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23 Gennaio 2020

Funtana Raminosa – la riqualificazione della miniera a Gadoni


Era il 14 marzo del 1987. In una delle gallerie profonde 400 metri riecheggiava una richiesta d’aiuto. Impedire la chiusura della Funtana Raminosa, una delle miniere di rame più antiche della Sardegna, diventò in poco tempo l’obiettivo di 18 operai che decisero di scioperare. Sette di loro, come riportò Repubblica, furono costretti a lasciare il fronte a seguito di problemi fisici e a difficoltà respiratorie, ma lo scontro continuò imperterrito per 20 giorni.



La ragione di quella grande mobilitazione al centro del mondo (che vedeva anche l’appoggio della popolazione locale di Gadoni) viene da lontano. Non si tratta solo della storia contemporanea, iniziata con i primi investimenti avvenuti dai primi del Novecento con la fondazione della Societè Anonyme des Mines de Cuivre de Sardaigne fino agli ultimi finanziamenti di ammodernamento delle strutture.



Tutto ciò che ruota attorno alla Funtana Raminosa ha delle radici consolidate nel tempo. Gli scavi nel corso dei secoli (in particolare per tutto l’arco dell’800) hanno accertato la presenza di reperti storici incontrovertibili. I bronzetti nuragici, ad esempio, certificarono che quella zona era stata perlustrata e usata nel Neolitico, nell’800 a.C.



Il giacimento di rame veniva utilizzato durante lo stanziamento di Fenici e Cartaginesi, così come durante il dominio dei Romani, come provato dal ritrovamento di utensili di gallerie, e dei resti di un minatore che risale all’Impero Romano. Da qui prenderanno poi nome le diverse gallerie diramate lungo tutta l’area geografica, da quella Fenicia a quella Romana.



Tornando al 1987, la storia in quel frangente non fu benevola verso i minatori. La fabbrica chiuse, e con esso i paesi limitrofi cominciarono a subirne gli effetti. Gadoni, come spiega Confindustria, aveva basato la sua attività produttiva attorno allo stabilimento minerario, con risultati soddisfacenti per le città e le famiglie che avevano così un buon sostentamento economico. Una volta spenta la Funtana Raminosa verso la fine degli anni ‘80, il comune perse il 50% dei residenti (nel 1961 contava ben 1.628 persone).




In quella protesta, però, c’era anche una richiesta di una svolta per la città. Un cambiamento che nel 1998 portò alla creazione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.




Questo grande comprensorio naturale ha l’obiettivo di conservare il patrimonio storico, tecnico e ambientale che ha riguardato in particolare i giacimenti minerari. Una scelta che nel tempo è stata accolta positivamente dalle istituzioni che hanno deciso di puntare su questo grande patrimonio naturale per la promozione turistica. Il prestigio del parco è cresciuto inoltre con la scelta dell’Unesco di inserirlo tra le aree minerarie da proteggere, rientrando nella rete globale dei Geoparks. I requisiti per essere un territorio da valorizzare ci sono tutti: 3800 Kmq di bellezza, 8 aree e 81 comuni. Il totale lo rende una delle zone più estere e variegate d’Italia. Il paesaggio è stato nel tempo scolpito a seconda dei vari insediamenti umani, intrecciando natura incontaminata (come la roccia che raggiunge quota 90 metri) con alcune delle testimonianze architettoniche che hanno contribuito alla crescita culturale e industriale della regione. La Funtana Raminosa di Gadoni da aprile sarà aperta al pubblico a cominciare dai fine settimana, per poi proseguire con degli appuntamenti fissi durante tutte le giornate a partire da maggio.



«Il sito con le sue 150 gallerie, sorprende il visitatore per i colori sulle pareti, dal blu elettrico al bianco candido – afferma il sindaco di Gadoni Francesco Peddio - All\'interno del sito un museo con macchinari perfettamente funzionanti, una sala compressori e una laveria conservata così come fu lasciata dai minatori in quell\'ultimo giorno di lavoro, come se il tempo si fosse fermato».


Come spiega Alessandro Abis, il responsabile delle Guide Ambientali Escursionistiche che si occuperà della gestione delle visite, alla Funtana Raminosa nel percorrere le varie strutture (piccoli convogli ferroviari, perforatori, impianti di trattamento del minerale), si potrà conoscere le «testimonianze degli ex minatori, che per primi hanno risistemato quel sito rendendolo fruibile al turismo. Un’occasione per la diffusione di antichi saperi e tecnologie avanzatissime legate all\'estrazione del rame già in epoche lontanissime».


Riccardo Lo Re

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