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Angela Antona, l’archeologa delle pietre senza tempo
29 Giugno 2023

Angela Antona, l’archeologa delle pietre senza tempo


Angela Antona ha scritto numerosi articoli scientifici, monografie e il libro Arzachena. Pietre senza tempo, perché la Gallura è stata al centro della sua attività scientifica e divulgativa. A lei si devono importanti scavi e studi, dal nuraghe Majori di Tempio alla tomba di giganti di Pascaredda di Calangianus, da Lu Brandali e La Testa di Santa Teresa Gallura e di Moru di Arzachena, alla rivisitazione della necropoli di Li Muri, fin alle tombe dei giganti di Coddu Veccju e di Li Lolghi. A lei si deve, oltre alla conoscenza, anche la fruibilità dei monumenti preistorici e protostorici della Gallura. La passione per la storia e l’archeologia si affina nel periodo universitario, con i docenti Ercole Contu e Maria Luisa Ferraresi Ceruti, e alle collaborazioni con Giovanni Lilliu e Editta Castaldi. Dopo la laurea, comincia a lavorare nel 1979 in Soprintendenza a Sassari, ponendosi subito un obiettivo: aiutare a trasformare le potenzialità della Gallura in una risorsa culturale. Nel territorio gli scavi sui monumenti preistorici e protostorici si erano interrotti dal 1961, col suo lavoro sono ripartite le ricerche.



Il complesso nuragico La Prisgiona (Arzachena) è stato quello che l’ha assorbita di più e gratificata dal punto di vista professionale: «Gli scavi hanno individuato le stratigrafie che hanno restituito le diverse fasi di vita del sito che rimonta all’età del bronzo (XV sec a.c. - IX sec a.C.). Già da allora il territorio era molto popolato e i contatti si estendevano oltremare. Sono state rinvenute le abitazioni degli artigiani, in particolare ceramisti, con più ambienti, tra cui il loro laboratorio; in più la capanna delle riunioni dove si ritiene si incontrassero i capi dei vari villaggi. Io però lascio aperta un’altra possibilità: penso che quei personaggi di spicco fossero gli artigiani e i commercianti, praticamente le principali categorie sociali e produttive dell’epoca».



I suoi studi e ricerche hanno creato indotto: «La mia vita lavorativa è stata dedicata alla Gallura e la cosa che mi rende più felice è che ci siano state ricadute occupazionali. Tutti gli interventi fatti sono sempre stati mirati alla conoscenza e alla sua diffusione, al recupero dei siti e alla loro fruibilità. Tutte le aree scavate e restaurate adesso sono gestite. Si è passati da poco meno di duemila persone che autonomamente visitavano i monumenti galluresi alle diverse centinaia di migliaia di oggi. Quei beni oggi esistono, sono alla portata di tutti e godono di visite guidate«. La sua attività è ora dedicata al «volontariato culturale, agli studi e alle pubblicazioni. Col centro studi Identità e memoria abbiamo candidato le domus de janas e i siti megalitici del Neolitico a patrimonio dell’Unesco. Con Sardegna verso l’Unesco, invece, abbiamo proposto nuraghi, tombe di giganti e pozzi sacri. E credetemi, le tombe di giganti della Gallura sono le più belle che si possano ammirare in Sardegna. Poi, non credo finiremo mai di stupirci: rispetto a tutto quello che è ancora sotto terra, conosciamo una minima parte. Le tappe della preistoria e della protostoria sono state ricostruite, ma non possiamo ritenerci arrivati al clou della conoscenza. Una prossima scoperta potrebbe mettere in discussione parte degli studi fatti finora. Per questo è necessaria l’umiltà del ricercatore». Intanto la Gallura continua a richiamare turisti da tutto il mondo per le sue risorse naturali e archeologiche, custode di un passato ancora frammentato e leggendario.



Laura Fois


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