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Sonaggios, il documentario di Pietro Mereu a Tonara

La Sardegna meta del cinema. Al centro una delle tradizioni regionali, i sonaggios, raccontati dal regista Pietro Mereu

Pietro Mereu Sonaggios

In Sardegna crescono i set cinematografici. Dopo Dall’interno, il nuovo film di Leonardo Di Costanzo (le cui riprese sono ora in corso a Sassari), a Tonara i riflettori si accendono attorno ai Sonaggios. È questo il titolo del documentario di Pietro Mereu. Ed è l’oggetto su cui la macchina da presa si focalizzerà lungo il suo cammino. La scelta di mostrare Tonara, uno dei piccoli borghi che costellano  l’intera Barbagia, è dovuta dal suono di questa campana. Il solo tocco riesce a raccontare un pezzo di tradizione della Sardegna, che rischia di scomparire se non si è in grado di preservarla nel migliore dei modi.

Le famiglie Floris e Sulis

Il focus sui sonaggios non è il solo di questo film. Pietro Mereu è voluto partire   dai suoi produttori, Da questo paese sono due le famiglie che continuano a creare questi oggetti divenuti un simbolo per questa regione. Si tratta dei Floris e dei Sullis. «Ho incontrato la famiglia Floris tre anni fa – afferma il regista – ho la fortuna di poter raccontare molte storie sulla mia terra e le mie radici, ma quella dei ‘Sonaggios’ ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore. Per questo sentivo l’urgenza di raccontarla al mondo».

Il suono del passato, la visione del presente

Non è facile tramandare una tradizione, soprattutto in un’epoca in cui, accogliendo la modernità, si rischia di abbandonare le proprie radici. «L’urgenza» di Mereu non è solo di imprimerla in un’immagine, con un tentativo (spesso maldestro) di ricordarsi dei bei tempi andati. Non è questo il caso. Il documentario vuole anche portarci verso il presente, descrivendo le soluzioni adottate dai protagonisti per portare avanti la cultura del Sonaggios. «Nonostante le enormi difficoltà, – conclude il regista – le due famiglie non hanno tradito le vecchie tradizioni per abbracciare nuovi modelli produttivi per me rappresentano ciò che ammiro di più: determinazione, passione e la voglia incrollabile di creare un lascito duraturo, che va oltre se stessi».

Sonaggios, dai pastori ai mamuthones

Esistono vari modi per trasmettere una cultura che parte da lontano. La prima è usando un linguaggio che, utilizzando le radici di una tradizione, provochi un’emozione. Il più recente è stato la serie Ischidados (qui l’intervista all’attrice Gledis Cinque), scritta da Igor De Luigi e diretta da Eugenio Villani. In questo racconto ci sono loro, i Mamuthones, che indossavano proprio questi particolari campanari sardi. Il loro suono andava a regolare il ritmo e il passo di queste figure inquietanti durante la processione al Carnevale in Mamoiada.

Nel caso della serie si è cercato si raccontare questa maschera tipica della Sardegna in chiave horror; un genere prolifico nel cinema italiano degli anni ’70 e ’80, e che in questi anni si sta tentando di riportarlo al centro della produzione cinematografica e seriale in Italia, con prodotti sperimentali e ben strutturati.

Sebbene i riti rappresentino uno dei lati più suggestivi della Sardegna, i Sonaggios venivano usati principalmente dai pastori per il pascolo. Le pecore con al collo questi oggetti si potevano riconoscere, ma avevano una fusione di allerta nel caso in cui avvenisse un furto di bestiame. Da essere un elemento di prestigio nella cultura agro-pastorale, nel tempo è diventato uno strumento musicale, usato dal batterista newyorchese Kenny Wollesen. Ed è proprio la musica, insieme alle illustrazioni di Carolina Melis, ad essere uno dei aspetti di innovazione di questo documentario, arricchito dal tocco del compositore Emanuele Contis e del jazzista Gavino Murgia.   

Il cast

Per il comparto tecnico Pietro Mereu ha deciso di affidarsi ad altri artigiani, in questo caso del cinema: il direttore della fotografia Samir Ljuma, (Honeyland) e la montatrice Lila Place, che ha coloranti con diversi autori come Spike Lee e Woody Allen. Il film sarà prodotto da Velvet Cut e distribuito da I Wonder Pictures, con il supporto della Sardegna Film Commission.

Riccardo Lo Re

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