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Una statuetta per Matteo Martari

L’attore è stato premiato a Olbia nel corso del Figari Film Fest: «All’inizio non ci ho creduto, poi mi sono emozionato»

Matteo Martari

La prima volta non si scorda mai. Di certo, Matteo Martari non dimenticherà la sua prima volta a Olbia. Che rappresenta la prima volta in Sardegna («sono imperdonabile, lo so», fa mea culpa l’attore veneto), e il primo riconoscimento della carriera. Perché Martari, classe 1983, a Olbia è venuto a ritirare il Premio Beatrice Bracco come migliore attore dell’anno durante il Figari Film Fest.

Una statuetta importante che l’interprete di numerosi personaggi di successo, dal Luigi Tenco televisivo in Principe libero, dedicato a Fabrizio De André, a Francesco de’ Pazzi nella superproduzione I Medici («ho adorato fare il cattivo», svela), fino al magistrato Diego Buffardi de I bastardi di Pizzofalcone e a L’alligatore, diretto da Daniele Vicari, ha accolto con incredulità. «Quando me l’hanno comunicato, ho pensato che si fossero sbagliati», spiega. «Poi, però, mi sono emozionato».

Ma non solo. «Ricevere un premio significa che qualcuno riconosce che quello che hai fatto è piaciuto, ed è un incredibile incentivo ad andare avanti. Anche se a me, di mollare», confessa, «non è mai passato per la testa». Nella recitazione come nella vita. «Non fa parte di me, sebbene talvolta», dice l’attore, «sarebbe meglio lasciar stare». Dal debutto nel 2014 sul set della serie web Under all’ultimo film, «Il giorno e la notte», esperimento di cinema a distanza girato in smart working durante il lockdown e uscito il 22 giugno per la regia di Vicari, un po’ di acqua sotto i ponti è passata.

«Mia madre mi ha raccontato che da piccolo, durante le vacanze, scrivevo delle cose e le mettevo in scena: poveri genitori, costretti ad assistere ai miei spettacoli», se la ride Martari. Che al di là di una certa precocità attoriale al cinema è arrivato tardi. «Ho fatto mille lavori, dal cameriere al modello, per pagarmi gli studi di recitazione. Lavori manuali», aggiunge l’attore, «che mi hanno permesso di approcciare le professionalità del cinema, le cosiddette maestranze, con grande rispetto». Una parola, “rispetto”, che ricorre spesso nella chiacchierata con lui. E qui casca la Sardegna. «Ho scoperto una terra di una bellezza incredibile, un popolo molto accogliente: in due giorni qualcosa ho visto, ma non vedo l’ora di tornare. Anche perché ho mangiato del cibo straordinario». Non un dettaglio, per Martari. «Mi piace la ricerca dei prodotti, che significa avere cura di se stessi ma, soprattutto, avere rispetto della propria terra. E la Sardegna è una terra straordinaria».

Ilenia Giagnoni

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