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Edizero, da sughero e canapa il materiale del futuro

L’ultimo ritrovato di Edizero, l'azienda sarda di Daniela Ducato, è un termobiotessile impermeabile, dai mille impieghi

Edizero Daniela Ducato Greta Thumberg

Daniela Ducato, imprenditrice che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha riconosciuto da tempo come figura di riferimento di grandi scelte a favore dell’ambiente, sembra minimizzare. «Rispondere appieno all’urgenza ambientale in modo originale e bello non è una nostra idea – dice Ducato – ma una lezione che la natura impartisce da millenni. Abbiamo potuto recuperare anche le più piccole particelle e unirle al feltro di canapa, che veniva già prodotto in Edizero, grazie alla biotecnologia.»

Ma quello che lei chiama il sistema Edizero somiglia a un passo avanti nel processo evolutivo: non solo gli ingredienti che vengono trasformati in prodotti dipendono da industrie a chilometro corto ma tutta la ricerca dell’azienda, dal sottotesto architecture for peace, viene condotta a livello gobale: «L’intelligenza non ha confine ed è materia prima molto importante ed è proprietà del mondo.»

Quello che trova necessario e urgente, a livello internazionale, è uno scambio di sapere per obiettivi comuni. Mentre per le materie ultime e le sotto lavorazioni ha senso concentrarsi sul luogo, il continuo apporto di informazioni e scoperte deve essere condiviso su una piattaforma completamente diversa. Universale.

«È un’emozione come quella di mettersi in viaggio con altre realtà, il linguaggio della scienza ci unisce e senza permessi di soggiorno – dice Ducato – La tecnologia oggi ci permette di fare una miglior industria e, con il Covid, la nostra vicinanza sembra aumentare: c’è voglia di fare e non fermarsi.»

Termobiotessile, cos’è

Il nuovo prodotto, utilizzabile per testate di letti o negli arredi degli interni, ha un’azione tecnica acustica; il sughero con un poro aperto, quindi traspirante, si igienizza rapidamente. A questa nuova esigenza di velocità di sanificazione, che rende preferibile l’impiego delle superfici petrolchimiche, si oppone la performance del termobiotessile Edizero, impermeabile e straordinariamente sottile. La canapa, con sopra stampato il sughero, rende questo elemento utilizzato nel packaging e, essendo antiurto e termico, adatto anche per mantenere la catena del freddo o del caldo. Senza sacrificare il bosco perché la lavorazione del sughero, di cui la Sardegna ha il 90% della produzione nazionale, non comporta tagli delle piante che continuano la loro funzione di rigenerativa dell’aria.

Gli usi pratici

Nuovi tappeti per fitness e yoga vengono immessi sul mercato e, accanto a una versione per umani e per cani, si possono trasformare in una culla termica in cui rilassarsi o lavorare. Uno scudo protettivo in pelle vegetale, con un aspetto liscio e un ottimo potere isolante; l’impiego nell’industria è per chi vuole rinnovare gli ambienti senza sacrificare alberi: un albero lasciato nel bosco ha un valore inestimabile.

Una mission in nome dell’innovazione

Daniela Ducato, leader di innovazioni del pensiero, prima ancora che di pratiche sostenibili, che da tempo lavora in un team senza frontiere disciplinari a ricerche internazionali, ha un modello di riferimento per il quale prova una profonda empatia. «In Svizzera le aziende vengono messe sotto osservazione ed è l’istituzione ad individuarle e a proporsi per un’opportunità di sviluppo del patrimonio intellettuale, in un investimento che è uno scambio alla pari; non vengono depredate ma operano in una dimensione paritetica, è un ottimo modello, a me piace molto e là trovo relazioni che io cerco di curare.»

Poi parla di necessità e urgenze, connessioni da intessere tra noi e il mondo, di vantaggi reali della ricerca: «Ci sono ricerche che all’inizio non danno il risultato atteso e vengono archiviate, ma spesso contengono dati e informazioni importanti che possono essere utili ad altre realtà. Trovo che anche nella ricerca ci sia troppo scarto. Sperimentazioni che sembrano non portare da nessuna parte, hanno sempre una loro intelligenza che si rivelerà certamente utile presto o tardi per qualcuno. Spesso tra le aziende vengono condotte fotocopie di ricerche già esistenti, finanziate e rifinanziate, una visione pubblica aiuterebbe un orientamento preciso e avrebbe l’effetto di farci diventare comunità scientifica.»

Una visione cristallina e la temeraria forza di chi ha fatto della teoria di partire dallo scarto una potente realtà.

«Tutti ormai facciamo innovazione e anche le aziende più piccole possono essere estremamente utili. Il denaro pubblico che viene utilizzato per la ricerca nel mondo non è rintracciabile, – segnala Ducato – una sorta di archivio pubblico non esiste ancora né una comunità di scambio reciproco. Ognuno riparte da solo e spesso da zero, così ho sentito il bisogno di creare un modello completamente differente e semplice come un’economia della relazione. Quello che accade ad Edizero ha una base precisa.»

Eco diserbo

Alcune ricerche di Edizero sono, per esempio, state utili nel settore dell’eco diserbo. È il caso di Herbeeside, azienda di agrotecnica che, nella zona industriale di Guspini, nella provincia del Sud Sardegna, nell’ambito dell’architettura e dell’edilizia, grazie al team che ha integrato competenze, un’intera area pubblica urbana ha ottenuto la dichiarazione “pesticida free”. Un grande lavoro e un risultato pubblico-privato ad indicare una direzione avviata sia in termini di comunione sia di restituzione.

L’onorificenza per meriti ambientali

Si tiene stretta l’onorificenza per meriti ambientali Daniela Ducato e, quando davanti al Senato le viene data la parola lei proprio non se l’aspetta. Così racconta del suo intervento davanti al capo dello Stato che, oltre all’effetto di sentirsi profondamente ascoltata, le consegna un privilegio: l’emozione di stare al centro esatto di una democrazia massima. Allo stesso modo quando di fronte a Maria Elisabetta Casellati, nell’aprile del 2019 incontra Greta Thumberg, racconta di averne intercettato nella piccola attivista una singolare severità, necessaria a smuovere le coscienze. «Mentre io non osavo toccare Greta, lei ha preso la mia mano, una stretta insospettabilmente forte per una mano così piccola. Come un bisogno di protezione temperato da una forza di visione del futuro che io non posso più avere. Parole chiare e fulminanti quelle di Greta. Di colpo mi sono trovata nel ruolo di chi apprende e, provando un profondo rispetto, d’improvviso ero una madre che impara. Messaggi pieni di rigore e una serietà sull’urgenza, irrevocabili quanto il metodo che si impone per ottenere diritti, non solo risultati

Anna Maria Turra

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