Amerigo Vespucci: il giro del mondo raccontato dal comandante Giuseppe Lai
Intervista al comandante del celebre veliero della Marina Militare
Il giro del mondo dell’Amerigo Vespucci è stato un viaggio epico: quasi due anni in mare, da luglio 2023 fino a giugno 2025. Seicento giorni lontani dall’Italia. Dopo la parte intercontinentale, conclusa con il rientro a Trieste, è seguito un tour nel Mediterraneo. Venezia, Capri, la Sardegna… scenari unici. In occasione del Premio Letterario, edizione 2026, abbiamo incontrato Giuseppe Lai, oggi Consigliere Militare Aggiunto del Presidente del Consiglio dei Ministri e Comandante dell’Amerigo Vespucci durante il giro del mondo. A lui la giuria del premio ha conferito un riconoscimento speciale.
Amerigo VespucciCom’è stato confrontarsi con identità culturali così diverse?
È stato l’aspetto più prezioso dell’esperienza. Il confronto con culture diverse è un’occasione rara di crescita personale, soprattutto nei luoghi più lontani come Cile, Perù ed Ecuador, difficili da conoscere davvero. Colpisce quanto la realtà sia distante dagli stereotipi: spesso immaginiamo i continenti in modo semplificato, ma scopriamo invece grande profondità e varietà culturale. Anche la cucina è un ponte importante: quella peruviana, ad esempio, mi ha sorpreso per qualità e ricchezza. E poi c’è la percezione dell’Italia nel mondo.
Ci percepiscono ancora come un popolo di poeti e naviganti?
All’estero l’immagine dell’Italia è molto positiva, spesso migliore di quella che abbiamo di noi stessi. Non siamo visti solo come amanti del bello, ma come un modello culturale, capace di dialogare con realtà diverse. È una qualità che affonda le radici nella nostra storia.
In viaggio si coglie la portata di un’impresa così grande?
Non completamente. Durante il viaggio si è concentrati sul presente e sulle responsabilità quotidiane. Solo dopo si comprende davvero la dimensione dell’esperienza, insieme all’orgoglio e al rispetto che circondano il nostro veliero.
Quante persone erano a bordo?
L’equipaggio fisso era di circa 250 persone, che cresceva a oltre 400 con gli allievi. Una comunità in viaggio. La gestione si basa sul fattore umano: i problemi sono più relazionali che tecnici. Il comandante deve saper costruire una rete, e il team è fondamentale.
Amerigo VespucciQuanto conta lo spirito di squadra?
È essenziale: sulla nave nulla si fa da soli. Ogni manovra richiede coordinamento. Il mare, inoltre, rimescola i ruoli: chi a terra sembra meno preparato può rivelarsi fondamentale in navigazione.
Le sfide più difficili?
La traversata del Pacifico è stata impegnativa: da Los Angeles a Tokyo in due mesi, con una sola sosta alle Hawaii. Anche Capo Horn è stato complesso per le condizioni estreme. Ma la vera sfida è quotidiana: mantenere sempre alta l’attenzione per due anni.
C’è un luogo che l’ha colpita di più?
Difficile sceglierne uno. Hawaii, Galàpagos , canali Patagonici, Thailandia: ogni luogo ha la sua magia. E poi l’Italia vista dal mare, sempre sorprendente.
Le sue origini hanno influito su questa scelta?
Molto. Le estati a San Teodoro, in Sardegna, hanno segnato il mio rapporto con il mare: affascinante e anche temuto. Proprio questa dualità mi ha spinto a conoscerlo, e le navi sono diventate il mezzo per farlo.