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Sulle tracce di Clemente, al Museo Nazionale di Sassari 

C’è tempo fino al 18 giugno per scoprire un patrimonio culturale che rispecchia il cuore della Sardegna

Sulle tracce di Clemente

A Sassari ci sono molte strade da percorrere, ma dal 18 giugno scorso se n’è aggiunta un’altra che punta dritto verso la storia. Si tratta della mostra ideata da Antonio Marras Sulle tracce di Clemente, in programma al Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico Giovanni Antonio Sanna” di Sassari. Nella Sezione Etnografica è stato immaginato uno spazio dove poter inserire una parte significativa del patrimonio storico regionale. La Sardegna è del resto un melting pot di culture che hanno abbracciato questa terra millenaria. E questo museo è pronto a spiegarlo non a parole, ma attraverso abiti, vestiti, gioielli, manufatti, reperti e opere che vanno dall’arte moderna a quella contemporanea, instaurando un dialogo costruttivo con le tradizioni di ogni epoca. In più questo allestimento va a coincidere con la nuova apertura della Sala Clemente del Museo. Un’occasione perfetta per coinvolgere lo stilista Antonio Marras in un lavoro, come sostiene il Direttore della Direzione regionale Musei Sardegna Francesco Muscolino, «che si presenta come una lettura originale dei reperti e degli oggetti, i quali, in un allestimento di grande impatto emotivo, rivivono una nuova contemporaneità».

La mostra di Sassari di Antonio Marras

Lidea della mostra Sulle tracce di Clemente nasce dall’intento di promuovere il capitale presente nel museo Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, a cominciare dalla donazione del cavaliere Gavino Clemente. «La collezione etnografica del Museo non è solo la più antica della Sardegna ma anche una delle più ricche dellisola per quantità e varietà di reperti» afferma la direttrice Elisabetta Grassi. «Fatti salvi i criteri museografici e le necessità legate alla ottimale conservazione dei materiali, Marras ha avuto mano libera nel valorizzare i reperti».

Lo stilista ha scelto di puntare sull’identità della Sardegna, cercando attorno alle diverse influenze che dal Mediterraneo si sono diffuse fino all’entroterra. «Da sempre mi attrae il linguaggio poetico, il lavoro del poeta. – sostiene Marras – Rifiuta le regole, viola i codici, libera tutti i sensi e dà voce allinesprimibile. Tessuto e testo rimandano entrambi a una origine comune: tessere, intrecciare. Entrambi sono il risultato di intrecci: il tessuto, di fili di lana o cotone; la poesia, di parole. Sento molto vicino lo scarto linguistico, lo scarto dalla norma grammaticale, la devianza dalla lingua quotidiana, luso libero e personale delle parole, scelte, combinate, accostate in modo inconsueto. In modo da creare giochi di ossimori insospettati. Ed è questo lapproccio verso lallestimento del padiglione Clemente».

La mostra sotto questo aspetto vuole essere un punto di riferimento e di confronto tra le diverse culture, affermando con forza «il diritto a difendere e salvaguardare la propria identità e valorizzare la diversità come fattore di ricchezza e patrimonio da custodire».

Riccardo Lo Re

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