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Alessandro Barbero a Sanluri

Grande devozione del pubblico per la storia raccontata con leggerezza e rigore dal medievista tra i più seguiti di sempre

Alessandro Barbero

L’arrivo di Alessandro Barbero a Sanluri testimonia la devozione del pubblico per una storia che viene raccontata con leggerezza e rigore, confermando l’esperienza del medievista tra i più seguiti anche dalle nuove generazioni.

Quasi come se Alessandro Barbero avesse una straordinaria padronanza con gli appuntamenti, il 30 aprile sbarca in Sardegna e già dall’aeroporto si misura quanto sia complicato trovare un intellettuale che, come lui, riesca a mietere consensi tanto profondi quanto trasversali. È il suo compleanno e un evento sul palco del Teatro Comunale di Sanluri nella provincia di Cagliari si trasforma in un’affollatissima festa di riflessione vibrante tra intelligenza e gioia. È il professore universitario che si è guadagnato la popolarità dopo che alcune sue lezioni vengono postate sul web, è un’attitudine da umanista la sua, quella di chi sa quanto possa risultare inutile attribuire al passato istanze e parallelismi alle crepe dell’attualità politica. Il pubblico è un fiume, come sempre le sue conferenze vengono prese d’assalto: dopo i programmi tv è scoppiato il podcast che porta il suo nome, con tutte le sue lezioni tenute nelle università e nei teatri d’Italia, i meme e le campionature in musica di alcune sue frasi che fioccano come divertenti iperbole nel mare che la netnografia si appresta a osservare. Così la folla si sposta nel parco e sulle oltre 1000 richieste di partecipazione la spuntano in 500, numero di presenze ammesse all’interno della struttura dalle misure di sicurezza di una pubblica amministrazione che dispiega il suo assetto migliore. Ma tra fuori e dentro si contano 700 presenze e l’alta uniforme destinata a cerimoniali, a quegli incontri che istruiscono ma insieme approdano all’antico avvicendarsi sull’isola di volontà di scoperta e di celebrazione dello scambio. Accolto da Giorgio Murru, direttore scientifico del Festival e della Rete, e Alberto Urpi, sindaco di Sanluri – capofila del progetto Rete dei Castelli della Sardegna, lo storico, esperto medievalista è tra i più seguiti ed esibisce con ritmo un’attitudine a dare risposte, consegnandole precise e proporzionate: in tasca la sua verità non disturba nessuno. Anzi. Forse chiede di essere condivisa con digressioni e, all’interno delle vicende, ecco che mette tutti d’accordo, cercando di allargare una questione che diventa, quasi all’insaputa di tutti, un dibattito interlocutorio tra discendenti.

Alessandro Barbero è uno dei rari esempi in cui a un grande seguito e a un successo pop non si contrappone alcuna polemica o accusa di posizionamento. Non vi è alcuna lettura destinata a retoriche di schieramenti, nelle sue storie piccole si intravede una storia maggiore, e nel suo italiano naturalmente vocato allo storytelling, appare una legittimazione per gli sbagli del passato che si fanno frutto di oscure persuasioni così come i comportamenti irrazionali si fanno inevitabilità di una sorte governata da tutta la paura e la scelleratezza che l’uomo non impara a contenere. Una spiegazione di causa-effetto resa memorabile da una sensibilità per il dettaglio e da una totale sospensione di giudizio, ed è forse per questo che dichiara «Non sono uno specialista della storia della Sardegna, essendo un’isola ha delle peculiarità sue più forti, e alcune di queste stratificazioni hanno un’impronta che non si trova da nessun’altra parte. Solo chi vive qui la può studiare e pretendere di esserne un conoscitore, – continua Alessandro Barbero – toccando con mano i racconti.» Per l’occasione, lo storico ripercorre la battaglia combattuta il 30 giugno 1409 proprio nel centro abitato del Medio Campidano, tra l’esercito sardo-arborense e quello catalano-aragonese per il governo dell’Isola. Uno scontro di portata internazionale, che si conclude con la conquista del territorio da parte degli iberici. Con un candore assoluto Alessandro Barbero dichiara di non conoscere questa battaglia la cui rievocazione in abiti storici accende ogni estate di Sanluri.

«Sono temi complessi quelli in cui l’abbiamo costretto nella traccia del programma – dichiara Giorgio Murru, direttore scientifico – la guerra del Medioevo, 1000 anni tra storia miti e leggende: da dove parti? Eppure, in un’ora e 33 minuti di discorso ininterrotto, Alessandro Barbero ha mostrato in un gesto atletico tutto lo sforzo di concentrazione che si poneva il problema non tanto della chiarezza quanto del tenere l’ascoltatore in una visione totale. Credo sia forse il primo traduttore della storia, non a caso Piero Angela se l’era portato dietro da ragazzino in Super Quark, non a caso nel 1996 vince un premio Strega. È un esperto di Medioevo per formazione ma anche un autore poliedrico per le sue rivisitazioni di personaggi famosi, in Comandante e poeta, per esempio, consegna un tratteggio di Gabriele D’Annunzio, il nazionalista forte e il folle: qui Barbero riesce in un sorprendente sorpasso dove l’umanità del Sommo ha la meglio sui suoi difetti e alla fine, in sole 80 pagine, tu D’Annunzio lo capisci come uomo, lo vorresti solo avere tra i tuoi amici.»

La forza di Alessandro Barbero sta nello spiegare e mentre stravolge ferma il gioco per un pensiero collettivo che immagini ancora nuove risposte.

«Nel capovolgimento della storiografia tradizionale, che vuole certi personaggi sempre uguali e prevedibili, sono nate in questi giorni con Barbero nuove intuizioni, – racconta Giorgio Murru – parte l’idea, per esempio, di far parlare il conte Ugolino che viene tracciato come un traditore. Certo non era don Bosco, ma era anche un capitano di popoli e di città che nel Mediterraneo lo rendevano una specie di superpotenza, era uno stratega e dall’intelligenza vitale: aveva capito che nelle miniere sarde c’era l’argento. Questo è un altro tema, piuttosto complesso, ma mi serve per spiegare che con Alessandro Barbero abbiamo raccolto reciproche ispirazioni e stabilito come dar voce ai personaggi che hanno attraversato la traiettoria Sardegna; mettendoli in chiaro, alla stregua di moderni testimonial si creeranno nuovi solchi per una comunicazione più importante.»

Sono numerosi i ragazzi che fermano Alessandro Barbero nel parco della villa Aymerich, o nell’area archeologica di Barumini dove l’accademico piemontese si è avventurato dopo esser stato affascinato dal Menhir Museum di Laconi. Sono giovani studenti e non, che pretendono di condividere selfie, alcuni dichiarano di addormentarsi con il suo podcast. Lui, appassionato di ornitologia, svela in un sorriso il lato rassicurante del mentore, ed è grande personaggio più per la profondità che per l’umiltà, governato da una curiosità pura da bambino, nel parco di Aymerich, tra i binocoli mostra il coinvolgimento e insieme il candore di chi ancora sa scoprire e di chi nelle scoperte trova ancora la direzione.

«Come dobbiamo comportarci con la guerra? Vediamo come ci si è comportati nel Medioevo».

La storia con Alessandro Barbero diventa un’astrazione leggibile, straordinaria e utile, che in un’immagine ricavata nella distanza dai fatti diventa un messaggio universale. Mai una lezione che cade nello strapiombo di una storia che ci serve solo per il fatto che si ripete.

Anna Maria Turra

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