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Giuseppa Tanda

Docente dell’Università sarda, è la voce più che autorevole nello scenario archeologico internazionale

Giuseppa Tanda è l’archeologa nota per essere la direttrice tecnico scientifica degli scavi nella necropoli Domus de Janas di MoliaIlorai. «Tutti mi riconoscono per questi scavi ma io prevalentemente mi occupo di protostoria, ho sempre detto che odio lo spreco delle intelligenze e resto attenta a individuare tra i giovani le menti più portate per la ricerca. Ho coltivato sempre i temperamenti più decisi e ho cercato di motivare i migliori nella facoltà in cui io stessa mi sono laureata e dove ancora a oggi vedo la volontà di far crescere il sapere.»

È come una fiamma il suo impegno in ambito accademico ed è testimoniato dal consenso che precede questa donna: uno stuolo di generazioni di studenti curiosi la riconoscono come la leader che ha fortemente voluto tenere le basi per una ricerca seria e professionale. Incessante.

«Ho sempre avuto la fortuna di collaborare con gruppi di giovani ricercatori che hanno lavorato sodo. L’importanza di fare una gavetta è riconosciuta in molti tra gli ambienti universitari ma in archeologia il concetto è un po’ più complicato, non conosco nessuno che si sia accostato a questa facoltà che non sia stato costretto a fare scavi e a lavorare gratuitamente: non dovrebbe essere così. È un fatto che la professione dell’archeologo non esista: incredibilmente questo ruolo non è ancora riconosciuto.»

E poi racconta delle sue esperienze in prima persona: «Quando partecipavo ai bandi mi rendevo conto che era un architetto a includermi nelle previsioni di spese, non esisteva la voce “professione archeologo”. Non esiste l’albo, certo si è tentato a lungo nel corso di questi anni ma niente, non ci siamo riusciti. Dopo il mutamento di una legge governativa, dove venivano ammesse delle concessioni, ancora oggi chi lavora in università viene pagato per fare ricerca. Una strada davvero difficilissima in Italia. Io confesso che sono andata all’estero a formarmi, ci tengo molto a dire che ho un’esperienza extra insulare, infatti ero più conosciuta all’estero che a casa.»

Tra le numerosissime esperienze condotte, nel ‘92 segue il progetto di chimica applicata ai beni archeologici nel Corpus delle domus de janas dipinte. Un programma di tecnologia ceramica che vede tra i collaboratori il professor Sandro Meloni, Massimo Oddone del centro CNR di radiochimica e attivazione neutronica di Pavia, Angelo Panzanelli del centro di spettroscopia dell’Università di Sassari e diversi altri nomi tra cui spicca quello di Ercole Contu, ordinario di Antichità Sarde che, carattere deciso, tempra forte, impegno costante per lo studio e, soprattutto, un amore sconfinato per la sua terra, apporterà importanti scoperte che hanno letteralmente scritto la storia dell’archeologia della Sardegna.

Come addetta alle esercitazioni pratiche degli studenti di Antichità sarde presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Sassari negli anni Settanta, dichiara: «I nostri giovani in Sardegna sono stati fortunati: a livello nazionale Sassari è l’unica città in cui ben 2 archeologhe hanno l’abilitazione alla cattedra ordinaria.»

Nel suo incarico di Paletnologia presso l’Università degli Studi di Cagliari e le sue numerose esercitazioni pratiche di scavo degli studenti di Antichità Sarde, Preistoria e Protostoria di una regione europea come è la Sardegna, Giuseppa Tanda diventa ben presto riferimento visibile a livello internazionale, in molti si rifanno ai suoi studi dell’Università di Sassari presso i cantieri di scavo aperti, all’interno dei progetti di ricerca in Sardegna a Iloi-Sedilo e nelle Grotte I e II di Monte Crasta a Osilo. La sua esperienza internazionale non resta certo confinata tra le Baleari e la Tunisia.

Nel corso dei numerosi progetti strategici da lei seguiti per i beni culturali, ricorda e sottolinea l’importanza di un lavoro di impegno sinergico tra istituzioni e ricercatori. Si riferisce al modello di quanto accaduto in Valcamonica con Emanuel Anati negli anni Cinquanta, che ha iniziato a condurre spedizioni che permetteranno la riscoperta di decine di migliaia di incisioni rupestri, rendendo questa valle un polo d’arte tra i più importanti d’Europa. Poi nel 1964 fonderà il Centro Camuno di Studi preistorici a Capo di Ponte, un’istituzione che avrà lo scopo di studiare l’arte preistorica e tribale contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale collegato.

«O ti realizzi e giri il mondo o fai una scuola e comunque prima o poi i risultati arrivano: in molti hanno fatto carriera misurandosi con le realtà esterne. Oggi che anche la preistoria è diventata interdisciplinare anche le possibilità si moltiplicano, si generano altre branchie, come per esempio l’archeo botanica su orizzonti tutti da studiare.»

Componente della Commissione giudicatrice all’esame finale per il conferimento del dottorato di ricerca in Archeologia e Preistoria nella sede amministrativa Università La Sapienza di Roma, oltre che direttrice scientifica di scavi archeologici, oggi Giseppa Tanda è presidente del Centro Studi “Identità e Memoria” che in collaborazione con l’Università di Sassari, la Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico. Il 17 e 18 gennaio nell’Aula Magna dell’Università di Sassari, organizza un importante convegno in memoria dell’archeologo Ercole Contu che coinvolgerà ben 150 studiosi di varie nazioni.

All’iniziativa che vede coinvolto il Cesim Sardegna, Polo Museale della Sardegna, Mibact Sardegna, la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Cagliari parteciperà l’intero mondo accademico con lo sconfinato universo di hashtag tra cui #uniss e #muniss.

Con il patrocinio del Comune di Sassari, dell’Università di Cagliari, del Segretariato Regionale del Mibact, sarà un grande attesissimo confronto dal titolo La Sardegna e il Mediterraneo: dall’archeologia alla società.

Anna Maria Turra

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