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10 Settembre 2019

Daniela Ducato, lady bio


Daniela Ducato, cofondatrice delle filiere Edizero, ha visto la sua azienda inserita dal più grande forum mondiale dell\'economia tra le migliori 10 aziende biotecnologiche del mondo. Una filiera sarda di aziende che produce, con industria a chilometro corto, 120 biomateriali derivanti da eccedenze e scarti di lavorazioni di materie locali, minerali e vegetali, dalla calce al sughero.



“Voglio scoprire come recuperare al meglio tutto ciò che oggi scioccamente buttiamo – dice Daniela Ducato - voglio aiutare a trovare una via d’uscita perché questa società dello spreco si trasformi nell’umanità del riutilizzo.”



E per capire perché gli isolanti per l’edilizia, quelli di Edilana per intenderci, sono i migliori in uno scenario di mercato tanto complesso, basta pensare che sono fatti con la lana della pecora sarda che per difendersi dall’inverno sviluppa un alto fattore isolante e che per ogni pannello vi è una progettazione green, cioè con tecniche che lo rendono sempre più performante e costantemente sottoposto nel tempo a perfezionamenti.



Questo è il core business, non il singolo prodotto ma la sua evoluzione, una continuità nell’innovazione sostenibile.




L’intento è quello di ricercare negli avanzi una vera e propria fonte di valore anche creando preziose tinte per l’edilizia con le vinacce esauste e con sansa d’oliva, al posto delle tinte con derivati dal petrolio, con cui si possono rivestire le pareti di casa con i colori della terra, per arrivare a pitture per il legno che vengono ottenute dagli scarti delle arnie.




\"In realtà lo scarto non esiste. E’ solo una risorsa sprecata, sono i nostri occhi a non riuscire a vedere cosa si nasconde in quello che buttiamo - ne è convinta Daniela Ducato – è solo una questione di proporzione matematica, quella scienza esatta che riesce a far quadrare numeri e misure. Perché la natura non fa niente a caso, i conti devono tornare e se recuperiamo ciò che buttiamo l’equilibrio ambientale torna perfetto; in natura non esistono sprechi ma costanti rigenerazioni. Un circolo virtuoso che dobbiamo imparare a replicare.”



Ed è forse per questo suo avveniristico e insieme essenziale modo di porre la questione convivenza tra industria e ambiente che i due astronomi Andrea Boattini e Luciano Tesi, individuata un asteroide, hanno immediatamente deciso di attribuirle il nome Daniela Ducato. Come riferimento ad una postazione e insieme ad una nuova direzione per un altro modo di fare impresa.



“Ora non produco ma aiuto le aziende a farlo e a farlo bene, sono coinvolta in un progetto internazionale di cui spero di poter parlare molto presto - anticipa Daniela Ducato - e in corsi di formazione, in certificazioni etico ambientali con un nuovo esercito di intelligenze: ingegneri, biologi, medici. Esiste un’avanguardia di ricercatori, una nuova tranquillizzante frontiera con una visione globale e soprattutto con una volontà di utilizzare nella produzione, ancor prima dei materiali, i saperi.”



Una fase della vita questa in cui per Daniela Ducato rimanere esterna a Edizero risulta essere una scelta obbligata, una sorta di atto dovuto che le conferisce una maggiore agilità e in cui Edizero rimane il pilastro che permette di realizzare un certo tipo di produzione.



“Restare a lato di Edizero permette alle mie energie di andare ora nell’unica direzione possibile, quella dello scambio di visioni che fa crescere il dialogo, quello della ricerca tra i diversi settori. E le aree sono davvero tanto differenti tra loro quanto è grande l’importanza dei loro scambi. Questa nuova frontiera oggi risulta più che mai urgente e necessaria: la ricerca non può essere a chilometro zero come del resto la conoscenza che dev’essere globale e, per definizione, senza confini né limiti di lingua, classe o religione, né tantomeno appartenenza geografica.”



Strattonata dai suoi mille impegni, contesa tra i più diversi gruppi di eccellenze scientifiche, Daniela Ducato assicura di ritrovarsi in un punto davvero epocale di svolta per il nostro pianeta. Fatto di un presente in cui esistono capacità di unire le competenze da un lato all’altro del globo, creando una moderna ricchezza di contenuti e di visioni condivise. Guardare al futuro si può e con uno sguardo chiaro è molto meglio.



E Daniela Ducato dall’ osservatorio da lei fortemente voluto, La casa verde CO2.0, il più grande distretto italiano naturale di bioedilizia, si sposta al sito di ARAFORM, agenzia per le ricerche e le attività nella formazione, indagando tra green, eco e bio, termini tra i quali ricorre una confusione spesso dettata più dall’abuso che dalla disinformazione. Esistono infatti 10 regole fondamentali per individuate le materie pro ambiente, regole che parlano un linguaggio chiaro, multisettoriale e che nascono da informazioni integrate.



