Home / Stili di Vita  / Arte-Cultura  / Dis-art: Cicci Borghi e Aldo Tanchis

Dis-art: Cicci Borghi e Aldo Tanchis

La storia di due esponenti della cultura di una Sardegna che dagli anni Settanta importa ed esporta intuizioni. Un’alleanza di uomini che scompongono canoni e continuano una pratica di libertà

Dis-art

Carlo A. Borghi, cagliaritano di madre e ferrarese di padre, è tra gli artisti sardi più trasgressivi. Ne è conferma la decisione, presa insieme ad Aldo Tanchis alla fine del 2021, di disertare la definizione consueta dell’arte, diventando così dis-artista. Del resto Borghi nasce an-artista (Marcel Duchamp) e situazionista (Guy Debord).

Tra gli esponenti dell’arte concettuale, negli anni Settanta è stato impegnato a dimostrare quanto la rivoluzione coincida con la quotidianità. Borghi non nasconde di aver bisogno di tempo per le sue esercitazioni nei giochi d’equilibrio linguistico e nelle immersioni nella realtà che lo portano a visualizzare altro.

Una necessità per lui che, nell’ultimo decennio, ha perso la vista diventando un ex vedente, come ama definirsi.

Da ex vedente osserva il mondo col suo personalissimo modo di non guardare, conseguenza della metamorfosi che ha dovuto e saputo gestire: così vedere è diventato visione mentale.

Forse è proprio la distanza dall’oggetto visto che rende la sua ispirazione un caleidoscopio incontenibile e non codificabile, se non nella rivelazione della dis-art.

Un passaggio naturale per un arteologo, ovvero artista attraverso l’arte e la sua citazione (oggi diremmo meta-artista). Il suo strumento preferito è stata la performance, sinché la pratica ha avuto un senso. Incarnatosi in un soggetto di DuchampIl nudo che scende le scale – ha sceso (nudo) le scale (vere) e quelle metaforiche dell’arte.

E si è ritrovato a salire e scendere quelle della parola anche visiva, che per Borghi aspetta sempre il momento perfetto per uscire allo scoperto. Un gioco cominciato molti anni fa quando con due amici, Enrico Pau e Aldo Tanchis, sperimentano nuove forme d’arte con la sveltezza di giovani talenti. Dai primi anni Settanta, a Cagliari un gruppo storico di artisti – pittori, astrattisti, attori, autori, scultori, musicisti – compone una nicchia che allora si definiva controcultura. Nei primi anni Ottanta tra loro ci sono anche Pau e Tanchis che con Borghi formano un gruppo di sperimentazione al quale, trent’anni dopo, daranno il nome di Arteologicamente Trio. Più che un sodalizio, il loro diviene un luogo dove l’accostamento tra materiali e creazioni con il corpo attuerà l’avanguardia della body art relazionale, ovvero l’anticamera visionaria del teatro interattivo.

Tanchis, che per la regia di Pau scriverà poi alcune sceneggiature per il cinema (Pesi leggeri, La volpe e l’ape), tratteggia l’incontro come una circostanza assoluta. «Come la mia tesi di laurea su Bruno Munari, che fu pubblicata da Laterza quando avevo solo 26 anni, seguito da un altro libro su Munari che fu pubblicato negli USA, in Francia e in Gran Bretagna. Ma questa fortuna precoce, invece che favorire una mia carriera accademica, mi fu d’ostacolo». E così, dopo essere passato per Parma, va a vivere a Milano dove lavora come pubblicitario, scrive romanzi e saggi, fonda una micro casa editrice, s’inventa l’Agenzia di Viaggi Visionari – sinché «qualche anno fa Cicci ed io riprendiamo il discorso, che oggi è fatto di lunghe telefonate – un dialogo che potrebbe essere la vera nostra performance d’oggi – dialogo che quindi trasformiamo in post su FB e Instagram». La diserzione dall’arte diventa dis-arte, abbreviazione di Dis isnot art. «In parte coincide con la pratica artistica, ma segue altre logiche da quelle espositive, non è arte perché fuori dalle logiche del mercato, non ha prezzo perché non ha valore, non c’è valuta che possa comprarla».

Inventano così CriptoDada, la loro valuta, il cui valore cambia continuamente, ed è una valuta che, una volta vista una loro dis-opera lo spettatore riceve in cambio dell’avvenuta visione. Con la serietà di ogni gioco tra amici veri – l’alleanza e l’intercambiabilità – è la relazione (tra loro ma anche tra il pubblico e le loro dis-opere) il vero bene di scambio, forse non il solo ma l’unico che Borghi e Tanchis trovano fungibile. Il concetto artistico viene incrociato e fatto a pezzi dalla parola e dalla poesia. Con brevi interventi video, Borghi viviseziona l’idea di arte ma anche quella di romanzo.

Nel 2018 pubblica Visualizza altro per le Edizioni 1000eunanotte (di Aldo Tanchis) e Monologhi impossibili con l’intrigante sottotitolo Le esclusive rivelazioni di 35 mitiche Lunàdigas, per le edizioni Arcadia di Cagliari. E quando Borghi usa mitiche significa proprio che è il mito a volersi rivelare. Ed ecco che a fianco di Giovanna D’Arco, Frida Kahlo, Marylin Monroe, Barbie e Ava Gardner, compaiono iconiche divinità come Minerva Atena e Diana Artemide.

Tanchis, tra le altre cose, ha scritto tre romanzi, fra cui Una luce passeggera, una narrazione scolpita soprattutto col futuro anteriore, che riprende saghe familiari che partono dall’Etiopia e ricadono in Sardegna. Con Funus, scritto dopo la morte improvvisa della sorella, Tanchis affronta il buio della morte, e chiede a Borghi di accompagnare il suo viaggio con la grafia da ex-vedente, che trasforma i versi di Tanchis in fumo e nuvole, li riscrive con una grafia quasi incomprensibile, quanto ossessiva e magnifica, che scende sulla pagina come un sipario, un mezzo di trasporto per corrispondenze su più piani, veicolo e traino di grafismi lirici.

Arroccato in Sardegna nella sua Cagliari, Borghi continua a esplorare e interpretare il resto del mondo. Per lui guardare significa dis-vedere anche attraverso allucinazioni sonore e visive. Persegue l’interesse sulla complessità delle relazioni, partecipa infatti anche al progetto Lunàdigas ovvero delle donne senza figli, pluripremiato docufilm di Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, attorno al quale è cresciuta una folta comunità. Molto più che uno sfondo, questa terra di Sardegna separa Tanchis e Borghi, tenendoli in scacco. In una fune che esclude la mediocrità, i due ostinatamente si ascoltano mentre lo specchio di un telefono accerchia, senza posa, l’arte nelle sue teorizzazioni più logore. Dis-art, ovvero Art is over, è il nuovo e insieme il vecchio; è il futuro: quello anteriore e quello più prossimo. «Non ho più intenzione di fare sconti – confessa Tanchis – Cicci ed io siamo liberi per il motivo contrario di chi è disperato e non ha nulla da perdere. Noi due, per fortuna, non abbiamo nulla da vincere».

Anna Maria Turra

Il video

[aps-counter]