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La Banda Rossini e la SeuinStreet Band di Seui

Riconoscibilissima nel suo stile che suona pezzi leggendari tra il funk e l’R&B, il soul e il jazz

Banda Rossini

È una costola della Banda Rossini la SeuinStreet Band di Seui, il paese di 1204 abitanti della provincia del Sud Sardegna, ha varato il 2023 suonando durante la processione in onore di Sant’Antonio, Sant’Efisio e San Sebastiano, correndo con disinvoltura da tornado dal Carrasciali Timpiesu a Bono alla manifestazione Sa Domo de Anjoy, o al Parco San Lussorio ospiti di un altro paese pronto a festeggiare: Nuraminis, dove la sagra è tutta per la Primavera.

Nata nel 2019 dalla Banda Musicale Gioacchino Rossini, la SeuinStreet Band, conta circa 40 strumentisti. Sono per lo più giovanissimi e provengono dalla scuola fondata dall’associazione culturale che si lega alla banda centenaria, attingendo ad esperienze di un patrimonio musicale sterminato.

Oggi è la più grande street band della Sardegna, riconoscibilissima nel suo stile che fa dei pezzi leggendari una versione tutt’altro che ingessata: spazia tra il funk e l’R&B, il soul e il jazz. Vitale e stravagante dilaga in coreografie spettacolari che coinvolgono il pubblico. Anzi lo conquistano. Certo il fatto che in questa formazione l’esecuzione di strumentisti già molto affiatati sia diretta dal maestro Adriano Sarais, dal docente di percussioni Francesco Oppes ha indubbiamente la sua importanza. Ma quel che accade quando cala l’onda degli strumenti lungo le vie e nelle piazze, nel clamore delle feste, è qualcosa che ha a che fare con la portata di un concetto di musica d’insieme del tutto nuovo; se è vero infatti che i musicisti sono anagraficamente molto diversi tra loro, che sono accomunati da un’identica passione, è vero anche che ognuno di loro riesce ad apportare con personalità la precisione di un criterio distintivo, consegna un tassello di quell’identità ecumenica che spesso si intercetta sull’isola e la rende, più che magica, forte. Perché è innegabile che se i cori di tenori, o i balli in abito tradizionale o i tornei di poesie estemporanee in Limba da una parte sanno raccontare della profondità di una cultura, dall’altra spendono l’antica, preziosissima moneta della Tradizione nel rischio di essere infilati nei cliché.

Qui, all’interno di un direttivo di giovani e meno giovani, non si smette di studiare e ci si lascia contaminare dal presente, ci si sfida giocando in collaborazioni con altri artisti della scena musicale, come quella avvenuta con “La Città di Notte”, la band molto attiva nel panorama blues/cool jazz italiano.

Anche il fatto che questo ensamble si presenti a manifestazioni tanto diverse tra loro, fa della SeuinStreetBand un polo disposto a sperimentazioni e ricerche, senza preclusioni. Ma soprattutto senza precedenti, a parte i loro avi. Si tratta di bambini che iniziano ad annusare gli strumenti dei genitori che, a loro volta, lo hanno fatto con i loro nonni. Vi è nella loro musica infatti, molto più che la consolidazione di un repertorio, un insieme di citazioni altissime e a tratti pop, e tuttavia senza per questo riuscire ad essere prevedibile; dimostrando che, sola, la musica potrebbe salvarci.

La SeuinStreetBand attraversa l’isola da nord a sud elettrizzandola, scorre lancinante ed esatta, come la scaletta di selezione dei pezzi iconici; irrompe dalle sagre campestri ai festival, incendia le piazze delle fiere e degli eventi sportivi; sempre in collaborazione con la band “La Città di Notte” è la realizzazione di un video nel centro storico di Seui. Poi, presente a Radio Rai 1 nel programma “Picciocus de Crobi”, non smette di organizzare campus estivi musicali, ludoteche, corsi formativi all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, è una formazione eclettica e palpitante e, fin dai suoi primi passi, ha collaborato con il Maestro Dario Cecchini, leader dei Funk Off, la street band più famosa al mondo.

Presente nei Festival di musica a livello regionale: Forma e Poesia nel Jazz, SeuinMusica Alternative Music Festival, Musica Sulle Bocche e Interzone.

È il crisma del «siamo noi, ci apparteniamo e siamo qui per voi», uno stato puro dell’esibizione che aggancia attenzione e pancia, mentre in arrangiamenti che non sfuggono all’orecchio più evoluto, scende in strada un corpo compatto che indossa jeans e magliette gialle ma consegna in musica pagine di un ricco apparato iconografico che tutti noi abbiamo scolpito da qualche parte nella memoria. Poi lo riaccende e lo rimette al centro del pianeta Terra, libero, come alcune cose del jazz.

Anna Maria Turra

Il video

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