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Complesso nuragico di Romanzesu, avviati a Bitti i nuovi scavi
18 Giugno 2020

Complesso nuragico di Romanzesu, avviati a Bitti i nuovi scavi


Dopo 20 anni, il complesso nuragico di Romanzesu riprende con nuovi scavi. È uno dei tanti interventi che andranno a valorizzare il ricco patrimonio culturale della regione. La forza attrattiva della Sardegna non riguarda solo la sua superficie costiera, ma va scoperta in profondità. L’anno scorso a Romanzesu si sono registrati «oltre 10 mila visitatori», come sostiene l\'assessore alla cultura Ivana Bandinu.



Dunque non c’è occasione migliore di spostarsi in questi giorni verso lentroterra. La tradizione regionale, visibile ancora oggi attraverso gli usi e i costumi di alcuni paesi come Bitti, non può prescindere dai ricordi e dal lavoro svolto da ricercatori e archeologi, che come gli scienziati osservano l’infinito alla ricerca di nuove scoperte. Con l’unica differenza che la direzione è opposta, rivolta al passato. Il percorso è dunque già tracciato; ma non per questo meno insidioso.



Il progetto di Romanzesu, ottenuto dall\'Unione dei Comuni del Montalbo, prevede un finanziamento di 100 mila euro, attraverso il Piano regionale straordinario di scavi archeologici e interventi di emergenza istituito dal 2017.



La storia


Si hanno notizie del complesso nuragico di Romanzesu a partire dal 1919. Fu l’archeologo Antonio Taramelli a trovare i primi resti del pozzo sacro situato al centro di questa area.



Questo sito si contraddistingue per una sua particolare struttura architettonica, cullata da una vegetazione che sembra porre un divisorio naturale tra ciò che si trova al suo interno e l’ambiente esterno. Il fatto che si posizioni nell’altopiano di Sa Serra, nei pressi di Poddi Arvu, sottolinea ancor di più questa sensazione. 



Una volta entrati in questo villaggio, l’Età del Bronzo si palesa con alcuni dei suoi elementi distintivi. Considerata la morfologia dell’altopiano, il granito è la base su cui si poggia ciascun edificio. A cominciare dal già citato tempio a pozzo, posizionato al centro del sito, vicino alla fiume Tirso, che fungeva da sorgente. Diversamente da altri templi, le stanze erano sotterranee, accessibili da una lunga scalinata che ti riporta di nuovo in superficie. In mezzo, una pseudocupola denominata a tholos, sorretta dalla forza delle mura che compongono il tempio.



Accanto, si può trovare un anfiteatro formato da sei gradinate, usato per funzioni religiose o decisioni di tipo politico, come l’ordalia, dove era la divinità a giudicare l’atto di un uomo. Negli anni sono stati rinvenuti altri templi: uno a forma rettangolare, uno a heroon, e due definiti a mégaron, con una pavimentazione in argilla. Ma ciò che colpisce in particolare è il resto di un labirinto a spirale, considerato con molta probabilità la capanna di un sacerdote. A conferire un tocco in più sono le capanne a forma circolare, alcune ritrovate dentro la foresta.



I lavori e il progetto in 3D


Questo nuovo lavoro, secondo le parole dell’archeologo Bachisio Piras, prevederà il «completamento dello scavo all\'interno del tracciato del temenos, il muro di recinzione dell\'Heroon che delimita l\'area sacra e il restauro dei paramenti murari del vano 10 e dello stesso Heroon». Non si tratta tuttavia di un intervento solo strutturale, ma dovrà tenere conto della ricostruzione storica e cronologica «di Romanzesu, di cui c\'è ancora tantissimo da scoprire e svelare». Per gli interessati, è possibile visitare il sito anche online, grazie al progetto creato da ISLAND 3D. Lassociazione è riuscita a riprodurre un tour virtuale del tempio a mégaron e di una delle capanne del vano 4, offrendo la possibilità al pubblico di visitarla ancor prima di raggiungere la regione.


Riccardo Lo ReCredits

Immagine di copertina


  • Su romanzesu theater Ph Helga Steinreich


Galleria


  1. Bitti Romanzesu, ph sardegna turismo


  2. Vascone Cerimoniale, ph sito Villaggio santuario romanzesu


  3. bitti Capanna Circolare, ph sardegna turismo


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