace di fotosintesi, e deve il suo nome al rapporto tra i combustibili fossili e le alghe da cui derivano. «In passato eravamo una società che soddisfaceva tutti i suoi bisogni attraverso l\'energia solare», ha spiegato McCurdy alla CNN «Adesso siamo diventati dipendenti dal petrolio, questa energia solare accumulata e antica. Ma possiamo ricostruire la nostra società dalla vera luce solare.». La ricercatrice spera così di spostare l’attenzione sulla diminuzione di CO2 nell’aria e di come la produzione di tessuti a base di alghe potrà essere utilizzato per un’industria tessile totalmente ecologica.



Prototipi come quelli prodotti dalla Aghghi e da McCurdy sono ancora in fase di sviluppo e lontani dalla produzione di massa, ma chissà che in futuro questi indumenti capaci di imprigionare e assorbire l\'anidride carbonica dall’atmosfera non possano aiutare i grandi marchi a diventare veramente carbon neutral ed ecologici e proiettarci così nel futuro.



Francesco di Nuzzo


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