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Freedom, Roberto Giacobbo verso la Grotta di Nettuno

Il noto conduttore di Italia 1 è partito dal faro di Capo Caccia fino a toccare la profondità della terra, dentro la Grotta di Nettuno

Freedom Roberto Giacobbo Capo Caccia

Comincia dall’alto, di preciso dalla vetta di Capo Caccia, la trasmissione di Roberto Giacobbo Freedom. Una scelta estetica, senza dubbio. Ma c’è anche una componente narrativa essenziale in questo viaggio ad Alghero. La natura è l’unica vera protagonista di questo episodio. E lo sottolinea lo stesso Roberto Giacobbo durante la trasmissione non solo a parole, ma con i fatti. Che in questo caso, si traducono in immagini, dalle maestose inquadrature dall’alto verso la scogliera, al campo lungo verso il mare, dove si vede all’orizzonte una piccola imbarcazione. Tutto, durante la visione, sembra essere solo un frammento se messo in rapporto all’estensione del Mediterraneo, al flusso (e la forza) della natura, e alla profondità degli abissi, come si vedrà poi con la visita alla Grotta di Nettuno.

Capo Caccia, un monumento sulla scogliera

Per arrivarci, però, bisogna partire da qui. Da questa scogliera di 186 metri. A Capo Caccia dal 1864 viene costruito un faro, ancora oggi funzionante. «Stiamo camminando sulla storia», afferma Giacobbo su Freedom. Una storia che ha inizio 3 anni dopo l’Unità d’Italia, su volere del conte di Cavour. Dal 1911 questo monumento è gestito dalla Marina Militare, come dichiara il Comandante Giuseppe Maruccia. Dal tramonto e per tutta la notte questo faro alto 24 metri ha raggiunto un’infinità di navi con la sua luce, fino ad arrivare a 45 km di distanza. Qualcosa di straordinario, che sottolinea ancora oggi la sua importanza.

Le grotte di Alghero

Il faro non è solo una fonte luminosa. Ospita una grande quantità di corallo rosso. Ed è la chiave d’accesso verso una delle incognite della natura: le grotte. Che nel caso di Alghero, sono tre: la Grotta Verde; di Nereo; e, infine, la Grotta di Nettuno, scoperta nel 1750. Roccia e calcare. Sono bastati solo due elementi entrati a contatto con l’acqua per creare bellezza. Alla natura non serve altro. Neppure il tempo. Ne ha a sufficienza per forgiare queste grotte. Milioni di anni di ticchettii di gocce d’acqua. L’uomo ne è sempre rimasto affascinato. Come ha spiegato il dott. Alfonso ai microfoni di Freedom, la Grotta Verde è la prima grande testimonianza della presenza dell’uomo in Sardegna. Si parla di circa 4800 anni fa quando ci furono i primi insediamenti, ma solo in seguito l’area fu destinato a un sepolcro.

654 scalini, verso la Grotta di Nettuno

Roberto Giacobbo nel frattempo ha preso la strada verso la Grotta di Nettuno, che per chi si trova ad Alghero rappresenta una delle principali mete da visitare. Esistono due modi per raggiungerla: la prima, via mare, rischiosa quando le acque sono agitate dal vento di maestrale; la seconda è stata creata più avanti dall’uomo, e misura ben 654 scalini. È la Escala del Cabirol, o La scala del capriolo, realizzata nel 1954. Sembra un tutt’uno con la roccia. Una creazione tutta naturale. Invece chi l’ha costruita ha pensato bene di appoggiarla sulla roccia di questa montagna, così da non deturpare il paesaggio, che, al contrario, da questa scalinata ne esce rafforzato e arricchito. Non è più necessario entrare nella grotta con una barca, prendendosi magari qualche rischio.

La Escala del Cabirol ha un altro valore aggiunto: una vista mozzafiato sul mare, con il suo colore azzurro e le sue tinte verde smeraldo.

La crisi delle stalattiti

Dopo questo suggestivo intervallo davanti al Mediterraneo, inizia il secondo tempo di Freedom. Si entra finalmente nel vivo, ma prima, Giacobbo offre allo spettatore un aneddoto che vede al centro proprio la Grotta di Nettuno. Un incidente diplomatico che poteva incrinare non di poco i rapporti tra il Regno di Francia e quello di Sardegna. Il punto critico avvenne quando console procurò delle stalattiti alla Regina di Francia Maria Antonietta, accontentando i desideri della sorella Maria Anna d’Asburgo, decisa a fondare un museo di storia naturale.

Dentro la grotta

La tensione si smorzò solo con la Rivoluzione francese, che provocò la caduta dei regnanti francesi. Ma è tuttavia la dimostrazione della forza di questa grotta, tale da influire quasi sulle sorti di due Paesi. E questa energia si percepisce dalle riprese di Freedom, dai piccoli dettagli delle telecamere classiche, alle panoramiche dei droni moderni. Usando le parole di Roberto Giacobbo, «non c’è parco di divertimenti che tenga. La natura è sempre più bella». È sufficiente fermarsi davanti al lago Lamarmora, e osservare il gioco di specchi che si va a creare. Il reale (le stalattiti appese) si confonde con ciò che non lo è (il suo riflesso), come se queste formazioni calare si estendessero all’infinito. A colpire sono inoltre i colori, come si vede nella parte dedicata a La Reggia, per via delle sue colonne che si estendono fino a 18 metri. Nella Sala dell’Organo, o Sala Smith, in nome del primo uomo che creò la mappa della grotta, si entra nel pieno dello spettacolo della natura, con al centro della scena il grande organo.

Il ramo segreto della Grotta di Nettuno

L’ultima parte di questa puntata di Freedom è un piccolo regalo allo spettatore. Nella grotta di Nettuno esiste una zona rimasta inaccessibile ai turisti. Negli anni 60’ il tentativo di aprirlo al pubblico fu vano, ma i segni del percorso sono rimasti intatti, come protetti dallo scorrere del tempo. Lì si è fermato tutto, e per questo Roberto Giacobbo insieme alla troupe ha voluto filmare ciò che è rimasto di quell’area, che termina con il Lago dei funghi. Giunti alla fine, la telecamera è riuscita a filmare l’interno di quel lago, rivelando al pubblico un colore verde acceso che si vede fino in profondità. Le lenti di questi dispositivi hanno fatto passi da gigante, ma non è niente in confronto a ciò che la natura restituisce all’occhio umano.

Riccardo Lo Re

Credits

Immagine di copetina

 

  • Ph Oleg Magni @Pexels

Foto

  • Capo Caccia, Wikipedia
  • Grotta di Nettuno, Pixabay

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