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Spiriti e dei nella Sardegna preistorica

È il nuovo libro della casa editrice Delfino che Giorgio Murru presenta a Palazzo Aymerich, sede del Mehnir Museum

Spiriti e dei nella Sardegna preistorica

«Mi appassiona il percorso, – dice Giorgio Murru, alla vigilia della presentazione del libro – cercando di cogliere nelle pieghe della storiografia, dell’archeologia e dell’antropologia quanto è rimasto di questo straordinario patrimonio nella Sardegna e nei sardi di oggi.»

Dalla Museo della Statuaria Preistorica la direzione scientifica di Giorgio Murru non si arresta alla sola isola. Già impegnato di rcente in importanti scambi con il Museo Nazionale della Svizzera o con l’area archeologica della Valle d’Aosta, il suo impegno si esprime oggi nel nuovo libro Spiriti e dei nella Sardegna preistorica.

Ci informa di quanto per millenni la Sardegna sia stato il più grande laboratorio culturale del Mediterraneo occidentale, la fucina più creativa di princìpi originari della Civiltà Nuragica, col nuraghe alla base della storia dell’arte e dell’architettura, con una premessa indispensabile per comprendere appieno il senso di quest’opera: “Le genti dell’isola da un lato assorbivano le novità portate dal mare mentre dall’altra custodivano gelosamente le loro credenze, gli usi, i costumi. Ma il momento che fotografa questa condizione è il Neolitico Finale, all’alba del IV millennio prima di Cristo, in quella che in Sardegna è nota come Cultura di Ozieri, la prima espressione culturale radicata in tutto il territorio, dalle coste alle regioni più interne del Gennargentu. In questo periodo particolarmente florido per la Sardegna hanno convissuto due modi distinti di intendere la vita e la religione, o forse è meglio dire di esprimerle, e tra questi il mistero della vita ultraterrena. Il primo è tradizionalmente legato al culto della Grande Madre e si manifesta in maniera evidente attraverso le domus de janas, oltre 3.500 grotticelle artificiali disseminate in tutta l’isola. L’altro è il nuovo verbo, il megalitismo, l’essenza del costruire con grossi massi, dell’innalzare blocchi di pietra di forma allungata verso il cielo. Testimoni di questo rinnovamento, sono i 1.200 menhir finora censiti e gli oltre 100 dolmens localizzati principalmente nella Sardegna centro settentrionale.”

Il mehnir si staglia come essenza e simbolo della visione di un popolo. “Sarà il megalitismo a imporsi dopo momenti d’incontro tra i due fenomeni e a far proprie le fondamenta delle antiche credenze, mutuando le rappresentazioni artistiche espresse nelle domus de janas come la simbologia e il colore e trasferendola quali attributi distintivi, agli Dei di pietra, ormai immortalati nelle oltre 400 statue finora note, scolpite durante la prima metà del terzo millennio.”

Risulta fondamentale in quest’opera oltrepassare i lati oscuri della ricerca, provare immersioni tra “il tanto non scandagliato”.

Mentre la dedica che precede il contenuto sovrascrive il concetto di un’archeologia più viva che mai.

“Ai sardi di ieri, ai Padri e alle Madri

che con orgoglio e fierezza

ci hanno tramandato questo

straordinario patrimonio.

A noi, sardi di oggi, affinché

consapevoli di tanta grandezza,

sappiamo custodirlo e proteggerlo

per lasciarlo in dote ai sardi di domani.”

Anna Maria Turra

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