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3 maggio 1962: l’Agha Khan diede il “via” alla prima opera

Sessanta anni fa La Nuova Sardegna e La Stampa pubblicarono due articoli sulla costruzione della “Casa da mare” nel “paradiso terrestre della Costa Smeralda”

Agha Khan

Sono trascorsi sessant’anni esatti dalla pubblicazione di quei due articoli, divenuti ormai documenti storici, entrambi corredati dalla foto di Karim Agha Khan mentre poneva la prima pietra del «villaggio che trasformerà la più desolata marina dell’isola in un ritrovo internazionale di miliardari» è specificato nel sommario de La Stampa. Aggiungendo: «Nulla dovrà essere alterato, di quella selvaggia bellezza e di quelle tradizioni secolari: pescatori autentici vivranno in mezzo ai ricchi ospiti di ogni paese, in casette di puro stile sardo». Sessant’anni sono trascorsi e più di “qualcosa” è cambiato, in quella che è una delle mete più esclusive del mondo.

Ma facciamo un passo indietro. Alla fine degli anni Cinquanta John Duncan Miller, un importante finanziere inglese, dopo essersi innamorato dei colori e della bellezza selvaggia della Gallura, ne parlò nei circoli finanziari londinesi, di cui faceva parte anche l’allora giovanissimo principe Aga Khan. «Arrivai a Porto Cervo con quattro o cinque amici, su una barca di dodici metri. Non c’era niente. Fu la prima volta che vidi la Costa Smeralda durante l’estate. Volevo vedere un piccolo terreno che avevo comprato», raccontò il principe qualche tempo dopo in una delle sue prime interviste italiane. Furono sei i soci fondatori che il 14 marzo 1962 a Olbia, davanti al notaio Mario Altea, diedero vita al Consorzio Costa Smeralda: oltre all’Aga Khan e a Miller, si unirono al sogno smeraldino Patrick Guinnes, Felix Bigio, Andrè Ardoin e René Podbielski. Ma il primo atto ufficiale risale al settembre 1961, quando l’Aga Khan, Giuseppe Mentasti (patron della San Pellegrino) e gli altri soci firmarono una lettera d’intenti, scritta interamente a mano, che fissava le norme di comportamento che si erano dati. Con quel documento si impegnarono a urbanizzare i terreni già acquistati «tra Olbia e Punta Battistoni» dividendo i costi in proporzione e decidendo le modalità per procedere. Oggi, quei 55 km di costa nel nord-est della Sardegna, appartenenti al Comune di Arzachena, rappresentano una delle destinazioni turistiche più note al mondo. Presto, assieme ai primi hotel di lusso, partirono i lavori per la costruzione di strade, banchine nel porto, aeroporto – si cominciò con una pista in terra battuta e la nascita della compagnia aerea Alisarda per il trasporto dei primi clienti -, il campo da golf, l’eliporto, il centro medico, il cantiere navale per il rimessaggio degli yacht, la chiesa Stella Maris e il servizio di vigilanza. Tra i primi edifici a vedere la luce fu l’hotel Cala di Volpe, considerato uno degli alberghi più belli del mondo e progettato dall’archistar  Jacques Couëlle.

Torniamo quindi al 1962, anno in cui si formalizzano gli atti e si completò il primo lotto di lavori a Baia Sardinia. Era ancora molto difficile farsi un’idea della trasformazione che piano piano avrebbe subito il litorale di Arzachena, che all’epoca contava meno di 2.500 abitanti in paese e un migliaio nelle campagne. «Pastori, fino a ieri assistiti dalla carità pubblica, hanno in banca centinaia di milioni; in pochi giorni sono passati dall’asinello all’automobile» precisa La Stampa.

Ci vorranno ancora un paio d’anni prima che gli obiettivi del Consorzio si comprendano, tra cui quello di eccellere nell’accoglienza. Per accogliere ospiti d’eccezione erano necessari alberghi unici e di lusso, come il Cala di Volpe e il Pitrizza inaugurati tra il 1963 e il 1964, quando si organizzò anche una regata per tagliare il nastro della banchina di Porto Cervo. La nascente Costa Smeralda era già frequentata dalle principali casate nobiliari d’Europa e dal jet-set internazionale, personaggi celebri immortalati dai paparazzi romani che d’estate si trasferivano in Gallura. E fu proprio la pubblicità indiretta sui “rotocalchi” ad accelerare la fama e la scoperta della Sardegna, innescando l’arrivo degli speculatori anche nel resto dell’isola. Negli anni la Costa Smeralda svolse la funzione di apripista: acquisire titoli per volumetrie da realizzare nel tempo fu il programma dell’Aga Khan fin da quando “prestò” il suo progettista al Comune di Arzachena per redigere il piano urbanistico. La Costa Smeralda si ritagliò una parte di primo piano nella potente iconografia anni Sessanta. Il modello ideato dal principe fu in grado di convincere e percepito dalla politica come replicabile. Un’idea che influenzò il mondo dei sardi in modo imprevedibile anche sul piano estetico. Ne scaturì un florilegio di facsimile dappertutto; Costa Smeralda, icona pop, è stata fonte di ispirazione: per i vacanzieri continentali e per i sardi residenti anche a distanza e pronti a volersi sentire turisti tutto l’anno. E da allora sono trascorsi sessanta, indimenticabili anni.

Sibilla Panfili

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