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Brigata “Sassari” e Sardegna, il libro fotografico
9 Dicembre 2021

Brigata “Sassari” e Sardegna, il libro fotografico


La Sardegna e la Brigata Sassari appaiono in un libro fotografico che si staglia tra passato e presente con l’efficacia del documento moderno. Scritto dal generale dell’Esercito italiano Andrea Di Stasio, raccoglie una selezione di immagini inedite del fondo fotografico Carruccio - Dessì. La genesi del volume si snoda tra imprevedibili incroci di destini personali e caparbie ricerche di testimonianze storiche.


Si tratta di scatti realizzati dal colonnello medico Antonio Carruccio, databili tra il 1912 e il 1937, che catturano la vita della Brigata “Sassari” e intrecciano le vicende personali con gli accadimenti del conflitto mondiale. Ne nasce una fitta trama di relazioni: difficile resistere al richiamo di fotografie mai sottoposte al vaglio della censura per il generale “sassarino”, l’ex comandante dei “Dimonios” in Sardegna Andrea Di Stasio che attualmente è a capo dell’Aviazione dell’Esercito. Laureato in Ingegneria Meccanica a Bologna e in Scienze Diplomatiche Internazionali a Trieste, il comandante crea un volume che, dalla selezione accurata fra 2000 vetrini stereoscopici, dà luogo a foto digitali con il supporto del professore Marco Pizzo, del museo Risorgimentale italiano del Vittoriano. Intercetta l’anima della Brigata di inizio secolo scorso riuscendo, in un’attestazione della scena straordinaria, a catapultarci nel teatro della Grande Guerra immersi nel senso di comunità che ancora oggi è parte importante dei valori condivisi.



Così, accanto al sergente Sandro Solinas, l’autore ha scoperto e dato pregio a un fondo fotografico dalla straordinaria portata documentale che, edito dalla Carlo Delfino, rende disponibile uno straordinario patrimonio di immagini sinora inutilizzato, si accede a spaccati di una Sardegna immediatamente precedente allo scoppio della guerra, alle sue scene di vita familiare, ai primi tentativi di fotografie con la luce artificiale dei flash “al magnesio” e via via sino a una realtà post conflitto in cui molte peculiarità etnografiche cedono il passo alla modernità.


Vigeva una direttiva emanata nel 1917 dal Comando Supremo delle Forze Armate che dettagliava un elenco lunghissimo di divieti, in particolare biasimava foto di scene di guerra, di cadaveri che destavano “orrore e raccapriccio” in “posa macabra” o “insepolti”.


L’ufficiale medico Antonio Carruccio utilizza la sua J. Richard e realizza autonomamente un reportage libero da vincoli di sorta nello scenario del fronte di inizio secolo. Attraversata dallo sguardo del medico l’esperienza bellica si sposta dai confini privati per diventare, nascosta nell’archivio privato, nella stratificazione degli anni quel documento preciso ed efficace che è oggi sotto i nostri occhi. Un meticoloso diario controcorrente che si colloca con indifferenza non contro le norme del tempo ma oltre, fedele a una propria idea del conflitto si aggira tra esempi di vita quotidiana collettiva cogliendo tra le tracce più profonde e vive una realtà che mai avremmo potuto sapere altrimenti; la fotografia diventa una minuziosa narrazione di una storia d’Italia adiacente a quella che già conosciamo. E appare dilatata in questa fonte straordinaria d’archivio la cui catalogazione si è avvalsa della collaborazione di un Istituto storico nazionale, quello del Risorgimento di Roma del complesso del Vittoriano. Il fondo fotografico Carruccio, presentato al MIBACT, ha riscosso l’interesse del comitato tecnico scientifico speciale per il patrimonio storico della Prima guerra mondiale della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ottenendo un finanziamento specifico per il Museo della Brigata “Sassari”.



Andrea Di Stasio 1° Comandante del 3° Reggimento Elicotteri per Operazioni Speciali “ALDEBARAN”, comandante nei teatri operativi di Bosnia, Iraq, Somalia e Libano, per quasi 3 anni a Sassari al comando della Brigata non avrebbe mai pensato di venir coinvolto tanto profondamente da questa isola e dalla sua storia. Eppure, grazie all’ostinazione di un militare, il colonnello Orecchioni, che insiste perché il generale, appena assunto il comando, visiti il museo storico, ascoltando il sergente maggiore Sandro Solinas recitare a memoria, in lingua sarda, alcuni versi in prosa sui fanti di brigata. Nel libro e nella recente presentazione del volume al salone del libro di Torino il generale di origini romane confessa di non aver capito una sola parola, ma la musicalità nel linguaggio gli ha fatto capire quanta potenza ancora esprima la Brigata Sassari a mezzo dei suoi “diavoli rossi”, è così che gli austroungarici avevano appellato i soldati della Brigata “Sassari”, in un messaggio segreto, nella guerra 1518.


Il libro è tradotto anche in lingua sarda, la stessa che attraversava le trincee, a sottolineare l’importanza identitaria di sa Limba; l’intenzione precisa è quella di definire quanto l’elemento della lingua sia unificante e strategico, in grado di veicolare valori di unità e pace che ancora oggi si rintracciano numerosi tra le testimonianze letterarie e i fotogrammi. Il generale Luigi Francesco De Leverano, allora sottocapo di Stato Maggiore della Difesa nella prefazione scrive che nel libro il lettore si accorgerà di quanto il conflitto abbia rappresentato non solo uno spartiacque tra Ottocento e Novecento, ma anche una vera e propria “linea di frattura culturale” all’interno della Sardegna. Inquadrandola in un momento antecedente alla guerra mette in luce alcune sue caratteristiche antropologiche.


La raccolta si chiude con le fotografie di una Sardegna moderna, gira le pagine sui costumi tradizionali che iniziano a sparire, quasi d’incanto e, mentre gli uomini vogliono somigliare a modelli visti altrove, sulla penisola, le donne vedono i loro abiti tingersi di nero, in quella triste “moda” dovuta al ricordo dei 13.602 sardi caduti nel conflitto.



Anna Maria Turra


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