Il territorio in cui ama stare è quello del Medio Campidano dove si registra la più alta presenza di aziende produttrici di materiali per la casa e per l’edilizia, un cuore pulsante dove lei non smette di creare legami, di tessere relazioni tra istituzioni e cittadini; come le istanze che hanno visto le amministrazioni locali proibire l’uso di materiali chimici diserbanti, permettendo così alla flora di crescere in un territorio ricco di biodiversità, in terreni che sono di fatto abbandonati e in cui la vegetazione cresce spontanea e rigogliosa. “Abbiamo ottenuto da molti tra comuni locali, ora anche dal vicino comune di Arbus, una delibera che escluda la pratica tanto diffusa dell’aggressione chimica e insieme ad un gruppo di botanici, geologi e farmacisti, stiamo raccogliendo e codificando tutto ciò che esiste nei nostri giardini naturali, una risorsa che a volte rischia di venir distrutta prima ancora di essere vista. Serve uno sguardo diverso sulla nostra realtà, il nostro è un territorio così ricco e insieme così povero. Come tutti noi fragile, esposto a rischi, e spesso relegato nella doppia opzione tra l’essere combattuto o devastato. Ecco, la nuova comunità inizia a sentire che le cose continuano a crescere, non a morire.”



L’obiettivo è farsi ispirare dalle cose, secondo Daniela Ducato sono le materie stesse ad informarci della loro destinazione. “Le cose hanno un’anima. Vale per tutto ed è un concetto che può apparire stravagante ma in natura risulta essere chiaro: quello che non serve a lui lo prendo io, l’idea è di accedere ai materiali dell’anima lasciandosi ispirare dalle cose.”



Nella sua partecipazione televisiva a Rai3 ha spiegato, nel corso della trasmissione GEO, l’idea portante di usare solo risorse rinnovabili eccedenti soprattutto della filiera agroalimentare del boschivo e della pastorizia, che comunque diventerebbero rifiuti da smaltire.
Il settore dell\'edilizia è quello che consuma più pianeta, quello che inquina di più al mondo tra tutte le attività umane.
E’ il settore che usa più petrolio, quindi che produce più guerra.


 

Progettare e produrre materiali senza petrolio significa produrre pace: un’architettura di pace a costi competitivi per una sana ed eccellente efficienza crea l’ovvietà dell’evidenza che questa postura si può tenere in ogni ambito e che finisce col trasformare tutto.
“Il progetto al quale sto lavorando oggi è un’emozione di questo tipo. Tra aziende e tra enti, come tra i singoli individui, ci sono pregiudizi. Ecco il focus è andare proprio a togliere questi falsi concetti e andare a trovare nuovi compagni di viaggio da cui saper apprendere o, come nella vita, da cui saper tenere le distanze. Imparare a diagnosticare e a capire. Muoversi e passare ad altri la staffa.”



La sua marcia in più resta un’inflessibile volontà di fare rete, nella sua biografia si continuano ad aggregare le competenze e le scoperte come preteso dal premio pensato proprio con gli stessi criteri della classifica internazionale sulle donne più potenti e influenti del mondo. Perché la rivista Fortune, fondata da Time e con la direzione \"Pari Opportunità\" della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’attribuire questo premio ha impegnato una giuria di valutazione formata da leader di impresa dell\'economia mondiale della portata di Microsoft.



L’imprenditrice di Guspini è anche cittadina onoraria di Sorradile, un comune oristanese di 400 abitanti, che lei ritiene patrimonio da salvaguardare come questo pianeta. E’ stata premiata per il suo ruolo di orientare visioni, ispirare la ricerca e saper concretizzare un’economia competitiva, contemporanea a zero emissioni di carbonio attraverso l\'industria green. Ed è questo che continua a fare oggi proprio nel Medio Campidano dove segue giovani con cassetti pieni zeppi di sogni, come Francesca che ha soli 20 anni ma ha delle grandi idee: “Adoro fare la zia, questa è una generazione piena di talento, crederci in squadra funziona, oggi andremo insieme a Francesca dall’assessore alle pratiche produttive Stefania Atzei perché le cose accadono.”



Infatti il comune sta cedendo capannoni in disuso a giovani imprenditori con un contratto di tre anni in locazione, dall’importo pari a 40 euro al mese, per avere un luogo fisico, un contenitore dove poter finalmente esercitare un green job le cui norme già esistono da tempo in un hub in cui la teoria va al servizio di pratiche buone che si traducono in un mercato possibile.
Stare accanto al pianeta e diffondere una prossimità: vicino a Pegaso, il suo cane, Daniela Ducato è la ragazza che spiega le regole di un gioco che sta cambiando, restando un gioco da ragazzi.


Anna Maria Turra

Inspiration

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