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La liberazione della tartaruga caretta caretta “Graziella” sensibilizza sulla protezione delle specie marine e il problema delle plastiche

Una giornata di festa e di spunto per capire quanto ancora ci sia da fare sulla protezione delle specie marine e il problema delle plastiche

Graziella

Sabato 6 Maggio, presso il Centro di recupero per animali marini (CReS), situato nel Sinis, si è svolta un’emozionante giornata per la liberazione di Graziella, una tartaruga caretta caretta che ha finalmente potuto fare ritorno al suo habitat naturale dopo un lungo percorso di cura e di riabilitazione. Oltre alla presenza di un numero considerevole di persone, l’evento ha visto la partecipazione di importanti personaggi del settore, tra cui l’Assessore Regionale all’Ambiente on. Marco Porcu, la responsabile del Coordinamento della Rete Regionale per la Conservazione della Fauna Marina ing. Elisa Mocci e il dott. Andrea Camedda, membro del team dello IAS-CNR Oristano, i quali hanno manifestato pubblicamente i loro commenti sul significato di questa giornata e sulla sensibilizzazione verso tematiche legate alle specie marine, in particolare nei confronti delle tartarughe, nonché sul problema delle plastiche che rappresenta una delle principali cause dei ricoveri di questi splendidi animali.

La coordinatrice ing. Elisa Mocci, in particolare, ha spiegato che la causa più ricorrente del ricovero delle tartarughe è dovuta all’attività umana, che può comprendere l’interazione con attrezzi da pesca, le collisioni con imbarcazioni o, nella maggior parte dei casi, l’ingestione di plastica come per Graziella: recuperata lo scorso 10 settembre 2022 a Sant’Elmo nel comune di Castiadas dagli operatori dell’AMP “Capo Carbonara” in evidente difficoltà, la tartaruga presentava abbondanti tracce di lenza di nylon all’interno dell’apparato digerente.

– Le tartarughe, inconsapevolmente, mangiano una quantità significativa di plastica. – ha dichiarato la Responsabile della Rete Mocci. – Nel nostro centro, adottiamo un trattamento specifico per recuperare le plastiche espulse, le quali vengono poi analizzate e diventano oggetto di studio nel contesto del nostro progetto di monitoraggio della loro distribuzione nel Mediterraneo -.

Secondo il report del 2022, ha spiegato Mocci: – su 109 recuperi, che comprendono anche cetacei, ma di cui ben 67 tartarughe, circa il 95% ha potuto essere salvato e rilasciato nuovamente in libertà. Fortunatamente, l’80% di queste tartarughe si è ripreso in tempi relativamente brevi, solitamente entro un paio di mesi. Tuttavia, la riabilitazione di alcune tartarughe richiede periodi di recupero più lunghi, richiamando l’urgenza di affrontare con forza il problema delle plastiche marine -.

Miliardi di tonnellate di rifiuti plastici finiscono ogni anno in mare, mettendo a rischio la vita delle specie marine e l’equilibrio degli ecosistemi. Sensibilizzare il pubblico su questo problema diventa fondamentale per proteggere la bellezza e la biodiversità dei mari.

L’Assessore all’Ambiente, on. Marco Porcu, ha commentato l’evento sottolineando l’obiettivo principale dell’Assessorato e del Coordinamento della Rete Regionale della fauna marina: sensibilizzare la popolazione sull’importanza della conservazione dell’ecosistema marino. – È fondamentale fare conoscere le attività che svolgiamo, soprattutto quando restituiamo la vita agli animali che recuperiamo nel corso dell’anno -, ha dichiarato Porcu.

L’osservazione del lungo percorso di recupero di un animale malato serve anche a sensibilizzare sulle conseguenze dei comportamenti collettivi che possono mettere in pericolo l’intero ecosistema marino. – Vedere personalmente quanto tempo e quale impegno siano necessari per curare un animale e restituirlo alla sua vita selvatica fa riflettere sui comportamenti che mettiamo in atto -.

Ha poi concluso l’on. Porcu: – Se ogni individuo si impegnasse al rispetto dell’Ambiente, soprattutto marino, il nostro lavoro sarebbe meno frequente, interamente dedicato alla salvaguardia di questa preziosa risorsa -.

Aggiunge infine il dott. Camedda, dell’IAS-CNR Oristano: – Tutto il lavoro di sensibilizzazione e didattico svolto con le scuole, con i pescatori, con i diportisti e con tutti i fruitori del mare sta sicuramente portando ad un’attenzione maggiore sui comportamenti da adottare nei confronti delle specie marine. Il nostro auspicio sarà, paradossalmente, proprio quello di chiudere il centro: significherebbe che non avremo più tartarughe ricoverate e avremo cosi raggiunto il nostro obiettivo -.

Graziella è stata inoltre dotata di un dispositivo satellitare che permetterà di monitorarne la posizione, i tempi di apnea, la temperatura dell’acqua e la profondità di immersione. Questo strumento fornirà informazioni preziose sui comportamenti delle tartarughe dopo la liberazione, consultabili settimanalmente sul sito istituzionale.

Marcello Chiodino

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