Andrea e Veronica Bocelli raccontano i primi 15 anni della Fondazione ABF
Dalla musica all'impegno sociale, passando per il profondo legame con il Mediterraneo
Veronica e Andrea Bocelli sono una presenza abbastanza frequente in Sardegna. Il loro yacht è stato avvistato più volte nel golfo di Porto Cervo, e la bellissima voce di Andrea ha riecheggiato, in un’estate non troppo lontana, davanti acque cristalline che bagnano la spiaggia dell’hotel Romazzino. Li abbiamo incontrati per le celebrazioni dei 15 anni della Fondazione ABF, la no-profit che sostiene educazione e inclusione sociale, offrendo opportunità di crescita a persone e comunità in difficoltà nel mondo.
Il mare è da sempre una presenza importante nella vostra vita, dalla Versilia alla Sardegna. Quali emozioni le trasmettono questi luoghi quando diventano anche scenario della sua musica?
Andrea Bocelli: Il mare mi accompagna fin dall’infanzia. Ho ricordi vivissimi delle uscite in gommone con mio padre e mio fratello, piccole avventure che allora sembravano immense. Col tempo è diventato anche un luogo di raccoglimento, dove ritemprare corpo e spirito. In barca, nel silenzio, riesco a studiare e a concentrarmi in modo diverso: una partitura si rivela con maggiore chiarezza. Quando il mare diventa scenario della musica, il paesaggio entra nella serata prima ancora del canto. Porta luce, vento, memoria. La voce deve rispettare tutto questo e provare, con misura, a restituirne una parte.
Andrea Bocelli Vivendo da molti anni a stretto contatto con il mare, quali atmosfere rappresentano per lei l’essenza dell’estate mediterranea?
Veronica Bocelli: Per me l’estate mediterranea è il rientro al porto al tramonto, l’ora in cui il mare si calma e si riempie di suoni riconoscibili: le barche che rientrano, le sartie che battono, l’acqua sugli scafi, i bambini sui pontili. È un momento magico. In Versilia c’è la battigia, le famiglie, e il colore di Alpemare. In Sardegna ritrovo la stessa luce, forse più potente. Io sono una persona molto attiva, ma il mare e il sole mi costringono a rallentare, a tornare alla famiglia e a una quiete che altrove fatico a trovare.
La Fondazione ABF quest’anno compie 15 anni di vita: quali sono i traguardi di cui andate più orgogliosi?
AB: Nata da un impulso di bene, la Fondazione è diventata una realtà solida e riconoscibile, capace di trasformare i propri valori in progetti concreti. Penso alle scuole, alle iniziative educative, al lavoro accanto agli ospedali pediatrici e agli interventi nei contesti più fragili, in Italia e all’estero. Ma il risultato più significativo è aver creato opportunità reali per bambini e comunità, offrendo strumenti di crescita e prospettive. Quando il bene diventa continuità, produce cambiamenti duraturi.
Quali sono le sfide più importanti che ABF affronterà in futuro?
VB: La sfida principale sarà continuare a crescere mantenendo qualità, rigore e identità. Ampliare il raggio d’azione senza disperdere ciò che ha reso credibile la Fondazione è fondamentale, soprattutto nei contesti che richiedono una presenza stabile. Continueremo a investire nell’educazione, che resta il cuore della nostra missione, attraverso progetti sempre più strutturati e capaci di creare alleanze tra istituzioni, comunità e competenze diverse.
Come riuscite a combinare arte, vita familiare e missione filantropica?
VB: Non ho mai vissuto questi ambiti come separati. Tutto nasce dalla famiglia, dove si imparano la cura, il senso del tempo e delle responsabilità. Da questa base prendono forma il lavoro di Andrea, il mio e l’impegno della Fondazione. Serve equilibrio, ma quando ciò che ami e ciò in cui credi condividono lo stesso orizzonte, tutto trova una sua armonia.
La vostra immagine elegante e il vostro carisma quanto possono aiutare a sensibilizzare il pubblico sulle cause della Fondazione?
VB: La visibilità è utile solo se riesce a portare attenzione verso qualcosa che conta più di noi. Può avvicinare nuove persone alla Fondazione, ma la credibilità nasce dal lavoro, dalla continuità e dalla serietà dei progetti. L’immagine può aprire una porta; sono i fatti a darle valore.
Se doveste descrivere la vostra coppia con tre parole, quali sarebbero?
AB: Amore, fiducia e responsabilità. L’amore è la forza che dà significato a ciò che vale la pena custodire. La fiducia è la base di ogni cammino condiviso. La responsabilità è il modo in cui cerchiamo di onorare i doni ricevuti, nella famiglia come nell’impegno verso gli altri.
Qual è il momento che vi ha fatto sentire parte di una vera ‘famiglia globale’?
AB: Più che a un episodio, penso a un percorso. Il progetto ABF Voices Of nasce dall’idea che la musica possa essere educazione, incontro e crescita condivisa. Per questo guardo con particolare emozione al Global Gathering 2026 di Lajatico, quando i giovani cori si riuniranno al Teatro del Silenzio. Sarà una testimonianza concreta di come la musica possa creare legami autentici e duraturi.